LILIA CARLOTA LORENZO.
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IL CAPPOTTO DELLA MACELLAIA.
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2016 Mondadori Libri, Milano.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il libro.
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Palo Santo, un paese apparentemente innocuo della pampa argentina. Duecentosette abitanti,
tutti si conoscono tra loro. I pettegolezzi corrono pi veloci dell'incessante vento che annuncia l'arrivo
della tormenta.
Mentre la sarta continua a cucire e scucire il cappotto per la figlia della macellaia, che a forza di
ingozzarsi di paste con la panna non fa che ingrassare, si consuma un insolito e inquietante omicidio e
una serie di fatti strani cominciano ad accadere.
Quale orribile scena ha visto il bambino della sarta nella cucina della bellissima merciaia
Solimana al punto di scappare terrorizzato ogni volta che la vede? Perch lei attira gli uomini del paese
a casa sua? E che inconfessabile segreto custodisce Marcantonia, la sorella ritardata di Solimana?
Ne sa qualcosa la bizzarra telefonista, che non si fa vedere da nessuno, ma ascolta le telefonate
di tutti annotandole in un quaderno. E ancora di pi ne sa Zotikos, immigrato greco in pensione, che
dietro la toppa della sua porta tiene sott'occhio l'intero paese...
Dopo il grandissimo successo in digitale ottenuto grazie al self-publishing, Il cappotto della
macellaia arriva finalmente in libreria in una versione corretta e rivista.
Lilia Carlota Lorenzo porta in Italia il carattere pi autentico dell'America Latina. Fonde le
atmosfere magiche e i colori di Gabriel Garca Mrquez e la passione malinconica del tango di Gardel
per creare una propria voce: ironica, indolente, sboccata e sanguigna. Ci regala personaggi
indimenticabili dalla scorza durissima, situazioni crude e surreali che ricordano quelle dei film dei
fratelli Coen e ci fa sentire come gli abitanti di Palo Santo, ancorati a un mondo che sembrerebbe non
esistere pi, che ha una sola strada battuta lungo la ferrovia e dal quale non vorremmo pi andarcene...
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L'autrice.
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Mi chiamo Lilia Carlota Lorenzo, sono argentina. Ho una laurea in architettura che mi 
servita solo per fare bella figura.
Adoro l'ozio, ma non  colpa mia se sono nata in Sudamerica. Nella mia vita ho cambiato
trentatr indirizzi, fatto i mestieri pi disparati, vissuto in alberghi di lusso, topaie di infima categoria,
belle case borghesi.
Ho frequentato gli indios del Chaco ma anche gli smorfiosi radical chic europei. Questo mi ha
molto arricchita.
Adesso non esco pi di casa, e ho solo amici virtuali. Di tutti i mestieri che ho fatto, scrivere 
senza dubbio il pi divertente: niente male come compagno della vecchiaia che si avvicina.
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Il cappotto della macellaia.
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dedica:
A mia madre e a mia nonna,
che mi hanno raccontato i fatti.
Il paese, l'assassinio, la sarta, il macellaio
e il cappotto sono veramente esistiti.
Il resto  frutto della mia immaginazione.
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Il fatto.
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L'alba di gioved 7 ottobre 1943, in un paese sperduto delle pampas argentine, fu ucciso un uomo.
La verit non venne mai a galla: i morti non parlano, gli assassini non si autoaccusano, l'unico
testimone non disse nulla perch era il vero colpevole.
Palo Santo, un paese apparentemente innocuo...
Palo Santo si trova in mezzo alla pampa, distesa piatta e noiosa come pochi posti al mondo. Ha
una sola strada di terra battuta che costeggia la ferrovia. Da un lato s'innalza il lindo edificio della
stazione, fatto dagli inglesi, come d'altronde tutta la rete ferroviaria che attraversa il Paese. Tracciato
che, questo va detto, soddisfaceva pi che altro il comodo degli inglesi stessi. Di fronte alla stazione si
stendono gli unici otto isolati che compongono il paese, con una media di cinque case ciascuno. Poi,
sparpagliati un po' qua un po' l, i soliti ranchos abitati dai soliti poveracci.
Tranne i 207 residenti del paese, gli agricoltori e gli allevatori di bestiame che vengono a far la
spesa una volta alla settimana, nessuno ha mai sentito nominare Palo Santo. Questo non impedisce agli
abitanti di sentirsi come se vivessero nell'ombelico del mondo. Non se ne andrebbero mai e, se fosse
necessario, molti di loro sacrificherebbero mogli, mariti, genitori e figli per evitarlo.
La signora Fernndez, sarta di Palo Santo, donna insignificante e
insoddisfatta della vita
(I principali personaggi di questa brutta faccenda, gente semplice, ma non  detto...)
La signora Fernndez  nata Tomasetto  di anni quarantatr, altezza un metro e cinquantotto,
piuttosto insignificante e insoddisfatta della vita, si era alzata, come tutte le mattine, alle sei meno un
quarto. Quando era uscita nel cortile per accendere il braciere, era ancora buio e soffiava un vento
gelido che tagliava la faccia. Nella ciotola del cane l'acqua aveva formato una sottile lastra di ghiaccio.
Da tre giorni soffiava il pampero, e quando soffiava il pampero la signora Fernndez aveva i nervi a
fior di pelle. Una volta assicuratasi che il braciere funzionasse correttamente  hai voglia poi a sentire
le clienti che si lamentano dell'odore di fumo , lo port nella cameretta adibita al cucito, precisamente
sotto la macchina da cucire. La signora Fernndez aveva sempre i piedi gelati.
Oggi doveva sbrigarsi. Dopo pranzo sarebbe venuta la macellaia  era la maestra, ma in paese
tutti la chiamavano la macellaia  con quel cesso di sua figlia a provarsi il cappotto. Era la terza prova.
A quella non andava mai bene niente. E le cose non andavano bene perch, fra una prova e l'altra, quel
bidone della figlia continuava a ingrassare. Per forza, mangiava come una fogna dalla mattina alla sera.
Cos, monta e smonta, quel maledetto cappotto non sarebbe mai stato finito. Quella credeva di essere
chiss chi perch era la direttrice della scuola.
Direttrice, segretaria e maestra. Per forza, era l'unica. Chi veniva in un posto simile? Per carit,
lei sarebbe morta se avesse dovuto lasciarlo, ma la gente di fuori non ce la portavi manco a rimorchio.
La vita non era giusta. Non era giusto che quella vipera avesse un marito coi fiocchi: bello,
bravo, di compagnia, e chiss che maschio a letto. In pi, lavoratore, non come quel buono a nulla che
si era trovata lei. Vabb, lasciamo stare perch mi rovino lo stomaco.
La macellaia voleva assottigliare la figura di sua figlia. Che la metta per terra e le faccia
passare sopra un panzer, cos la assottiglia per sempre. Con quelle due tette da mucca in allattamento
cosa vuole assottigliare?
Alle sette, la signora Fernndez sent che si alzava suo marito. Adesso andava a pisciare e le
lasciava il cesso pieno di schizzi che manco puliva, come se portasse a casa chiss che stipendio. Per
dirla tutta, lo aveva sposato perch lei non era mai stata una gran bellezza. Piccola e proporzionata,
quello s, ma la faccia era quella che era. In pi, con il cucito si era guastata la vista e adesso doveva
portare due culi di bottiglia davanti agli occhi.
A quell'epoca aveva oltrepassato la trentina. Cosa vuoi, un marito non spunta dalla notte alla
mattina come un fungo. Non che fosse brutto, ma il resto, tutto da buttar via. Se sua madre non si fosse
impuntata, non lo avrebbe sposato. Che poi, manco passato un anno dal matrimonio, quella gi le
diceva: A tuo marito il lavoro non piace mica e questo e quello... No, se fosse stato per lei non lo
avrebbe sposato. Qualche scopata s, quello le era sempre piaciuto. Non ne aveva mai fatto parola con
nessuno e se ne vergognava. Dopotutto, non era colpa sua se era nata con quella disgrazia. E anche
sotto quel profilo non era un granch, suo marito. All'inizio ancora ancora, ma adesso le saltava
addosso una volta ogni dieci giorni. Due colpi e via. Meglio non pensarci.
Meno male che suo suocero aveva un po' di ettari di terreno. Appena morto, vendute le terre e
fatta la divisione dei beni fra la vedova e i due figli, con quei soldi si erano costruiti la casa. Ma suo
marito, lavorare sul serio manco per sogno. E l'accidia era un peccato capitale, ma quello viveva
bestemmiando, capisci che...
Se non fosse stato per il cucito... non voleva pensarci. Lui caccia, capisci, la selvaggina un po'
aiuta ma non basta. E usare la pelliccia per i polsi e per il collo, se non sai conciare la pelle, chi
sopporta la puzza?!
Nemmeno con suo figlio Pepincito aveva avuto fortuna: un bambino imbranato che tutti
prendevano in giro. Doveva ringraziare la vedova Manch: quella stramba di telefonista lo aveva preso
per fare la spesa, malgrado lui gliene combinasse di tutti i colori.
Che vita di merda!
Il signor Andreani, macellaio di Palo Santo, sposato con la maestra,
detta la macellaia
Quando la signora Fernndez si era alzata per accendere il braciere, il signor Andreani  che
abitava due case pi in l  di anni quarantotto, mestiere macellaio e carattere rassegnato, era gi
tornato dal mattatoio con il camioncino pieno.
A lui piaceva quell'ora del giorno o, se si preferisce, della notte, visto che in questo periodo
dell'anno, marted 24 agosto per la precisione, fa ancora buio. Gli piaceva quel silenzio pieno di libert.
Sua moglie e sua figlia dormivano ancora. Non che non amasse sua moglie e non adorasse la sua
Pagnottina. Sarebbe morto senza di loro, ma quell'ora era solo sua, ecco tutto. Scaldava l'acqua per la
seconda bevuta di mate, la prima l'aveva fatta appena alzato. Due o tre mate buttati gi in fretta, pi
che altro per svegliarsi. Poi iniziava a scaricare il camioncino. Non appendeva tutta la carne, solo
quella che gli sarebbe bastata per il mattino. Il resto lo metteva nella ghiacciaia. Poi si accendeva una
sigaretta e sintonizzava la radio su quella stazione che trasmetteva i tango di Gardel. Aveva speso un
occhio della testa nel mulinello Wincharger, che poi aveva piazzato in cima all'eucalipto gigante che
c'era in fondo al cortile, ma adesso la batteria era sempre carica e poteva godersi i tango di Carlos
Gardel.
Carlitos, ormai morto da otto anni! Non ci poteva credere. La gente come lui non dovrebbe
morire mai! Quando ci pensava, gli veniva da piangere.
Malinconico, inizi a canticchiare qualche strofa accompagnando la musica della radio:
Mentira, mentira, yo quise decirle,
las horas que pasan ya no vuelven ms.
Y as mi cario al tuyo enlazado
es slo un fantasma del viejo pasado
que ya no se puede resucitar.a
Questo momento magico finiva alle sette meno dieci, quando doveva portare la colazione a sua
moglie. A letto. L'aveva abituata cos e ormai che poteva fare? Era cambiata, sua moglie, soprattutto di
fisico, perch il carattere era sempre stato quello: di merda. Solo che fino all'uscita della chiesa non lo
aveva tirato fuori. In fondo in fondo, e nemmeno tanto in fondo, sua moglie gli faceva un po' paura.
Mai detto ad anima viva, ma era la verit. Forse il fatto che fosse maestra gli metteva un po' di
soggezione, comunque bastava dirle sempre di s. Qualunque cosa piuttosto che discutere. A lui non
piaceva discutere. Ormai si era abituato. In pi, e questo lo riempiva di orgoglio, sua moglie era una
donna istruita. Escludendo i libri di storia antica del defunto signor Paganini, il padre della merciaia,
sua moglie era l'unica in paese ad avere una libreria con ottantadue libri. O volumi, come diceva lei. In
bella vista c'era El Tesoro de la Juventud. Quei venti volumi con le copertine bord e le scritte dorate
facevano veramente un figurone. Lo aveva comprato per la sua Pagnottina da quel commesso
viaggiatore ormai una vita fa. Peccato che Pagnottina non ne avesse mai aperto un volume. Lui li
sfogliava le domeniche quando pioveva. Quando piove, Palo Santo diventa una pozzanghera unica.
Impossibile uscire, nemmeno per far due passi. Cos andava nel salotto e prendeva un volume a caso.
Gli piaceva molto la sezione chiamata Il Libro dei Perch. Perch la gallina non canta come il gallo?
Perch le papere non si bagnano? Perch l'acqua non si mescola con l'olio? Bello. Peccato che
Pagnottina non lo avesse mai guardato.
Sua figlia non era una gran bellezza. Aveva preso dal nonno materno. Brutto forte, suo suocero.
S, era un po' bruttina la sua Pagnottina, forse per quello le voleva cos bene. Sua moglie adesso era
brutta, grassa soprattutto, ma da giovane non era male. Se l'amava, non avrebbe saputo dirlo, aveva
fatto tutto lei. A quell'epoca studiava da maestra a General Gemes. Lui era solo il garzone nella
macelleria di suo padre. Non avrebbe mai immaginato che una donna cos si potesse interessare a uno
come lui. Poi si erano sposati. Il brutto carattere, o lo aveva sempre avuto, o le si era guastato dopo il
matrimonio. Ingrassare, invece, era ingrassata un po' per volta: A forza di annusare la carne diceva
lei. Che se avesse avuto un marito avvocato, sarebbe rimasta magra. Non voleva contraddirla, ma
magra magra non lo era mai stata. E poi la figlia del macellaio era lei, mica lui. Comunque la lasciava
parlare. Forse era vero che l'odore della carne faceva ingrassare. Nel Libro dei Perch la domanda
Perch ingrassiamo quando annusiamo la carne? non c'era.
L'arrivo del garzone lo riport alla realt. Non gli piaceva questo garzone. L'altro era andato a
fare il militare. Marina. Non poteva rimanere per due anni senza garzone, cos aveva preso il meno
peggio. I creoli  a lui non piaceva dire negri  non avevano voglia di lavorare. Appena avevano due
soldi in tasca, se ne andavano alla bettola e il luned non si presentavano al lavoro. Questo non era
creolo, ma non gli piaceva lo stesso. Bel ragazzo, ma troppo furbo per i suoi gusti. E poi lo aveva visto
parlare con la sua Pagnottina, nemmeno questo gli era piaciuto.
Buongiorno, don Andreani.
Ciao, Miguel ngel.  tutto a posto. Vado a svegliare mia moglie.
Il signor Andreani usc, attravers il cortile ed entr in casa. Inizi a preparare la colazione per
sua moglie, come tutte le mattine a quell'ora da quando si era sposato.
a. Bugie, bugie, io ho voluto dirle, / le ore passate non tornano pi. / E cos il mio amore al tuo
legato /  solo un fantasma del vecchio passato / che mai pi risusciter. (Volvi una noche, testo di
Alfredo Le Pera, musica di Carlos Gardel, 1935.)
Le sorelle Paganini: Solimana e Marcantonia, merciaie di Palo Santo.
Una bella, l'altra con un accentuato ritardo mentale
Quando alle sette del mattino il signor Andreani stava portando la colazione a sua moglie, si era
svegliata la signorina Solimana, di anni quarantacinque  ne dimostrava dieci di meno , bellezza fuori
del comune, peso, altezza e misure giuste.
Di, Marcantonia, svegliati che  ora disse alla sorella, che dormiva in un lettino singolo
accanto al suo bel lettone matrimoniale.
Ho sonno...
Di. Alzati!
Fa freddo...
Se non facesse freddo non ti sveglierei per accendere la stufa. Di, muoviti!
Le sorelle Paganini gestivano la merceria del paese. Solo articoli di ottima qualit. I nomi
bizzarri erano frutto dell'amore smodato per la storia antica che aveva avuto in vita il defunto signor
Paganini. Non potendo avere figli maschi, aveva trasformato al femminile il nome dei suoi eroi. In
realt, del negozio si occupava soltanto Solimana. Marca Antonia, detta Marcantonia per facilitare la
pronuncia, faceva quel che poteva in casa.
Marcantonia, di anni trentotto, zitella come sua sorella, corpo informe, sguardo bovino e capelli
radi, si alz controvoglia e rimase seduta sulla sponda del letto.
Ti vuoi muovere, s o no?!
Marcantonia mise il piede sinistro nella ciabatta destra, il piede destro nella ciabatta sinistra. Si
alz e cadde per terra.
Maledizione! Non  vita, questa si lament Solimana. Marcantonia era la sua croce. Portarsi
dietro una minorata non era facile. Lasci contrariata le lenzuola calde, aiut la sorella ad alzarsi.
Accendi la cucina economica e metti l'acqua a scaldare, che devo farmi il bagno. Torn a letto,
s'infil di nuovo fra le lenzuola e prese il Para Ti che era sul comodino. Inizi a sfogliarlo. Aveva
visto un modellino che le piaceva. Voleva mostrarlo alla sarta. Era una ladra, ma l'unica decente. Con
quello scansafatiche di marito, per forza doveva alzare i prezzi. Le venne in mente quello stupido
bambino che aveva per figlio. Quando la trovava per strada, scappava terrorizzato. Meglio, cos teneva
la bocca chiusa.
Da quando era capitata quella cosa, non veniva pi nel negozio. Su quel fronte poteva stare
tranquilla. S, spaventarlo ogni tanto non guastava. Comunque non era rassicurante essere nelle mani di
un ragazzino...
Al matrimonio mancava ancora, ma non le piaceva fare le cose di corsa. Altrimenti si sarebbe
messa il tailleur blu. Un tailleur va sempre bene. Gi glielo avevano visto, ma chi se ne frega.
All'improvviso si sent un gran fracasso provenire dal cortile. Marcantonia. Che cosa stava
facendo nel cortile con quel freddo?
Quella mattina era iniziata proprio male. Inutile restare a rigirarsi nel letto. Rassegnata, si alz.
Si tolse con cura la retina che metteva ogni sera per non rovinarsi la pettinatura. Dalla parrucchiera
andava solo il sabato, per forza, lei nel negozio  non le piaceva dire merceria  praticava il sabato
inglese. Si infil la soffice vestaglia porpora che profumava di gelsomino  il sabato lavava anche
quella  e si incammin verso la cucina a passo svelto.
Con la cucina economica Marcantonia se l'era cavata. Il pentolone con l'acqua e il bollitore per
il caff erano sulla stufa accesa. A volte metteva la pentola con l'acqua e si dimenticava di accenderla.
A volte accendeva la cucina economica, ma ci metteva sopra la pentola vuota.
Sua sorella era uscita lasciando la porta del retro aperta. Con quel freddo! Che cosa stava
facendo fuori, quel progetto mal riuscito? Sent un rumore che proveniva dallo sgabuzzino. Ecco
dov'era!
Cosa ci fai nello sgabuzzino, me lo vuoi dire? Non era la prima volta che trovava sua sorella
nello sgabuzzino.
Niente, faccio io. Vai via, vai via, vai via!
Quando Marcantonia ripeteva tre volte la stessa frase, voleva dire guai.
Guard l'ora, otto meno venticinque. Marcantonia, l'acqua  calda. Molla l e vieni a riempire
la tinozza, che faccio tardi. Poi prepara la colazione e non leccare niente.
Tutti i giorni la stessa storia. Si ferm un attimo aspettando che tornasse.
Niente.
Marcantonia!
Silenzio.
Maledicendo la sua sorte, decise di andare a vedere che cosa stesse facendo. Sent un brivido
lungo la schiena. Marcantonia, sguardo folle e vanga in mano, la fissava con odio. Che cosa pensi di
fare con quella vanga in mano, me lo vuoi dire?
Vai via, vai via, vai via.
Solimana si avvicin cercando di toglierle la vanga. Marcantonia opponeva resistenza. Il suo
sguardo bovino era diventato cattivo. Aveva acceso la candela. La fiamma mossa dal vento dava al suo
viso un aspetto da pazza.
Dannazione! Dammi questa maledetta vanga e vai dentro, o chiamo la mamma.
No! La mamma no!
Marcantonia moll la presa e scapp dentro. Solimana raccolse la vanga, la appoggi alla
parete, poi vide lo scaffale metallico per terra. Ecco il rumore! Le cose che c'erano sopra si erano
sparpagliate sul pavimento. Adesso non aveva tempo di mettere a posto. Spense la candela con un
soffio e usc.
Entr in casa. Chiuse bene la porta per non lasciare scappare quel poco di caldo che c'era. Non
le piaceva spaventare sua sorella con la mamma, ma quando si intestardiva era l'unico modo.
Frattanto Marcantonia si era data da fare: aveva riempito la tinozza e messo la biancheria sulla
sedia assieme all'asciugamano, cose che solitamente doveva farsi ripetere tre volte. Solimana si tolse la
vestaglia, la camicia da notte  non usava altro per dormire  e si immerse nella tinozza.
Marcantonia aveva persino fatto la miscela giusta. Non era poi male, spaventarla con la
mamma.
La signora Andreani, detta la macellaia, maestra di Palo Santo
Mentre la signorina Solimana apriva il negozio, la signora Andreani, di anni quarantasei, chili
ottantacinque e brutto carattere  quella mattina pi brutto ancora , era seduta dietro la cattedra a
contemplare i suoi trentaquattro allievi, se per allievi si intendono quelle trentaquattro bestie che
doveva acculturare.
Non uno, e dico non uno di questi animali  in grado di capire qualcosa aveva riferito alla
merciaia proprio il giorno prima, mentre sceglieva dei pettinini con strass per l'acconciatura di sua
figlia, in vista di quel dannato matrimonio. Sua figlia era un'eccezione alla regola. Il proverbio dice:
bella in fasce, brutta in piazza. Quella era nata brutta, e brutta rimaneva. Da chi aveva preso? Lei
adesso era un po' ingrassata  a forza di annusare la carne tutto il santo giorno  ma non era da buttare.
Suo marito era un bell'uomo, altrimenti perch una donna del suo livello avrebbe sposato un simile
morto di fame? Oltre che brutta, non c'era modo di controllare sua figlia col cibo. Grassa e brutta, non
trover nessuno da sposare. Se almeno si laureasse...
Quella mattina era andata di merda sin dall'inizio. Suo marito le aveva portato la colazione con
il pane del giorno prima. Tornando dal mattatoio, il signore si era dimenticato di prendere il pane
appena sfornato. Il pane del giorno prima faceva schifo. Se fai il panettiere, devi saperlo fare. Invece
no, bastava un giorno perch diventasse duro come una pietra che nemmeno i maiali lo volevano. Suo
marito ultimamente aveva la testa altrove. Doveva scoprirne il motivo.
Reinoso, l'allievo pi difficile della signora Andreani
Reinoso, di anni quattordici, altezza un metro e ottanta, brutto, strabico e figlio di cenciosi,
invece di aver finito la scuola dell'obbligo era ancora in terza elementare. In pi, faceva il furbo.
Reinoso, si alzi in piedi.
E in che cosa dovrei alzarmi, signora maestra?
Questo negro l'ammazzo. Non faccia il furbo e mi guardi in faccia.
La sto guardando in faccia, signora maestra.
Certo, quel negro pidocchioso era pure strabico, e lei una cretina. Doveva soppesare ogni
parola. Reinoso non perdeva la minima opportunit di farla passare per imbecille davanti a tutti. Infatti,
tutti si erano messi a ridere. Si alz, prese la bacchetta e si avvicin al banco di Reinoso con il fermo
proposito di spaccargli come minimo due dita. Da vicino Reinoso era ancora pi brutto, e, da come la
stava guardando con l'occhio buono, si capiva che di bacchettate non ne voleva pi sapere. In ogni
modo, lei doveva uscirne a testa alta, da quella situazione di merda. E anche subito, altrimenti la sua
autorit sarebbe crollata. Reinoso, quanti anni ha?
Quattordici.
Quattordici, signora maestra lo ammon.
Silenzio.
Sa che se volessi potrei mandarla al riformatorio fino a quando ne avr ventuno?
Faccia lei.
Certo che faccio. Per iniziare, vada immediatamente a pulire i gabinetti dei maschi. Voglio che
siano cos puliti da potermici specchiare. Sono stata chiara?
Reinoso si prese tutto il tempo necessario prima di muoversi, poi usc dall'aula strisciando i
piedi. La maestra si avvicin alla porta per assicurarsi che venisse eseguita la punizione inflitta. Fu
allora che Reinoso si gir, la guard in faccia e piant una scoreggia fenomenale. La signora Andreani
fece finta di non aver sentito. Pregava che soprattutto non l'avessero sentita gli allievi. Quei bastardi
erano stranamente silenziosi.
Per il momento la sua autorit era in salvo, ma doveva stare attenta, Reinoso non era pi un
bambino e di bacchettate  glielo aveva fatto capire persino con l'occhio strabico  non ne voleva pi
sapere. S, con Reinoso doveva andarci piano. Prima o poi quel negro schifoso le avrebbe mollato un
pugno, se lo sentiva. Doveva andarci piano, ma senza farglielo capire, altrimenti sarebbe stato
peggio.Quella era proprio una giornata di merda, e non era ancora finita. Nel pomeriggio doveva
portare sua figlia dalla sarta a provarsi il cappotto. Solo a pensarci le veniva il prurito.
Quindici minuti dopo, la signora Andreani decise di dare un'occhiata ai gabinetti maschili.
Ognuno finisca il suo compito in silenzio. Torno subito.
Prese la bacchetta  non si sa mai  e usc dalla classe. Attravers il cortile verso i gabinetti dei
maschi. Aguzz l'orecchio. Non si sentiva rumore d'acqua, n sbattere il secchio. Strano. Cosa stava
facendo quell'imbecille? Apr la porta. Non c'era nessuno. Che avesse capito male e fosse andato a
pulire i gabinetti delle femmine?
Attravers di nuovo il cortile. Appena apr la porta, sent la puzza. Per terra, in mezzo al
corridoio, c'era un bel mucchietto di merda fumante appena fatta.
Di Reinoso, manco l'ombra.
La vedova Manch, telefonista di Palo Santo, una stramba
cinquantenne che non vuole farsi vedere da nessuno
Tornando indietro con l'orologio di qualche ora, per la precisione quando la signorina Solimana
si era svegliata, e il signor Andreani portava la colazione a sua moglie, la vedova Manch, di anni
cinquantaquattro, chili quarantotto, e felicemente impiegata nell'azienda telefonica, si apprestava a fare
colazione indossando la sua vestaglia blu elettrico che adorava. Era molto concentrata sulle tostadas
che stavano abbrustolendo dolcemente sul fuoco. Quelle sei fette di pane stavano alla vedova Manch
come un cospicuo conto in banca a un commerciante avaro. Solo quando avessero acquisito la tostatura
desiderata, n un minuto prima n uno dopo, avrebbe aperto la finestra per prendere il burro dal
davanzale.
La vedova Manch era sana come un pesce, aveva un appetito invidiabile, mangiava per due,
non era mai andata dal medico n pensava di andarci. Ringraziava Dio  non poteva soffrire la
Madonna  per averle concesso una vita cos bella. Gli chiedeva solo di fargliela durare il pi a lungo
possibile. Della sua vita non avrebbe cambiato niente. Voleva soltanto continuare a lavorare senza
muoversi da casa. Tutto il giorno in vestaglia senza farsi vedere da nessuno. Della gente le interessava
solo ascoltare le conversazioni. Era convinta di avere trovato il modo di farlo senza che nessuno se ne
accorgesse. L'unica seccatura erano i rompiscatole che venivano a telefonare dalla cabina pubblica, ma
anche quel problema era stato risolto. In un primo momento aveva pensato a una tendina per dividere
l'ufficio, ma una tendina basta alzarla e ti ritrovi il rompiscatole davanti. Le cose si fanno bene o non si
fanno. Aveva preso un po' dei soldi che teneva da parte e ordinato a un falegname di General Gemes
 in paese avrebbe dato motivo di pettegolezzo  di costruirle un bel spar con il quale custodire la sua
vita privata. Alto due metri, in modo che nessuno potesse sbirciare da sopra. Quando sentiva la
scampanellata della porta, diceva: Si accomodi, e il rompiscatole s'infilava nella cabina.
Ci aveva messo un po' a far capire all'utenza che per richiedere il numero non era necessario
rivolgersi a lei personalmente, bastava alzare la cornetta del telefono che c'era nella cabina e
sollecitarlo attraverso la linea. Poi, fare la stessa cosa per sapere l'ammontare della telefonata. Per
pagare era sufficiente lasciare i soldi accanto al telefono.
C'era per la faccenda del resto. Se per caso l'utente non ci arrivava con i soldi e la differenza
era poca  mica puoi sapere a priori quanto vorrai o dovrai parlare  lei ci rimetteva volentieri.
Altrimenti mandava il figlio della sarta, il suo tuttofare di fiducia, a prendere o restituire il resto a
domicilio. Man mano che l'utenza cap la musica, non port pi banconote di grosso taglio. La gente la
si deve abituare. Tutto l. Cos era finita la seccatura di farsi vedere. Poteva rimanere tranquillamente in
vestaglia d'inverno, e in mutande e reggiseno d'estate. Peccato che ci fossero solo sette abbonati. Ma
sette abbonati non voleva dire sette persone, bens sette famiglie. In questo modo si poteva arrivare alla
ventina di persone. Inoltre c'erano quelli, cio la maggioranza, che non avendo il telefono chiedevano
una cortesia  solo in casi di urgenza  ai vicini abbonati. Che poi quelle erano le telefonate pi
interessanti perch annunciavano morti o malattie, mal che andasse nascite, battesimi e matrimoni.
Le cose pi stuzzicanti le aveva ascoltate verso le cinque del pomeriggio, quando la gente si
annoia e alza la cornetta per ammazzare il tempo. Una delizia! In pi, oltre alle persone che parlavano
al telefono, c'erano quelle che erano nominate nelle conversazioni, cos ne venivano fuori tante belle
storie che potevano continuare per giorni e giorni. Come un romanzo d'appendice, per capirci. La cosa
pi eccitante era che non sapevi quando sarebbe arrivata la prossima puntata, potevano passare giorni,
settimane e persino mesi. Cos, ogni mattina, se la prendeva con le tostadas affondandovi i denti con
forza per mitigare l'ansia che la divorava. E siccome le era capitato che tra una puntata e l'altra
dimenticasse l'andamento del racconto o il nome dei personaggi, aveva mandato il figlio della sarta
all'emporio a comprare un grosso quaderno dove annotava le storie degli abbonati in ordine alfabetico.
Quel ragazzino era stato la sua salvezza. A volte faceva i capricci, ad esempio non c'era modo di farlo
andare dalla signorina Solimana, la merciaia. Non era un problema, lei si arrangiava con la biancheria
che aveva, chi la vedeva poi? Nemmeno metteva pi le calze di seta. Per il freddo comprava quelle
orrende calze spesse che vendevano nell'emporio, dove trovava anche ago e filo. In pi, Pepincito a
volte sbagliava la spesa, comunque sempre meglio di tutta quella sfilata di garzoni a portarti la carne, il
pane, le cibarie, il carbone e via dicendo.
Il caff era salito, le tostadas abbrustolite al punto giusto. La vedova Manch prese il
gigantesco vassoio appartenuto alla sua defunta suocera  lo teneva sempre pronto sul tavolo con una
tazzina pulita e la zuccheriera. Le piaceva lo zucchero, ne metteva tanto. Aggiunse la caffettiera con il
caff bollente, un litro tondo. Il latte caldo, mezzo litro. Prese la marmellata dall'armadietto, apr la
finestra e ritir il burro dal davanzale. Con il vassoio ben guarnito si diresse in ufficio, lo appoggi sul
tavolino messo apposta accanto alla sedia, si sedette, sistem le cuffie sulle orecchie, e inizi
felicemente la sua giornata lavorativa.
Zotikos, detto Tiko, barbiere in pensione di origini greche
Tornando di nuovo indietro con l'orologio, esattamente quindici minuti dopo che la signora
Fernndez si era alzata per accendere il braciere, si era svegliato il signor Zotikos, detto Tiko, di
cognome impronunciabile, origini greche, anni settanta e una gamba fuori uso. Si svegliava sempre alle
sei del mattino senza necessit della sveglia. Non perch fosse un'abitudine rimastagli da quando
lavorava. Niente affatto. Lui, prima delle nove non aveva mai aperto il salone da barbiere. Quando
lavorava, si capisce. Dopo l'incidente non lavorava pi. Campava con la pensione e con i soldi della
vendita del salone.
Era accaduto una mattina. Di colpo si era svegliato, aveva acceso un fiammifero e guardato
l'ora: le sei in punto. Cos da dieci anni. Al principio si era spaventato. Dicono che quando uno si
sveglia da solo sempre alla stessa ora  il diavolo che viene a prenderti, ma ormai erano passati pi di
dieci anni e lui continuava a campare. Da l in poi la sua vita era diventata un tormento  si capisce che
 un guaio svegliarsi alle sei del mattino se non hai niente da fare. Come lo riempi il giorno? La sua
salvezza, del tutto casuale, fu aver preso in affitto quelle due stanze dal macellaio, pi il gabinetto del
cortile che condivideva con il garzone, perch la famiglia aveva un bel bagno di lusso dentro casa. La
moglie si dava tante di quelle arie. Le due stanze si trovavano fra il negozio e la casa del macellaio.
Proprio in mezzo, come il ripieno di un panino. Nella stanza che dava sulla strada aveva sistemato il
letto, in quella che dava sul cortile la cucina, che fungeva anche da sala da pranzo e salotto. Se fosse
venuto qualcuno a trovarlo, avrebbe dovuto farlo passare dalla camera da letto, ma chi veniva da lui!
Nella parete che separava la cucina dalla macelleria c'era una porta. Chiusa a chiave, si capisce.
La chiave l'aveva il macellaio, la toppa era stata otturata con il mastice. Ebbene, proprio quella porta
era stata la sua salvezza.
Quando uno  disperato, inizia a pensare. Lui era disperato sin dalle sei del mattino. Continuare
a girarsi nel letto non ce la faceva. Si capisce che quell'idea gli era venuta proprio per disperazione.
Per tre giorni di fila si era dato da fare per liberare la toppa, valendosi di un ago da materassaio
che, appunto, aveva dimenticato un materassaio nel suo salone, quando ancora lavorava, si capisce.
E perch ci aveva messo tre giorni? Perch lavorava solo quando la famiglia Andreani era a
tavola. Madre e figlia urlavano sempre. Quelle due vivevano litigando per il cibo, e con il casino che
facevano nessuno avrebbe potuto sentirlo mentre trafficava con la toppa. Il mastice era diventato una
pietra perch quella porta era chiusa da una vita, appunto da quando era venuto a viverci l'inquilino
precedente, un tizio morto di vecchiaia.
Ma non aveva faticato invano, la toppa era stata liberata. Soltanto, doveva fare attenzione la
sera, quando aveva la luce accesa, ma bastava lasciare sempre un tovagliolo appeso alla maniglia per
impedire che dalla macelleria si vedesse la toppa illuminata. Cos, quando gli garbava, toglieva il
tovagliolo e voil: poteva vedere tutto quel che accadeva nella macelleria. L'ingresso non rientrava nel
suo campo visivo, per beccava tutto il resto.
Insomma, quella toppa gli aveva cambiato la vita da cos a cos.
Non era mai riuscito a parlare quel maledetto castigliano come si deve. La gente non aveva
pazienza, persino in quel cazzo di posto, come se avesse tante cose da fare! Da quando non lavorava
pi, si era reso conto che la gente lo evitava. Un po' per volta anche lui aveva perso la voglia di parlare,
quindi spiare gli altri senza avere a che fare con loro si era rivelata una cosa molto piacevole.
La felicit della vecchiaia.
E da quella toppa aveva visto tante cose! Peccato che non ci fosse un'altra porta nella parete che
comunicava con la casa del macellaio...
La futura sposa, personaggio secondario senza il cui matrimonio, per,
questa storia non sarebbe accaduta
L'ultima ad alzarsi quella mattina a Palo Santo fu la futura sposa. Mentre accadevano i fatti fin
qua descritti, lei dormiva placidamente sognando il futuro sposo.
Era una bella ragazza incontaminata da ogni male. Simpatica, timida quanto basta, insomma, la
donna ideale da condurre all'altare per poi portarsela a letto. Con una madre cos vigile, era l'unico
modo.
Il 25 settembre si sposava innamorata. Era un matrimonio d'amore. Nessun vantaggio da
nessuna delle parti: entrambi belli, giovani e benestanti. La data delle nozze era stata discussa a lungo.
Lei voleva il 21 settembre, primo giorno di primavera, ma cadeva di marted: n di Venere n di Marte
ci si sposa n si parte. Quello non sarebbe stato un problema, il detto era obbligatorio solo se si riferiva
a venerd o marted 13, tutti per si sposavano di sabato, quindi alla fine si era deciso per sabato 25
settembre.
Al matrimonio, tranne i morti di fame, era stato invitato tutto il paese. I poveracci, com' giusto
che sia, sarebbero andati il giorno dopo a fare le pulizie e, oltre la paga, si sarebbero portati a casa un
po' di avanzi fra quelli pi scadenti, accuratamente scelti dalla madre della sposa.
La pausa pranzo
Nel paese di solo otto isolati e 207 abitanti era arrivata la pausa di mezzogiorno. Il panettiere, il
macellaio e l'emporio  tranne la pompa di benzina annessa che rimaneva sempre aperta  chiusero i
battenti. La scuola aveva chiuso a mezzogiorno, la signorina Solimana, il barbiere e la parrucchiera alla
mezza.
La signora Fernndez d gli ultimi ritocchi al cappotto
La signora Fernndez aveva mandato gi un boccone in fretta e furia. All'una era gi tornata
nella saletta adibita al cucito per ultimare il cappotto. Suo marito era rimasto a tavola aspettando il
rutto. Pepincito, il figlio di entrambi, che ultimamente mangiava poco ed era sempre agitato, disse:
Babbo, mi porti con te a caccia?.
No.
Non faccio rumore, ti giuro.
Oggi no.
Il signor Fernndez si alz da tavola lasciando suo figlio con la faccia compunta.
Piuttosto, aiuta tua madre a sparecchiare.
La mamma non vuole.
Perch?
Dice che spacco tutto.
Ha ragione lo rassicur il padre prima di chiudersi in bagno.
Dalla saletta cucito la signora Fernndez aveva sentito tutto. Prov una punta di amarezza.
Povero piccino! Ultimamente non ne combinava una giusta. Poi dimentic il figlio per chiedersi che
cosa stesse facendo suo marito chiuso in bagno. A chiave, perch aveva sentito il rumore. In bagno suo
marito ci andava il mattino per deporre  lo aveva sentito dire alla macellaia quando parlava dei suoi
problemi di stitichezza. Era una stronza, ma se voleva sapeva esprimersi. Il termine le era piaciuto
subito e adesso lo usava anche lei. Non sai mai come dire quando vai a far quello. Evacuare, sembra
che invece di andare al cesso devi abbandonare la casa; andare di corpo, sa di esercizi marziali;
defecare, poi... si sente la puzza solo a pronunciare la parola. Invece deporre era perfetto, fine, pi che
altro. Quindi suo marito per deporre andava in bagno appena alzato. Durante il giorno, se non pioveva,
pisciava nel cortile. Se era a caccia e gli veniva la voglia, faceva tutto nei campi. Quando pisciava in
bagno  e scoreggiava pure  lasciava sempre la porta aperta. Per lavarsi  d'estate, perch d'inverno
non si lavava  usava la tinozza che c'era nel cortile. Meglio, cos non sporcava il bagno. Non tutti
avevano il bagno dentro casa, anzi, un bagno installato lo avevano solo lei e la macellaia. E lei ce
l'aveva grazie alla buon'anima di suo padre, il miglior muratore dei paraggi. Niente a che vedere con
quello che c'era adesso. Faceva le pareti tutte storte e l'intonaco di cinque centimetri.
A suo marito non piaceva molto lavarsi. Ai gallegos l'acqua non piace molto, cos dicono.
Sempre meglio di suo suocero, quello l'acqua non l'aveva mai frequentata. Lei era italiana. Be', nata
proprio in Italia, no. Concepita. La mamma l'aveva partorita tre mesi dopo l'arrivo. Dovevano andare
in America, loro, quella del Nord, perch anche l'Argentina  l'America, ma all'ultimo momento i suoi
si erano lasciati convincere da un amico ed erano finiti a Buenos Aires. Meglio, perch l'inglese non si
capiva niente. Poi, tutta la famiglia si era trasferita a Palo Santo. Erano gli unici siciliani in paese, gli
altri italiani provenivano dall'Italia centrale o settentrionale. Suo marito, che era gallego, diceva che i
gringos erano tirchi da far schifo. Comunque, che ci faceva suo marito in bagno chiuso a chiave?
Il signor Fernndez, cacciatore di selvaggina in mancanza d'altro,
marito della sarta
Il signor Fermn Fernndez, di anni cinquanta, indomito e poco predisposto al lavoro tranne la
caccia, si era chiuso a chiave in bagno perch nessuno gli rompesse i coglioni. A casa sua, di
rompicoglioni ce n'erano due: sua moglie e suo figlio. Suo figlio lo sistemava con un cazzotto, invece
con sua moglie doveva fare attenzione. Appena apriva bocca, quella tirava fuori la storia del cucito. Se
lei avesse voluto, con la selvaggina ci si poteva arrangiare benissimo. Ma forse meglio cos, altrimenti
la caccia, invece di un piacere, sarebbe diventata un obbligo giornaliero.
Oggi, giusto oggi!, quel deficiente voleva accompagnarlo. Stava fresco. Gli venne in mente la
troia. Solo a pensarci il suo tigrotto gli fece un salutino. Apr l'armadietto. Diede un'occhiata. Cosa ci
faceva sua moglie con tutti quei barattoli? Non era un letterato, ma sapeva leggere. Inizi a guardare le
etichette: crema per le mani, crema per il viso, olio per i capelli... che cosa se ne faceva il cesso di tutte
quelle porcherie? Buttava via i soldi. Prese una bottiglietta. Acqua di colonia al lill. La apr, annus il
contenuto. Questo schifo da checca non me lo metto. Rimise la bottiglietta nell'armadietto. Inizi a
sbottonarsi la camicia. Si annus le ascelle. Puzzavano. Si lev maglione e camicia. La canottiera era
senza maniche, per lavarsi le ascelle non gli dava fastidio. Tutto pulito. Sua moglie lo obbligava a
cambiarsi i vestiti tutti i santi giorni. Obbligava si fa per dire, lui nessuno lo obbligava a fare niente.
Semplicemente quella fanatica gli faceva trovare la roba pulita tutte le mattine sulla sedia vicino al
letto.
Apr il rubinetto del lavandino, prese il sapone, s'insapon le mani. Con la mano destra si
sfreg l'ascella sinistra, con la mano sinistra l'ascella destra. Basta cos. Si chin sul lavandino. Si
risciacqu. Si era bagnato un po' la canottiera. Pazienza. Sopra sono a posto. Adesso sotto. Si tolse i
pantaloni e le mutande, i calzini no. Chi gli guardava i piedi?
Era la prima volta da quando si era sposato che usava quell'attrezzo con il nome francese che
suo suocero aveva fatto portare da Buenos Aires. Lui personalmente non capiva il motivo di tanto
disturbo. Apr il rubinetto. Uno schizzo d'acqua gelata gli bagn la faccia. Merda! Lo chiuse. Decise
di sedercisi sopra. A cavallo, guardando la parete, o seduto come al cesso? A cavallo, cos teneva
d'occhio quel cazzo di getto. Lo apr piano. Perbacco, si gelava! Speriamo che dopo tanto sacrificio la
cosa vada in porto. Accidenti! Il sapone era rimasto nel lavandino. Se si alzava, gli scivolava l'acqua
gi per le gambe e si bagnava i calzini. Non sopportava i calzini bagnati. Si lav senza sapone. Si
asciug. Si rivest. Un ultimo sguardo allo specchio, and verso la porta. Ebbe un ripensamento. Torn
indietro, apr l'armadietto, prese il profumo da checca e si bagn le guance. Alle donne le cose da
checca piacevano. Usc dal bagno. Senza salutare n moglie n figlio, apr la porta del retro, and nello
sgabuzzino, prese il fucile che era appeso a un chiodo, se lo mise a tracolla e attravers il giardino. Era
uno schifo, il giardino. Sua moglie non aveva tempo di occuparsene, lui quelle cose da donnetta non le
faceva.
Invece di tagliare per i campi come sempre, prese la stradina che passava dietro le case,
parallela alla strada principale: un sentiero coperto di erbacce con un marciapiede stretto pieno di
gobbe, dove passava solo qualche gaucho a cavallo ogni tanto. Camminava piano guardando fisso
verso un punto che in linea d'aria poteva trovarsi trecento metri pi avanti, nell'ultimo isolato del
paese. Per la precisione stava guardando il retro della casa delle sorelle Paganini, proprietarie della
merceria. Non era il suo percorso abituale, lo faceva da pochi giorni. Tre per la precisione, da quando
quella troia lo aveva guardato. Il primo giorno era passato per caso. O era il destino, altrimenti perch
avrebbe cambiato strada senza motivo? Il fatto  che la troia si trovava nel cortile. Lo aveva guardato
dritto in faccia (anche pi in basso). Aveva gli occhi buoni, lui, raramente sbagliava un tiro. Era sicuro
che l'aveva fatto apposta. Nessuno guarda in quel modo senza rendersene conto. Poi era sparita dentro
casa.
Il fatto  che da quel momento viveva pensando alla troia. Quello sguardo lo aveva colpito nel
profondo delle viscere. Per la precisione un po' pi sotto, e adesso non ci dormiva la notte. Che fosse
stato un caso? Pass il giorno dopo. Scena identica, anzi peggio, o meglio: la troia si era chinata
lasciando in bella vista le giarrettiere e tutto il resto. Sotto i pantaloni, il tigrotto si era svegliato di
botto. Era stato a questo punto che aveva deciso di lavarsi.
Un giorno al bar aveva sentito dire delle cose strambe riguardo alla merciaia. Lui andava di
rado al bar e non parlava con nessuno, ma da qualche mezza parola aveva capito che a quella piaceva
guardare i maschi nudi o cose cos. Strana, come troia. Il fatto  che da tre giorni viveva col coso duro.
Da lontano non riusciva a vedere il cortile per via di quegli eucalipti del cazzo. Fino all'ultimo
momento non poteva sapere se ci fosse o no. Quando oltrepass gli eucalipti, la troia non c'era.
Si era lavato per niente!
Pagnottina, la figlia ingorda del macellaio
La signora Andreani aveva lasciato la scuola di pessimo umore. Quanto arriv a casa, suo
marito stava apparecchiando la tavola.
Come mai apparecchi tu? Dov' la Gregoria?
Ha dovuto accompagnare sua madre da doa Mara. La vecchia deve farsi curare l'empacho.
Ma non capisci che quella ti prende per il culo?
Mi ha detto che la madre non va in bagno da una settimana, che sta male, che  troppo vecchia
per andarci da sola.
Quando io non ci sono, quella se ne approfitta. Ci mancava anche questa!
La signora Andreani diede un profondo sospiro, poi guard sua figlia, chiamata affettuosamente
Pagnottina dal padre, di anni diciannove, chili ottanta in progressivo aumento, altezza un metro e
sessantaquattro e sei brufoli sulla faccia, due dei quali appena spuntati.
Stravaccata sul sof, Pagnottina stava mangiando una fetta di torta ricolma di panna. Era stato
suo marito a comprare la torta, come se quella ne avesse bisogno. L'aveva nascosta in fondo alla
ghiacciaia, ma ormai non c'era posto dove la figlia non arrivasse. Mangia mangia, cos il marito te lo
trovi su Marte.
Se voglio il marito, ce l'ho gi.
Il signor Andreani rimase con il piatto a mezz'aria. E chi sarebbe questo futuro marito? le
chiese, pensando subito al garzone.
Segreto.
Cara, glielo puoi chiedere tu, visto che in questa casa ormai non conto pi niente?
Ma cosa vuoi che abbia! In ogni caso, chiunque fosse andrebbe bene.
Chiunque no, pens il signor Andreani. Quel morto di fame prendersi il capitale e far infelice la
sua Pagnottina... Mai!
Non sai di qualcuno che possa riempire di botte quello stronzo di Reinoso? gli chiese sua
moglie cambiando discorso.
Di nuovo Reinoso? Che cosa ha combinato oggi?
Faceva il furbo come sempre, l'ho mandato a pulire i cessi dei maschi cos impara. Dopo un
po' vado a controllare. Sparito. Sai cosa ha fatto quel negro schifoso? Mi ha lasciato una bella cagata in
mezzo al corridoio del cesso delle femmine. Prima che il resto della classe se ne accorgesse, ho dovuto
pulire la merda da sola e rivolgendosi alla figlia: Scusa, cara, mi sono dimenticata che stavi
mangiando.
Cara continu a ingozzarsi come se si stesse parlando di ricette.
Quello l'ammazzo! disse il signor Andreani.
Tu non ammazzi nessuno. Devi trovarmi qualcuno che lo riempia di botte. Se non la smette di
fare il furbo, divento pazza, pazza, pazzaaa! e presa da una rabbia che aveva contenuto sin dalle sette
del mattino, quando suo marito le aveva portato il pane duro a colazione, la signora Andreani scoppi
in un pianto isterico.
Non se la sentiva di andare dalla sarta, mandare sua figlia da sola era escluso. Invece di
controllare se il cappotto le andava bene, magari chiedeva alla Fernndez qualcosa da mangiare. Era
gi capitato. Quando la teneva a dieta ferrea, andava a chiedere cibo in giro. Se quella morta di fame
avesse avuto il telefono, l'avrebbe chiamata.
Per la seconda volta diede un profondo sospiro. Stava un po' meglio. Poi guard sua figlia
sdraiata che inghiottiva e cambi idea: Silfide! Puoi alzare il culo e dire alla sarta che oggi non sto
bene? Chiedile se possiamo rimandare la prova a domani.
Silfide, che si era presa un altro pezzo di torta, si limit a rispondere: Manco morta.
La signora Andreani si alz di scatto con il fermo proposito di ammazzarla. Fu fermata dal
marito: Lascia stare, vado io.
Il signor Andreani capiva che sua moglie fosse nervosa, e gli dispiaceva disturbare la sua
Pagnottina, che stava mangiando la terza  che sua moglie pensava fosse la seconda  fetta di torta.
Adesso finisci di apparecchiare. Andrai dopo pranzo.
Il signor Andreani fin di apparecchiare. Serv sua moglie. Chiss se Pagnottina aveva fame
dopo le tre fette di torta. Amore. Tu mangi?
Cosa c'? chiese Pagnottina dal sof.
Lasagne al forno.
S.
La ragazza si alz trascinando i piedi, si sedette a tavola e gli porse il piatto. Sentendosi lo
sguardo di sua moglie addosso, il signor Andreani tagli una porzione discreta.
E che cosa me ne faccio io di questo pezzetto miserabile, me lo dici?
Il signor Andreani rimase in attesa.
Guarda che nemmeno un marziano riuscirai a trovare. Se continui a mangiare, quel cappotto 
se quell'incapace un giorno lo finisce  non ti andr mai bene e al matrimonio, col cappotto vecchio,
col cazzo che ci vai concluse la signora Andreani, dopodich affond la forchetta nella lasagna, come
se fosse la colpevole di quella mattinata infernale.
Il signor Andreani porse a Pagnottina il piatto con quel solo pezzetto miserabile. Finito il
pranzo, la signora Andreani si alz da tavola. Io vado a farmi un riposino. Dopo una giornata come
questa, ne ho proprio bi-so-gno.
Il signor Andreani sparecchi, mise le stoviglie sporche dentro il lavandino e disse:
Pagnottina, non ti preoccupare, faccio tutto io quando torno dalla sarta. Piuttosto, mettiti a studiare.
Non dirmi Pagnottina, e chi si preoccupa?
Pagnottina, che a studiare non ci pensava neanche perch doveva digerire, si alz, fece quattro
passi fino al sof e ci si butt con tutto il peso, adesso leggo un po' la rivista che ha comprato la vacca
all'emporio. Papi, mi passi la rivista che ha comprato la mamma?  sulla credenza.
Il signor Andreani guard sua figlia, le porse la rivista e usc scuotendo la testa.
Prima visita del signor Andreani alla sarta
Quando la signora Fernndez alz distratta lo sguardo dal cucito, il signor Andreani era davanti
a casa sua. Dietro le tende di tulle lui non poteva vederla, ma lei s. Eccome se lo vedeva. Che
bell'uomo! Italiano come lei. Bello. Dolce. Perfetto! Ma cosa fa? Oddio, sta varcando il cancello! Per
una volta che viene, mi trova che sembro una barbona.
La signora Fernndez si alz di scatto e corse in bagno. Che disastro! Acqua dappertutto. Che
cosa voleva dire quel profumo? Suo marito era diventato pazzo, per caso? Mettersi il suo profumo al
lill per andare a caccia?
I suoi pensieri furono interrotti dai colpi alla porta. Maledizione! Se avesse saputo che veniva si
sarebbe messa il vestito nuovo e spalmato un po' di rossetto sulle guance. Si diede uno sguardo veloce
allo specchio. Ma s, io me li tolgo che m'invecchiano, vedo tutto sfumato, ma poi mi abituo.
And ad aprire senza gli occhiali.
Buongiorno, signora Fernndez.
Buongiorno, signor Andreani, ma che piaceeere! Entri, la prego.
La ringrazio, ma sono un po' di corsa. Volevo solo dirle che mia moglie non sta molto bene, e
se invece di oggi pu portare la bambina domani, per la prova.
Chiamare bambina quell'elefante! Quindi aveva lavorato come una negra con solo un boccone
nello stomaco per niente? Non si preoccupi, signor Andreani. Stavo giusto per prendere il caff,
gradisce una tazzina?
La ringrazio, ma dovrei proprio andare.
Dovrei non era devo. La signora Fernndez si aggrapp al modo condizionale del verbo dovere
come una sanguisuga ingorda davanti a un cane depilato. Lo afferr per un braccio e inizi a tirare
verso l'interno fin quando lui non smise di opporre resistenza.
Va bene, ma poi devo andare subito.
Ma certo, signor Andreani. Figurati se ti lascio scappare adesso che sono da sola. Venga,
venga.
Il macellaio la segu rassegnato.
Si sieda, la prego.
La signora Fernndez si apprest a servire il caff. Non era facile senza gli occhiali. Doveva
avvicinarsi agli oggetti quasi fino a sfiorarli con il suo lungo naso: caffettiera, tazzine, cucchiaini,
zuccheriera...
Non centr bene la prima tazzina e macchi la tovaglia. Fu pi cauta con la seconda, ma vers
troppo caff riempiendo il piattino sottostante. Questo me lo prendo io. Ecco fatto! Adesso lo zucchero.
Lo prende con lo zucchero?
No, grazie.
Certo, era cos dolce che non ne aveva bisogno. Gli porse la tazzina. Poi gli si sedette davanti.
Lo guard. Aveva fatto male a togliersi gli occhiali, adesso non riusciva a vedere la sua espressione.
Bruciandosi le labbra, l'interno della bocca, la gola e l'esofago, il signor Andreani fin il caff
in due sorsate. Poi si alz. Grazie, signora Fernndez, adesso devo proprio andare, quindi rimaniamo
per domani.
Per domani a prendere un altro caff?
No, per la prova del cappotto.
Ah s, domani va benissimo. Viene anche lei?
Non credo.
La signora Fernndez lo accompagn alla porta. Mi raccomando: venga a prendere un caff
quando vuole, o a bere il mate, come se fosse a casa sua. Mi capisce? disse accentuando il mi capisce
in direzione delle due macchie nere che, tirando a indovinare, potevano essere gli occhi del signor
Andreani.
Chiuse la porta, diede un sospiro. Mamma mia, che maschio! Si avvi verso la saletta cucito.
Come mai vedeva tutto fumoso? Si ricord che non aveva gli occhiali, and a metterseli.
Era contenta a met: aveva accettato il caff perch lei aveva insistito. Comunque era un inizio.
Solimana non si fa vedere
Solimana e Marcantonia andavano a tavola all'una meno un quarto spaccata. Sempre. Cucinava
Marcantonia. Era l'unica cosa che faceva bene. Il dono di un Dio pentito all'ultimo momento per averla
fatta difettosa. Meno male, pensava Solimana. Non per averla fatta ritardata, ma perch cucinava cos
bene. Nelle mani di Marcantonia, persino un bollito diventava una prelibatezza. Lei non era portata per
i fornelli.
Guard sua sorella che mangiava avida una coscia di pollo. Aveva la faccia coperta di unto. Le
colava la bava ai lati della bocca. Tutto ha un prezzo nella vita. Quel disgustoso spettacolo era il prezzo
che doveva pagare per quei cibi cucinati cos bene.
Aspett che finisse la coscia di pollo. Aveva lasciato l'osso pulito come se lo avesse rosicchiato
un cane che non mangiava da due settimane.
Che cosa avevi intenzione di fare questa mattina con la vanga?
Marcantonia pos la coscia incredibilmente spolpata sul piatto e guard il mucchio di ossi che
aveva ripulito. Si decise per uno sul quale aderiva ancora un po' di cartilagine e inizi a rosicchiare
daccapo.
Lascia stare quella schifezza e rispondi!
Marcantonia guard la sorella con odio. Butt l'osso nel piatto, prese una banana, la pi grossa,
dal vassoio della frutta che era in tavola e si alz trascinando la tovaglia. Fece cadere il piatto per terra
mandandolo in frantumi. Gli ossi si sparsero sul pavimento.
Va bene, se non vuoi dirmelo fa lo stesso.
Marcantonia and a chiudersi in camera con aria offesa. Solimana si alz rassegnata per
riparare il disastro. Quando sua sorella si chiudeva in camera, non c'era modo di farle fare niente.
Guard l'orologio. D'oro. Un regalo di suo padre. And alla finestra. Spost appena appena la
tenda. Dalla finestra della cucina vedeva la stradina che passava dietro casa. Era l'ora. Aspett fino a
quando non vide comparire il cacciatore di selvaggina. Eccolo! Lui si ferm un attimo. Guard verso la
casa.
Guarda pure, che oggi non esco.
Era interessata a quell'uomo, ma non solo a lui. Di uomini nel paese ce n'erano parecchi.
Uomini possibili. Proprio da scartare solo due. Troppo vecchi. In pi, uno era quasi paralitico, l'altro
quasi cieco. Poi c'era il signor Echeverry. Il pazzo Echeverry, come lo chiamavano tutti. Era stato un
amico di suo padre, forse non era il caso...
S, il cacciatore di selvaggina poteva essere l'uomo giusto. In pi, la interessava per un altro
motivo, ma solo se non fosse stato l'uomo giusto, altrimenti il secondo motivo avrebbe perso senso.
Solimana lasci la finestra e and a lavare i piatti.
Pepincito, figlio undicenne della sarta, terrorizzato dalla signorina
Solimana
Quattro del pomeriggio.
Pepincito, di anni quasi undici, piccolo e di sguardo smarrito, come tutti i pomeriggi a quell'ora
stava andando dalla vedova Manch per farle la spesa.
Il pap non ha voluto portarmi a caccia,  cattivo, tutti sono cattivi meno la vedova Manch.
Anche la mamma  cattiva, mi tratta come se fossi ancora un bambino piccolo, non sono pi un
bambino piccolo, fra due mesi ne faccio undici di anni, tre meno di Reinoso, che  pi alto del babbo e
mette paura persino alla maestra. La maestra, un'altra che non mi vuole bene, dice che sono troppo
piccolo per la mia et, e non si riferisce solo al corpo. Pensa che sia un po' scemo, me ne rendo conto
eccome. Un po' ha ragione a lamentarsi, perch la scuola mi fa schifo, schifo da vomitare solo a
vedere la lavagna, e i quaderni mi piacciono solo per disegnare. Fare disegni come quelli dei fumetti
mi piace da morire, e poi colorare i disegni, per la mamma dice che i quaderni non si devono
sprecare per disegnare, che sono per scrivere e fare i conti. Il babbo le d ragione, dice che disegnare
non serve a niente. Tutto deve servire a qualcosa, se non serve non si deve fare. A me invece i disegni e
i fumetti sono l'unica cosa che mi piace. Se non fosse per il pazzo Echeverry, io non avrei mai avuto un
fumetto.  pazzo ma sa leggere e si fa mandare tutti i giornali da Buenos Aires. Mi d l'inserto dei
fumetti, ma siccome  pazzo strappa quelli che lui chiama di destra. Peccato, comunque coi pazzi
non si pu far niente. Mi d i fumetti non di destra perch  amico del babbo, non proprio amico
perch il babbo non ha amici e forse non ha mai parlato col pazzo Echeverry.  il pazzo Echeverry che
 amico del babbo, al contrario della mamma, dice che il babbo  un uomo intelligente, che fa bene ad
andare a caccia e a non lasciarsi sfruttare da nessuno. Chiss cosa vorr dire? Cose da pazzi, forse...
Meno male che la mamma non lo sente, gi ce l'ha col pazzo Echeverry perch mi d i fumetti. Se
sapesse che quello dice che il babbo fa bene ad andare a caccia, finisce che ci litiga e io rimango
senza fumetti. Mi mancherebbe solo quello! Certo che se io fossi Reinoso non avrei nessun problema,
ma non sono Reinoso, anzi, nei suoi confronti sono meno di una cacca di cane, ma se fossi Reinoso, o
come Reinoso, prima di tutto uccido la signorina Solimana. Come la odio, e magari fosse solo odio, mi
fa paura da morire, paura e schifo. Non voglio pensare a quella cosa perch dalla paura mi scappa
la pip. Da quando  successa quella cosa, la sogno tutte le notti, mi sveglio piangendo, e la mamma
vuole sapere perch piango, ma io zitto. Non lo racconter mai a nessuno. Mai. Nemmeno se la
signorina Solimana morisse, perch i morti vedono e sentono tutto quel che i vivi dicono e pensano, lo
dice sempre la mamma. Ma se io fossi Reinoso, o come Reinoso, ammazzerei la signorina Solimana la
sera quando esce dal negozio ad accostare le persiane. Ormai  buio, nessuno pu vedermi. Le punto
una pistola alle costole. Non ce l'ho la pistola, ma potrei schiacciarle un dito contro le costole come
fanno nei fumetti. Dalla paura manco si gira a controllare se  il dito o la pistola. Poi la trascino
dietro l'angolo, e l devo studiare come l'ammazzo. Devo ammazzarla con qualcosa che la faccia
soffrire, la lascio soffrire, poi l'ammazzo e la lascio morta con la gonna alzata, e anche se mi fa schifo,
le abbasso le mutande cos tutti possono vederle il sedere. Se i morti vedono tutto, come dice sempre la
mamma, vedr che tutti le guardano il sedere senza poter far nulla, morir un'altra volta dalla
vergogna, poi... Basta! Non voglio pi pensare alla signorina Solimana. Chiss che cosa mi d oggi
da mangiare la vedova Manch. Sono proprio fortunato ad aver trovato questo lavoro. Il babbo dice
che la vedova Manch sar scema a prendere uno come me per far la spesa, invece il babbo si sbaglia
perch la vedova Manch si fida di me, anzi,  molto contenta, e se mi confondo non fa storie, massimo
mi dice: Pepincito, non volevo farina ma aspirina e basta. A volte nemmeno devo riportare le cose
indietro perch dice che prima o poi ne avr bisogno, e non vuole mandarmi col bigliettino, cos
sviluppo il cervello. Chiss cosa vorr dire, forse che se vado col bigliettino non diventer mai furbo. I
soldi dello stipendio la mamma li mette nel maialino che mi ha comprato all'emporio. Dice che quando
sar pieno lo rompe e mi compra la bici, usata, certo. Un cavallo costa di meno, ma la mamma ha
paura perch quando era piccola suo fratello, che era anche lui piccolo,  morto cadendo dal cavallo,
e dice che se non muoio magari rimango pi rintronato di adesso. Oltre alla paga, la vedova Manch
mi d tutti i giorni una monetina: Questo  solo per te, mi raccomando non dirlo a nessuno mi dice.
 in gamba, la vedova Manch, chiss quanto vive, speriamo tanto.
Quando cala la sera
Verso le nove di sera, fredda e umida in questo periodo dell'anno, nel paese di solo otto isolati e
207 abitanti si chiudono tutte le porte e tutte le finestre. Verso le undici, si spengono tutte le luci. E
quando a mezzanotte si spengono anche i lampioni dell'unica strada, se non c' la luna il paese rimane
avvolto nelle tenebre.
La prova del cappotto con invito a prendere il t
Il giorno dopo, mercoled 25 agosto, Reinoso non and a scuola, per fortuna della signora
Andreani. L'unica seccatura della giornata sarebbe stata la prova del cappotto. S o s, doveva andare
dalla sarta.
Alle quattordici e trenta, dalla signora Fernndez era tutto pronto, aveva persino tirato fuori il
servizio da t in porcellana, regalo di nozze, e fatto una torta che solo lei sapeva quanto le era costata,
oltre alla seccatura di alzarsi mezz'ora prima con quel freddo che non dava segnali di voler andarsene.
In pi, aveva perso tempo per cambiarsi, truccarsi e profumarsi. Casomai fosse venuto lui, non voleva
farsi trovare di nuovo come una stracciona. Anche se era difficile. Se aveva afferrato l'allusione di
venire a prendere il caff come se fosse a casa sua, mentre lei con lo sguardo lo rassicurava che oltre al
caff poteva prendersi tutto il resto, forse sarebbe venuto da solo. Magari di mattina, quando suo marito
andava a caccia e il bambino era a scuola. Poteva lasciare la macelleria con il garzone, non sarebbe
stata la prima volta. Lo aveva visto in pi di un'occasione farsi un bicchierino al bar. Alle undici del
mattino la strada era piena, ma poteva fare il giro ed entrare dal cortile. Gli lascio aperta la porta sul
retro e mezz'ora di felicit una volta alla settimana non me la toglie nessuno.
La torta non l'aveva fatta cos per far qualcosa. Aspettava che la macellaia ricambiasse l'invito.
Voleva infilarsi nella casa del signor Andreani come amica di famiglia... Eh s, ormai era arrivata a
quel punto. La visita del giorno prima aveva fatto ribollire il suo sangue siciliano.
Sent che bussavano alla porta. Eccole che sono arrivate, le faccio aspettare un po', non sono
mica la loro serva.
Lei aveva il campanello  non come la maggioranza del paese, che dovevi battere le mani e
iniziavano ad abbaiare tutti i cani di Palo Santo  ma funzionava solo dopo le sei di sera, quando
attaccavano la corrente elettrica. Comunque meglio di niente. Il giorno che avessero messo il servizio
elettrico fisso, lei ce l'aveva gi, il campanello. La buon'anima di suo padre se ne intendeva anche di
elettricit. Aveva fatto un bell'impianto con campanello e tutto. Meglio che vada ad aprire, magari
quella gira sui tacchi e ciao invito.
Prima che arrivasse alla porta, quella buss di nuovo. Eh eh... non ha pazienza, la signora
direttrice.
Buongiorno, signora Andreani. Ciao, bella. Bella manco rispose.
Buongiorno, signora Fernndez. Come siamo eleganti, oggi. Ma cosa si  messa questa, che
puzza come le negre alla matine della domenica, e si  impiastrata la faccia come una maschera di
carnevale. Quanto  buffo il povero!
Grazie, signora Andreani. Lei  troppo gentile. Non mi sono mica cambiata per te, speriamo
che la prova vada bene.
La prova non and bene.
Vede, signora Fernndez, il cappotto le tira di qua evidenziando troppo il seno.
Il seno... vorresti dire quelle due tette da mucca che si potrebbero nascondere solo con la tenda
del circo che viene d'estate, a parte il fatto che dall'ultima volta questa ha preso minimo due chili, ci
metterei la firma. Forse la ragazza  ingrassata un pochino.
Niente affatto.
Possiamo cambiare le spalline con altre pi grandi, cos il seno si nota di meno.
Faccia lei. Cos non va.
Certo che cos non va, se da una prova all'altra questa continua a mettere lardo addosso, non
andr mai. Forse sar meglio smontarlo. Non  uno scherzo, sa? Si perde un sacco di tempo, e con la
storia del matrimonio ne ho fin qui, di lavoro.
Se la stai facendo lunga per alzare il prezzo perch devi mantenere quel galiziano sporco, stai
fresca. Questo cappotto sta diventando come la tela di Penelope.
E che me ne frega a me di questa Penelope. Dio ti prego: dammi ancora un po' di pazienza
perch questa mi sta sfinendo.
La signora Fernndez tolse il cappotto a Pagnottina, che per tutto il tempo della prova aveva
guardato il soffitto.
Quindi, signora Fernndez: a quando la prossima prova, visto che nemmeno oggi abbiamo
combinato niente?
Se devo smontare tutto, ci vuole almeno una settimana.
Va bene, e rivolgendosi a sua figlia: Di! Muoviti che andiamo.
Ma cos presto? Sapendo che venivate, ho preparato una torta che mi  venuta una meraviglia,
e l'acqua per il t  pronta.
Ma io... inizi a dire un po' spaesata la signora Andreani. Fu interrotta da Pagnottina, che
parlando per la prima volta da quando era arrivata disse: Di, mamma! Solo una tazzina di t, cosa ti
costa?.
Ha ragione la ragazza. Venite. Un'altra volta m'invitate voi.
Ne segu un silenzio imbarazzante, dopodich si accomodarono in cucina. La ragazza prese due
porzioni di torta prima del t, tre durante, e due dopo. Quando stava per allungare il braccio nel
tentativo di agguantare l'ottava, sua madre le afferr la mano al volo affondando le unghie nella carne
della sua carne, mossa grazie alla quale, con un movimento da contorsionista, la sarta riusc a prendere
l'ultima  per lei la prima  fetta di torta.
Davanti al vassoio vuoto, ignorando gli sguardi che le lanciava sua madre, Pagnottina si alz da
tavola, dicendo che doveva andare a studiare.
Vai, tesoro, vai disse la signora Fernndez, con la diplomazia propria del mestiere.
La macellaia pens che fosse opportuno far finta di niente. Si alz anche lei. Oggi  mercoled,
quindi torniamo mercoled prossimo?
Proprio cos, ci vediamo mercoled prossimo. Buongiorno, signora Andreani. Ciao, carina.
Carina non rispose. La signora Fernndez chiuse la porta e torn in cucina con i succhi gastrici
in risalita. Rischiando di spaccarsi la spina dorsale era riuscita a prendere l'ultima fetta di torta prima
che quelle due balene la finissero. Non era rimasta nemmeno una porzione per Pepincito, anche se
quello, rincoglionito com'era con quei dannati fumetti, nemmeno s'era accorto che lei avesse fatto una
torta.
Di ricambiare l'invito, manco la mossa, anzi, quella vacca aveva fatto finta di non aver colto
l'allusione. In pi, lei doveva smontare di nuovo il cappotto.
Che vita di merda!
La signora Andreani aggiusta i conti con Reinoso
Gioved 26 agosto, la prima cosa che la signora Andreani vide entrando in classe fu Reinoso,
seduto al suo posto. Non lo degn di uno sguardo. Salut gli allievi e assegn i compiti.
Aveva preso una decisione: sarebbe stata lei a risolvere il problema Reinoso. Quel buonannulla
di suo marito non era in grado. Reinoso, mi segua e agli altri: Non voglio sentire volare una
mosca. Bacchetta in mano e pestando forte i piedi, la signora Andreani usc dalla classe seguita da
Reinoso, che la guardava di traverso. Fatti forza, Mara Anglica, adesso o mai pi!
Entrarono nel piccolo ufficio che fungeva da Direzione. Come mobilio c'erano un armadio, la
scrivania, una sedia e il baule contenente la bandiera.
La signora Andreani si ferm vicino alla porta, che non chiuse. Meglio parlare piano per non
farsi sentire dagli altri, che rimanere chiusa con Reinoso. Lasciando una distanza di sicurezza fra s e il
bruto, inizi il discorso che aveva preparato durante la notte, mentre suo marito russava: Senti, brutto
stronzo, ascolta bene quello che ti dico. La musica  finita e senza fermarsi, perch Reinoso
continuava a guardarla storto, e non solo per colpa dell'occhio strabico: Ho parlato con mio cugino, il
commissario. Sai benissimo chi . Pausa a effetto, che non sembr impressionare minimamente
l'allievo. Facendo finta di nulla, la signora Andreani prosegu: Gli ho spiegato che bella cagata mi hai
lasciato l'altro giorno nel bagno delle femmine. Sai cosa mi ha detto?, e siccome Reinoso non
sembrava interessato a sapere che cosa avesse detto suo cugino il commissario, la signora Andreani
concluse: Mi ha detto che basta una mia parola e finisci al riformatorio. Solo che prima ti fa conciare
per bene, non da quegli inetti dei poliziotti del Commissariato, ma da certi suoi conoscenti che non
lasciano segni, per ti rovinano gli organi vitali per sempre. Tu non sai cosa siano n dove si trovino,
questi organi vitali, ma lo saprai dopo. Ecco che gliel'ho detto!
Che suo cugino fosse commissario era vero, solo che con quello stronzo non si parlava pi da
tre anni, causa eredit, e se lui avesse saputo quello che era appena accaduto, l'avrebbe denunciata per
maltrattamenti a minori e in galera sarebbe finita lei al posto di Reinoso. Questo, per, quel fottuto non
lo sapeva, forse avrebbe smesso di fare il furbo per un po'. Quell'imbecille di Reinoso padre non aveva
ancora capito che suo figlio, con o senza scuola, nella merda sarebbe rimasto comunque.
Il discorso era finito. Prima che a quel negro lercio venisse in mente di assalirla, decise di dar
per conclusa la faccenda. Ma la signora Andreani non aveva fatto i conti con la zampetta del destino,
alla quale nessuno pu sfuggire. Ed ecco che questa volta si materializz nell'espressione di Reinoso,
che da assente mut in beffarda. La ciliegina sulla torta, una frase di cinque parole: Sei una cicciona di
merda.
Una nuvola rosso sangue accec per un istante la vista della maestra-macellaia. Un calore
intenso le sal alle guance, mentre un tamburo impazzito si mise a battere al posto del cuore. Poi prese
la decisione pi veloce e saggia della sua vita: una potente ginocchiata in mezzo alle gambe
dell'allievo. Reinoso cadde per terra piegato in due. Nemmeno un lamento usc dalle sue labbra. Il male
era cos intenso da bloccargli l'uso di qualsiasi parte del corpo, corde vocali comprese.
Reinoso era aggrovigliato sul pavimento; la signora Andreani, immobile, guardava la sua opera
a occhi spalancati. Merda merda merda, cosa ho fatto, Cristo santo!
Come svegliandosi da un incubo, fugg dalla Direzione. Si chiuse la porta alle spalle e si diresse
a passo sostenuto verso l'aula.
Alunni, ho appena ricevuto un'ingiunzione impellente pervenuta dal ministero della Pubblica
istruzione. Per imprecisabili problemi di sicurezza pertinenti alla manutenzione degli impianti difettosi
o in via di esserlo, e nell'attesa di un accurato accertamento visivo, tattile e acustico a carico dei tecnici
spettanti per risolvere quanto sopraccitato  adesso devo andare al sodo, cos questi animali
capiscono  si sospendono le lezioni per oggi. Ognuno prenda le sue cose ed esca subito dall'aula
senza fare la fila passando dal cortile. Chi non ubbidisce immediatamente: mezz'ora in ginocchio sui
ceci. A domani.
Prese la bacchetta guardando con un occhio i bambini, con l'altro verso la Direzione, pregando
che Reinoso fosse svenuto. Appena spariti gli allievi, acchiapp la borsa e lasci la scuola dall'entrata
di servizio.
Diede un profondo sospiro. Forse l'aveva scampata. Non c'erano segni di aggressione sulla
faccia o parti visibili del corpo dello stronzo. Nessuno aveva visto nulla. Era la parola di Reinoso
contro la sua. I bambini non avevano capito un'acca del motivo per cui erano stati lasciati liberi, e
nemmeno li interessava. Poi avrebbe addestrato suo marito per rispondere alle eventuali domande delle
galline, quando venivano in macelleria.
Brava Mara Anglica.
Il giorno dopo, venerd 27, Reinoso non si presenta a scuola
Quando il giorno dopo la signora Andreani entr in classe, trov il banco di Reinoso vuoto. A
suo marito nessuno aveva chiesto niente. Strano. Non si poteva fare una scoreggia che gi tutti
andavano in agitazione. Adesso aveva lasciato KO un allievo, mandato a casa tutti quanti, e nemmeno
un commento.
Che i bambini avessero lasciato la scuola prima, era gi successo. Ogni tanto, quando non ne
poteva pi o doveva fare una commissione urgente, li lasciava uscire, quindi... Di colpo un brivido le
attravers la schiena: e se Reinoso fosse morto? Si alz di scatto e usc di corsa facendo cadere la sedia.
Quando apr la porta della Direzione, non respirava e i battiti del cuore coprivano qualsiasi altro
rumore.
La Direzione era vuota. Quindi Reinoso non era morto. E per farglielo capire aveva preso la
bandiera dal baule e l'aveva stesa sopra la sua scrivania. Questa volta il bel mucchietto era ormai
freddo. Be', un po' di merda sulla bandiera argentina non sarebbe stata la prima volta, comunque
sempre meglio che aver ammazzato un allievo. Prese le quattro estremit del sacro drappo con la punta
delle dita e lo mise alla bell'e meglio dentro il baule.
Ne aveva un'altra di riserva.
Cosa accade lo stesso venerd a certi abitanti di Palo Santo?
Dopo pranzo il signor Fernndez  fucile a tracolla e tigrotto rannuvolato  pass davanti alla
casa della troia. Di nuovo non c'era. Non pensava di mollare. Quella gli aveva fatto vedere apposta le
gambe fino alle mutandine, pigliare questa o quella direzione per lui non faceva differenza.
Marcantonia non and nello sgabuzzino a prendere la vanga.
Tiko non vide niente d'interessante dalla toppa, e nemmeno la vedova Manch ascolt alcuna
conversazione degna di essere segnata nel quaderno degli episodi a puntate.
L'unica cosa spiacevole accadde a Pepincito: sogn che la signorina Solimana gli tagliava il
pisellino con le forbici.
I sabati di Palo Santo
La mattina seguente, sabato 28 agosto, l'unica strada del paese si mostrava piuttosto animata.
Il sabato era il giorno pi vivace della settimana.
Arrivava la gente dalla campagna a far provviste, in pi era calato un po' il freddo e aveva fatto
capolino un sole timido, come se chiedesse perdono per tanti giorni di assenza.
Le ragazze andavano di corsa a comprare perline e paillettes per modificare un abito gi visto e
spacciarlo per nuovo. Quella sera c'era il ballo nel salone del paese. Agghindate e profumate, quelle
che avevano il fidanzato (in paese o nei dintorni) lo aspettavano ansiose; quelle che non ce l'avevano,
aspettavano speranzose di agganciarne uno.
I bambini non andavano a scuola e sarebbero rimasti tutto il giorno a gironzolare per la strada.
La parrucchiera si era alzata un'ora prima. Il sabato era il giorno pi proficuo quanto a soldi e
pettegolezzi.
I due bar straripavano di gente.
La signorina Solimana aveva esaurito le calze di seta misura 8 .
A mezzogiorno la signora Andreani girava ancora in pantofole e vestaglia. La sua vestaglia era
pi vecchia, soprattutto pi sporca, di quelle che indossavano la signorina Solimana e la vedova
Manch, ma lei ci si trovava bene dentro. Non si era pettinata n lavata la faccia, e non lo avrebbe fatto
per tutto il fine settimana. Il sabato e la domenica non si faceva portare la colazione a letto. Voleva
dormire fino a quando non si svegliava da sola. Il piacere pi grande, per, era risparmiarsi l'odiato
muso di Reinoso per due giorni di fila.
Pagnottina, alla faccia di suo padre, aveva passato una notte di fuoco; alla faccia di sua madre,
si era sbafata mezzo chilo di paste ripiene di cioccolato che le aveva portato il suo spasimante.
Dopo pranzo il signor Fernndez pass di nuovo davanti al cortile della troia. Di nuovo la troia
non c'era. Stranamente sbagli tutti i tiri e non port niente a casa.
Il sabato pomeriggio e durante tutta la domenica, suo figlio Pepincito sarebbe stato pi agitato
del solito: la signorina Solimana non lavorava e poteva spuntare all'improvviso da qualsiasi parte.
Il sabato pomeriggio, come tutti i sabati pomeriggio, Solimana and dalla parrucchiera. Quella
le aveva gi lavato la testa. Gliela stava asciugando con un asciugamano caldissimo, poi le avrebbe
messo tutti quegli affari bollenti per modellare le onde. Solo sul davanti, dietro le piaceva portare i
capelli raccolti. Non aveva ancora bisogno di tingerli, erano neri come l'ala di un corvo. Nemmeno un
solo capello bianco. Prima o poi doveva decidersi a farsi la permanente. Si sarebbe risparmiata
quell'antro di invidia e pettegolezzi con tutte quelle galline. Doveva gi sopportarle al negozio.
Andavano dalla parrucchiera il sabato pomeriggio, come se lavorassero. A farsi belle! Di belle, salvo
lei nonostante i suoi quarantacinque anni suonati e la futura sposa, non ce n'erano. Le altre erano dei
veri cessi, con rispetto per i cessi.
Prima le piaceva la gente. Adesso un po' meno. Soprattutto non sopportava che le chiedessero
di sua sorella, manco sospettassero qualcosa. Era quasi sicura che il figlio della sarta non avesse
parlato, comunque ogni volta che le chiedevano di Marcantonia entrava in agitazione. Non perch fosse
una debole, nemmeno per sogno, solo che fino a quando non avesse risolto le cose non voleva destar
sospetti. Se fosse stata capace di guidare la vecchia Ford T del babbo che marciva in garage, sarebbe
potuta andare a General Gemes da un'altra parrucchiera. Il treno non ci arrivava. Palo Santo era
collegato con La Florida, ma non con General Gemes. Con tutti quegli indiani in turbante che gli
inglesi sfruttavano, cosa sarebbe costato stendere ancora qualche binario?
Non si vede pi la sua sorellina in giro. Come mai, signorina Solimana?
Ecco, ci siamo. Neanche quella le avesse letto nel pensiero. Si permetteva di farle domande
perch era nelle sue mani. Quando veniva nel negozio, davanti alla pedana alta venti centimetri da dove
lei serviva le clienti col cavolo che avrebbe osato.
Diventa sempre pi pigra, non c' verso di farla uscire. Non poteva permettersi il lusso di non
risponderle, nemmeno di farlo in maniera sgarbata, con tutte quelle pettegole come testimoni. Doveva
pazientare ancora, venire un altro giorno era impossibile.
Vero, una volta si vedeva dappertutto salt su la moglie del muratore, come se qualcuno le
avesse chiesto qualcosa, ma quella la liquid con un sorriso da ebete che va sempre bene.
Sempre cicciottella? si azzard di nuovo la parrucchiera, approfittando dell'intervento della
moglie del muratore.
Eh s, cucina bene e mangia meglio.
Passati i quaranta, s'inizia a metter su chili che una nemmeno se ne accorge continu la
parrucchiera.
Te che sei un cesso, perch io ho lo stesso peso da quando avevo quattordici anni. Ormai ne
aveva abbastanza. Per sviare la conversazione, le chiese se era stata invitata al matrimonio.
Certo! Io pettino la sposa.
Un'ora e mezzo dopo, Solimana era di nuovo a casa. Marcantonia stava preparando una torta
per la colazione della domenica. Sin da quando aveva dodici anni, era lei a occuparsi delle torte, le
venivano squisite. Cucinare bene era l'unico dono che la natura le aveva concesso.
La mitica tormenta di Santa Rosa
Fra il sabato sera e la domenica mattina il tempo cambi. Smise di far freddo e inizi a far
caldo. Un caldo piuttosto anomalo per quel periodo dell'anno. Il clima era diventato afoso, di quell'afa
che annuncia la pioggia. Nessuno si stup pi di tanto. Al 30 agosto mancava solo un giorno e, come
dicono gli argentini scherzandoci sopra, sei mesi prima o sei mesi dopo, la tormenta di Santa Rosa
arriva di sicuro.
Ogni abitante, ciascuno a modo suo, percep quei piccoli disturbi che annunciano il temporale.
A Tiko inizi a far male la gamba.
Marcantonia era pi dispettosa del solito.
Il tigrotto del signor Fernndez si mostrava irrequieto persino quando il suo padrone non
pensava alla troia.
La signora Fernndez, con i nervi a fior di pelle, riusc a pungersi tre volte con l'ago.
La vedova Manch trov che le tostadas fossero meno croccanti.
Per non parlare di Pepincito, che era sull'orlo di una crisi di nervi.
La domenica mattina si present nuvolosa. L'aria era pesante. Non si vedevano pi i cappotti, e
qualcuno andava perfino in giro a braccia nude.
Nell'unica strada del paese c'era un po' di movimento, meno del giorno prima perch molti
negozi erano chiusi.
La macelleria, la parrucchiera, il barbiere e il negozio della signorina Solimana non aprivano di
domenica.
Uno dei due bar e la pompa di benzina dell'emporio non chiudevano mai.
La panetteria apriva la domenica mattina. Dacci oggi (anche di domenica) il nostro pane
quotidiano, recita il Padre Nostro.
Il paese si sarebbe svuotato dopo pranzo per riempirsi di nuovo verso le cinque. La domenica
c'era la matine danzante nel salone da ballo.
In paese, le donne erano tutte credenti, i maschi solo il cinquanta per cento, ma nessuno andava
in chiesa. La chiesa non c'era. Anche se per pregare, poi, non  necessario andare in chiesa, ognuno
pu farlo quando e dove vuole.
Non c'erano nemmeno il medico n la farmacia, ma in questo campo le cose erano pi
complesse. Quando uno si ammalava, se non stava troppo male andava dal dottore di General Gemes.
In macchina, in sulky o a cavallo, visto che il treno non ci arrivava, altrimenti ci si serviva di don
Rodrguez, proprietario dell'auto a noleggio.
Se si avevano soldi a sufficienza  e voglia di spenderli  si chiamava il medico a domicilio.
Ultima scelta: si moriva. Infatti, i decessi causati dall'impossibilit di raggiungere un dottore
erano stati parecchi.
Chi ce la faceva ad arrivare fino a General Gemes per recarsi dal medico ne approfittava per
andare in farmacia. Nell'emporio del paese si trovavano solo cotone, acqua ossigenata, alcol, aspirine e
unguenti.
Non c'era neppure il Commissariato, ma a Palo Santo nessuno commetteva reati. Cosa strana
perch a quei tempi, una domenica s e l'altra anche, nei bar dei centri abitati o in quelli disseminati in
mezzo alla campagna, sovente ci scappava il morto.
I gauchos portano sempre con s il facn, un coltellaccio grosso da far spavento, che infilano
nella cinghia dietro la schiena. Il facn ha diverse utilit: serve per ammazzare e scuoiare gli animali,
per tagliare l'asado e, con qualche bicchiere di troppo, anche per ammazzare un cristiano. A volte non
c' scelta: o ammazzi o ti fai ammazzare.
La domenica il bar dell'emporio era chiuso. In settimana, al massimo ti prendevi un bicchierino
veloce mentre facevi la spesa. Nell'altro bar, che era sempre aperto, si beveva parecchio, ma si poteva
morire soltanto di morte naturale: non era permesso entrare armati. Il padrone non voleva. Una
domenica di festa e alcol avevano ammazzato suo fratello. Da allora, nel suo bar entravi disarmato o
non entravi.
Comunque, a Palo Santo non si commettevano grossi reati. Il crimine pi grave che potesse
accadere era che il cane del vicino assassinasse la tua gallina. Se non ci si metteva d'accordo fra
contendenti, si andava dalla macellaia  il poliziotto fisso mandato dal Commissariato vicino non
sapeva mai prendere una decisione , lei telefonava al cugino commissario e risolveva il litigio.
Nessuno aveva idea  tranne la vedova Manch e il vecchio Tiko, che non potevano parlare  degli
inesistenti rapporti fra i due parenti. La signora Andreani si era guardata bene dal farlo sapere. Avere
un cugino commissario procura parecchi vantaggi, cos si era limitata a dire che ultimamente suo
cugino era molto impegnato. Potevano riferire a lei il motivo del diverbio, avrebbe poi telefonato al
cugino il quale, appena fosse stato meno impegnato, le avrebbe dato le giuste indicazioni. Frattanto, lei
consultava il Codice Civile, annoverato fra i volumi della sua libreria.
Questa storia mi sta stufando diceva ogni volta, visto che non ne traeva alcun vantaggio. Lo
faceva pensando alla futura clientela di sua figlia, quando fosse diventata avvocatessa, nonostante le
rimanessero ancora tre esami arretrati al liceo.
Quella domenica mattina la panetteria era affollatissima. Oltre al pane, la gente comprava i
cornetti e le paste. Le torte dovevano essere prenotate con due giorni di anticipo.
Solimana era in coda. Il figlio della panettiera, che passava tutti i giorni con il carretto, la
domenica non lavorava. Era stato il primo della lista. Anche perch il destino glielo aveva messo
proprio davanti. Non era il suo uomo, mica male comunque. Bello, pulito e ben attrezzato. Non che
fosse una fissata, ma, date le circostanze, certe cose si notano per forza. Era stato un bel guaio levarselo
di dosso. Se non fosse stato per quella ragazza spuntata da chiss dove, lo avrebbe avuto ancora fra i
piedi.
Davanti a lei c'era la moglie del calzolaio. Brutta e sporca come suo marito. Perch i calzolai
sembravano sempre sporchi? C'era la figlia del macellaio che masticava. Quella masticava sempre. Sua
madre diceva che era impossibile tenerle ferme le mascelle. Sar venuta a prendere qualcosa di
nascosto. Poi c'era la moglie del muratore fresca di pettinatura, che le regal un bel sorriso e che lei
fece finta di non notare.
Il muratore!
Non ci aveva mai pensato. Poteva attirarlo con un pretesto qualsiasi, magari per farsi fare un
forno a legna per il pane  Marcantonia era bravissima a trafficare con la farina , cos la domenica non
c'era la scocciatura di dover uscire. Perch no? Un forno per il pane non era una cattiva idea.
Le altre due in coda non erano del paese. Le conosceva di vista. Per fortuna erano venute
assieme: un acquisto solo. Erano parenti della vecchia che rammendava le calze di seta. Speriamo che
crepi presto. Non che le togliesse il pane dalla bocca, ma senza i suoi rammendi lei avrebbe potuto
triplicare le vendite. Comunque pi di due volte le calze non tenevano e le clienti dovevano tornare per
forza.
S, doveva far venire il muratore. Due piccioni con una fava.
All'improvviso si sent la scampanellata della porta. Tutti si girarono. Un piede dentro, l'altro
fuori, Pepincito rimase bloccato a guardare la signorina Solimana con gli occhi a palla. Poi scapp via
lasciando la porta aperta.
Povera donna disse la panettiera scuotendo la testa, tutto il giorno su quella maledetta
macchina da cucire, in pi un figlio del genere.
E non solo il figlio aggiunse la moglie del muratore, alludendo al marito.
Solimana fece un sorriso. Bene, quello non avrebbe parlato. Era troppo spaventato. Finalmente
tocc a lei.
Mi dica, signorina Solimana.
Mezzo chilo.
Tutto di bocconcini?
S. Grazie.
Mentre Solimana stava uscendo, entr il signor Andreani. Incrociandolo gli si strofin contro,
sufficientemente adagio per fargli capire che non era stato un caso.
Era difficile con il macellaio, prima o poi doveva trovare il modo.
Solimana d un sonnifero a Marcantonia
Solimana e Marcantonia si erano messe a tavola all'una meno un quarto spaccata. Per loro,
giorni festivi o feriali non facevano differenza. Tuttavia questa domenica ci fu una variante: la bibita
che Solimana offr a sua sorella, se per offrire s'intende mettergliela davanti e obbligarla a bere.
Cos'?
Una bibita straordinaria che ti far dimagrire.
Io non voglio dimagrire.
Bevi lo stesso,  molto buona.
Se la bevi tu, la bevo anch'io.
Io sono magra, non ne ho bisogno.
Se non la bevi tu, io non la bevo, io non la bevo, io non la bevo.
Dio dammi la forza per andare avanti. Aveva studiato tutto a puntino. Se Marcantonia si
metteva a fare i capricci, il piano andava a monte. Le altre volte era capitato di notte, quando
Marcantonia dormiva. Adesso doveva essere dopo pranzo o niente. Per di pi c'era il rischio che il
sonnifero non le facesse effetto. Avrebbe dovuto darglielo prima per provare; altrimenti, poteva
rimandare tutto a un'altra volta, ma le scocciava. Doveva insistere, non le piaceva rimandare le cose. Se
il sonnifero non faceva effetto, doveva telefonare alla farmacia di General Gemes e farsi mandare un
altro flacone. Lo avrebbe saputo la telefonista, quella ascoltava tutte le conversazioni. Si sentiva
persino il rumore quando addentava le tostadas. Comunque non lo avrebbe detto a nessuno. Per forza.
Sarebbe stata la prova che ascoltava le telefonate. In pi, quella non si faceva mai vedere. Si era fatta
fare un spar a General Gemes e costringeva la gente a una pantomima assurda: invece di rivolgersi a
lei di persona per chiedere il numero, bisognava passare direttamente alla cabina e farlo alzando la
cornetta.
La cosa pi probabile era che il sonnifero non le facesse effetto. Lo prendeva la mamma nella
fase di eccitazione, altrimenti chi la fermava, ma dalla morte della mamma erano passati ormai dieci
anni. Tuttavia doveva insistere.
Se non bevi sai cosa faccio?
Cosa fai?
Sei sicura di non saperlo?
Sono sicura, sono sicura, sono sicura.
Chiamo la mamma, ecco cosa faccio!
Marcantonia divent pallida e mand gi il liquido di un fiato. Solimana ringrazi la madre
morta, poi iniziarono a mangiare. Stava tirando fuori la mamma troppo spesso. Le dispiaceva. Se
avesse insistito ancora un po', magari l'avrebbe bevuto lo stesso.
Povera mamma. Tutto era iniziato con la morte improvvisa del povero pap. O forse prima,
quando quello stronzo aveva lasciato lei, Solimana, con il vestito gi consegnato dalla sarta. Non dalla
Fernndez, dalla sarta pi rinomata di General Gemes.
Incredibile! Quanto tempo era passato!
Quello l'aveva lasciata di punto in bianco per una brutta come un cesso. Brutta, ma proprietaria
di quattromila ettari coltivabili pi una villa in mezzo ai poderi come quelle che si vedono sulle riviste.
Se lui aveva fatto bene, lei anche: si era risparmiata di sposare uno stronzo. Poi, la morte del povero
pap era stata il colpo di grazia. La mamma non voleva pi alzarsi dal letto, non voleva pi mangiare
n voleva prendere le pastiglie per farle venire l'appetito che le aveva dato il dottor Sabatini di General
Gemes.
Forse era stata colpa sua, se l'avesse portata da un neurologo a Buenos Aires... Pastiglie per
l'appetito in quello stato, cosa potevano farle? Infatti non le fecero niente.
Era stato orribile. Cos magra, e non voleva lavarsi n pettinarsi, con quello sguardo smarrito.
Di colpo un giorno aveva ricominciato a mangiare; almeno masticava, se una la imboccava, ma era
come se non se ne rendesse conto. Masticava guardando il vuoto con gli occhi spiritati.
Poi aveva iniziato a dare i numeri. Scappava per strada e diceva che sarebbero venuti a
prenderla da un momento all'altro per portarla in convento. Urlava che lei non voleva fare la suora,
perch aveva quindici anni ed era innamorata. Si truccava come una pazza e si metteva i loro vestiti.
Meno male che il povero pap non c'era pi. Sarebbe morto di nuovo.
Anche quella volta, se l'avesse portata a Buenos Aires... Il dottor Sabatini le aveva dato delle
gocce per dormire. Certo che con le gocce per dormire dormiva, ma quando si svegliava era peggio di
prima. Fu allora che Marcantonia inizi ad aver paura della mamma. E con ragione! Una sera l'aveva
presa per il collo, convinta che fosse un prete venuto a portarla in convento. Meno male che c'era una
cliente a darle una mano, altrimenti l'avrebbe strangolata. Era uno scheletro, la mamma, ma aveva una
forza incredibile. Con i capelli tutti spettinati e quello sguardo da pazza, la povera Marcantonia si era
spaventata a morte.
Se divento magra, potr uscire di nuovo?
Si era dimenticata di Marcantonia: Certo.
Per molti anni ancora, sua sorella non sarebbe pi uscita da sola.
Solimana la guard. Stava togliendo a morsi la carne attaccata all'osso dell'enorme bistecca che
aveva divorato in un baleno. Finita la carne, inizi a pulire il piatto con la lingua. Solimana gir la testa
da un'altra parte. Se non l'avesse spaventata prima con la mamma, l'avrebbe sgridata. Le due cose
assieme erano troppo. Finita la pulizia del piatto, lo spost, ne prese un altro  metteva tutto in tavola
per non alzarsi pi  e allung la mano verso il dolce. Si serv una porzione gigantesca, poi sbadigli.
Ecco! Dio ti ringrazio. Guard l'ora: l'una e mezzo. Perfetto. Mancava mezz'ora. Aspett il
prossimo sbadiglio, che arriv dopo cinque minuti. Hai sonno?
Un po'...
Solimana spost il suo piatto. Era quasi intatto. Non aveva fame. Si alz, and a buttare gli
avanzi nella pattumiera. Loro non avevano un cane. Mise i piatti sporchi nell'acquaio. Quando torn a
tavola, trov Marcantonia con la testa appoggiata nel piatto. Dalla bocca aperta le colava un po' di
budino. Distolse lo sguardo, per adesso la lasciava l. Marcantonia era pesante, e poi non c'era tempo.
Guard di nuovo l'ora. Mancavano dieci minuti.
I pranzi domenicali della famiglia Fernndez
La domenica, dalla famiglia Fernndez si mangiava bene. La signora Fernndez, nata
Tomasetto, cucinava da dio. La domenica non lavorava. Se era in ritardo con il cucito, piuttosto si
alzava il luned alle quattro del mattino. La domenica si deve riposare. Lo ha detto il Signore. Ma lei la
domenica non si riposava per niente. Doveva cucinare, pulire la casa, fare il bucato e stirare, ma quello
era amore per la famiglia, senza fini di lucro. Solo che il Signore non sapeva quale famiglia di merda
aveva lei. O forse lo sapeva, visto che era il Signore. Magari gliela aveva mandata apposta per punirla:
lei era una peccatrice col fuoco sotto, che viveva pensando al macellaio giorno e notte. L'unica
attenuante era che lo amava  in corpo e anima, soprattutto in corpo. Non era colpa sua, ognuno nasce
come il Signore vuole che nasca, ma poi pretende. Il Signore ti fa alla cazzo, poi pretende. Non
desiderare il marito delle altre, quindi due peccati: desiderare il marito della macellaia e il fuoco sotto.
Uno grosso, perch la lussuria  un peccato capitale. Vabb, lasciamo stare, non mi voglio rovinare il
pranzo, questi cannelloni alla Rossini sono una delizia.
La mamma cucina proprio bene, questi cannelloni sono squisiti, se avevo del veleno invitavo la
signorina Solimana a mangiare. Apro appena la porta del negozio, la invito e poi scappo, devo dirle di
portarsi anche la scema se no non viene. Il problema  trovare il veleno, e poi il modo di metterlo solo
nel suo piatto, non posso avvelenare tutti, la scema chi se ne frega, ma la mamma e il babbo no. 
difficile trovare il veleno, nei fumetti il veleno si trova come niente, ma qua, dove lo trovo il veleno?
Ma mettiamo che lo trovi e lo metta solo nel suo piatto, sarebbe bellissimo che la signorina Solimana
mangiasse un cannellone avvelenato, pieno di quei veleni che corrodono le viscere, ti vengono gli
occhi storti, ti manca il respiro e dalla bocca ti esce il sangue a fiotti, che soffra... che soffra...
Madonna santa! url spaventata la signora Fernndez guardando la faccia allucinata di suo
figlio. Spaventato a sua volta dall'urlo, Pepincito lasci cadere la forchetta e lanci un grido stridulo.
Ma cosa cazzo avete voi due? url a sua volta il signor Fernndez, che stava pensando al
pezzo di carne bianca posizionato fra il reggicalze e le mutandine della troia.
Ma non hai visto la faccia da pazzo che aveva tuo figlio mentre mangiava? Si sveglia
piangendo, scappa all'improvviso. Non ce la faccio pi. Fa' qualcosa, sei il padre!
Che quel deficiente fosse suo figlio, non c'era dubbio. Chi poteva essersi scopato quel cesso?
Del resto, lui non aveva visto n sentito niente. Sua moglie, oltre che cesso era una rompicoglioni. Che
ne sapeva lui dei sogni di quello stordito. I cannelloni, questo s, erano proprio buoni. Ne avrebbe
mangiato volentieri ancora un piatto, ma non voleva fare tardi. Se aveva qualche possibilit, era dopo
pranzo. Vorr dir qualcosa se mi ha fatto vedere le mutande. Oggi aveva il presentimento che sarebbe
stata la volta buona. Non ce la fece pi a rimanere seduto. Io vado.
Mi porti con te, babbo? disse Pepincito, che non voleva rimanere da solo con sua madre.
All'improvviso anche lei gli faceva paura.
No!
Perch non lo porti? Magari si distrae un po', cosa ti costa?
Oggi no!
Il signor Fernndez si alz da tavola. Fece una sonora scoreggia a modo di ringraziamento per
l'ottimo pranzo, poi usc dal retro.
Dio Santissimo, fa' che si trovi davanti un cacciatore che lo confonda con un cinghiale e lo
stenda. La signora Fernndez pens che cinghiali da quelle parti non ce n'erano.
Che vita di merda!
Il signor Fernndez trova finalmente la signorina Solimana
Nove, otto, sette, il signor Fernndez contava i passi. Sei, cinque. Dio che non esisti, fa' che
quando finiscono gli eucalipti mi ritrovi la troia davanti.
Quattro, tre, due, uno. Eccola l! Lo sapevo, io, l'ho saputo sin dal mattino.
Si ferm di botto, sent il suo tigrotto svegliarsi sotto i pantaloni. Si guard attorno, non c'era
anima viva. Furba, la troia, lo aveva fatto aspettare fino a domenica perch la domenica dopo pranzo
non c'era nessuno in giro. Erano appena le due, poteva rimanere fino alle otto. Se non porto niente a
casa, chi se ne fotte, finalmente una donna decente e non quel cesso. Mi sta facendo segni con la mano.
Non ce la fa pi, la troia, figuriamoci quando vede il mio tigrotto.
Solimana aveva chiuso la porta della cucina. Il cacciatore di selvaggina non doveva vedere
Marcantonia che dormiva con la testa nel piatto.
Usc nel cortile. Aveva deciso di aspettarlo fuori, vicino alla porta. Appena fosse spuntato dietro
gli eucalipti, gli avrebbe fatto segno di avvicinarsi. Guard l'ora. Come mai non arrivava? Che si fosse
stancato? No, gli uomini non si stancavano di lei. Eccolo l. Gli fece un segno con la mano. Perch non
si muoveva? Gli fece un altro segno. Finalmente!
Si sbrighi! gli disse quando lui la raggiunse. Lo prese per un braccio e lo spinse dentro.
Non ce la fa nemmeno ad aspettare che entri, com' bella da vicino, altro che il cesso, mi d
del lei, dammi pure del lei, vedrai poi come mi darai del tu.
Mi segua.
Il signor Fernndez la segu. Solimana lo fece accomodare nel salotto. Il salotto era ben
illuminato. Troppo, per i gusti del signor Fernndez. In fondo era un timido. Lei invece non sembrava
intimidita, anzi, si era avvicinata e gli stava togliendo fucile e borsa. Solimana appoggi il fucile alla
parete, la borsa per terra. Torn vicino al cacciatore di selvaggina, lo guard dritto negli occhi: Si
svesta.
Ha proprio fretta, la troia. Quindi  vero quello che dicono in paese. Il signor Fernndez si
tolse il pullover.
Continui.
Il signor Fernndez si tolse la camicia.
Continui.
Il signor Fernndez si tolse la canottiera. La troia si era avvicinata e gli guardava il petto. Aveva
un petto molto peloso, lui. La troia gli pos una mano sul torace. Inizi a far scorrere le dita contropelo.
Poi gli alz un braccio, guard sotto l'ascella. Poi gli alz l'altro, guard sotto l'altra ascella. Stramba,
la troia!
Si giri.
Il signor Fernndez si gir chiedendosi se quel giochetto sarebbe durato molto. Non che si
stesse annoiando, ma nemmeno si sentiva a suo agio. Sapeva che c'erano donne pervertite, alcune
volevano persino essere picchiate, lo aveva sentito dire ai soldati quando faceva il militare. Due
scapaccioni su quel bel culetto bianco e sodo lui glieli avrebbe dati volentieri. Non vedeva l'ora di
strapparle i vestiti, toccare quella carne bianca che aveva intravisto da lontano... e... Ecco il tigrotto
che si fa sentire, aspetta che questa finisca di rompere i coglioni, poi  tutta tua.
Adesso la troia gli stava passando la mano sulla schiena. Anche la sua schiena era pelosa.
Bene. Adesso mi guardi e si tolga i pantaloni.
Eh eh... lo sapevo io che prima o poi arrivava al dunque. Il signor Fernndez si tolse i
pantaloni, poi si ferm. Glielo faccio desiderare un po', dovr chiedermi il tigrotto in ginoc... ma che
fa? Mi guarda le gambe. Anche quelle erano pelose. Adesso la troia stava passando al setaccio le sue
gambe. Prima l'una, poi l'altra.
Si giri.
E di con questo si giri... Il signor Fernndez si gir di nuovo dandole la schiena. La troia
faceva scorrere la mano sulla sua gamba sinistra, poi sulla destra. Se non avesse avuto quella faccia
cattiva, le sarebbe gi saltato addosso.
Adesso mi guardi.
Il signor Fernndez si gir e rimase immobile. Vide lo sguardo della troia che scendeva verso i
suoi piedi. Fai come ti pare, ma i calzini non me li tolgo.
Si tolga i calzini.
No, i calzini non me li tolgo, poi questa va a dire in giro che ho i piedi sporchi.
Non ha sentito? Si tolga i calzini.
Questa mi sta rompendo i coglioni.
Solimana percep il mutamento di umore nel cacciatore di selvaggina. Decise di cambiare
atteggiamento: Fa' vedere i piedini al tuo amore.
Oddio! Se mi parla cos il tigrotto mi si spacca in due come i piccioni quando li becco in pieno.
Lui non se ne intendeva molto di troie rare. Non os contraddirla. Vabb chi se ne frega.
Il signor Fernndez si tolse un calzino.
Anche l'altro.
Giusto, i calzini erano due, se ne toglieva uno, che senso aveva non togliersi l'altro? Si tolse
l'altro calzino. Meglio che non guardi, se ho i piedi sporchi  meglio non guardare.
Siediti!
Ma cosa voleva fare? Nemmeno adesso os contraddirla. Si sedette sul sof. Ora cosa stava
facendo? Gli prendeva i piedi e guardava sotto! Questa  pazza, mal che vada prendo il fucile.
A Solimana non sfugg lo sguardo che il cacciatore di selvaggina diresse al fucile. Di che cosa
hai paura? Mancano solo le mutande. Vuoi che ti tolga io le mutandine?
S porca, toglimi le mutande, poi t'infilzo. Il signor Fernndez non rispose, in realt non aveva
ancora aperto bocca da quando era arrivato, ma si alz in piedi. Solimana si mise in ginocchio e inizi
ad abbassargli le mutande. Si scost un po' per non beccarsi in piena faccia il tigrotto dritto del signor
Fernndez. Lo guard a distanza ravvicinata, lo prese con la punta del pollice e l'indice come faceva la
panettiera quando prendeva le paste con la pinza. Lo alz, guard i due bei nipotini tondi del tigrotto,
poi lo pos delicatamente e disse: Si giri.
Gli dava di nuovo del lei. Questa mi sta veramente frantumando i marroni, adesso mi giro,
conto fino a cinque, poi le salto addosso. Si gir, uno, due, tre, quat...
Oddio! Si  svegliata mia sorella! Si vesta subito!
Solo allora gli venne in mente la scema. Pensando a quelle giarrettiere, al signor Fernndez non
era venuto in mente nient'altro. Ma... inizi a dire, deluso come mai in vita sua. Io non ho sentito
niente.
Lei no, ma io s. Si vesta! Se quella entra, si mette a urlare e vengono i vicini.
Maledicendo l'intero universo, il signor Fernndez inizi a rivestirsi. Appena s'infil le scarpe,
Solimana lo spinse alla porta e gliela chiuse in faccia. Poi si avvi verso la cucina, ma prima di arrivare
sent bussare dal retro. Torn sui suoi passi. Apr.
Il fucile! le disse il cacciatore di selvaggina cercando di sbirciare dentro. Solimana gli chiuse
di nuovo la porta in faccia. And nel salotto, prese fucile e borsa e torn indietro. Apr la porta quel
tanto che bastava per farli passare. Lui fu pi veloce, mise il piede sulla soglia impedendole di
chiudere. Come la mettiamo con questa storia? disse, guardandola met frustrato, met diffidente.
Stai tranquillo, ti far sapere. Adesso vattene.
Lui tolse il piede controvoglia, Solimana chiuse la porta, questa volta a chiave. Torn in cucina.
Marcantonia russava gagliardamente nella stessa posizione di prima.
And nel salotto, rimise a posto i cuscini del sof. Per terra c'erano i calzini di Piedi Sporchi. Li
prese con la punta delle dita, li butt nella pattumiera, poi si lav le mani.
Si avvicin alla finestra. Il cielo era diventato scuro. La pioggia non avrebbe tardato ad arrivare.
Il futuro sposo prende una decisione
Stessa domenica.
Nel preciso momento in cui tutti gli orologi di Palo Santo battevano le cinque, il cielo diventava
sempre pi scuro e l'atmosfera si faceva sempre pi pesante, il futuro sposo, come tutte le domeniche
da due anni, bussava alla porta della futura sposa con il pacchetto di paste comprato quella stessa
mattina nella pasticceria pi cara di General Gemes. Solo una cosa era diversa: la decisione che aveva
preso e che aveva intenzione di mettere in atto a qualsiasi costo.
Come tutte le domeniche, venne ad aprirgli il suo amore. Si baciarono sulle labbra, un bacio
carico di passione e senza testimoni, prima di passare nella sala da pranzo a prendere il t assieme ai
futuri suoceri.
La futura suocera gli chiese dei futuri consuoceri, lui rispose: Bene grazie.
Come va la tua mamma con le prove del vestito? gli domand di nuovo. Di nuovo lui rispose:
Bene grazie. Oggi non se la sentiva di parlare troppo, soprattutto non voleva perdere tempo.
Dopo un silenzio alquanto imbarazzante, la futura suocera disse la solita frase che diceva da due
anni: Se desiderate accomodarvi in salotto..., mentre fulminava sua figlia con il solito sguardo
minaccioso che le lanciava da due anni.
Guarda pure, vecchia strega, che ormai ho deciso. Lui odiava quel salotto, pi che un salotto
sembrava una filiale del Commissariato.
La futura suocera chiuse la porta e li lasci da soli. La coppia, occhi negli occhi, si sedette sul
sof.
Ti sono mancato?
Tantissimo.
Mi ami?
Tantissimo.
Mi desideri?
Tantissimo.
Il futuro sposo avvicin a s la futura sposa. Le diede un tenero bacio sul nasino, uno sulle
labbra. Poi, a mano a mano, i baci teneri diventarono pi audaci. Nel preciso momento in cui la lingua
del futuro sposo era per cinque centimetri dentro la bocca della futura sposa, e la mano stava varcando
la scollatura, si apr la porta, seguita dal solito colpo di tosse: Scusate, ragazzi..., e la futura suocera
si avvicin alla credenza, l'apr, tir fuori un barattolo di qualcosa. Prima di uscire lanci uno sguardo
minaccioso alla figlia.
Cos da due anni, all'incirca cento domeniche filate, ogni volta che lui voleva spingersi un po'
pi in l, quella strega apriva la porta e dava il suo fottutissimo colpo di tosse.
Fino a oggi.
Si alz, osserv la distribuzione dei mobili. Il sof era di fronte alla porta da dove entrava la
vecchia. Fra la porta e il sof non c'era nessun mobile che limitasse la visuale. And alla porta, guard
dal buco della serratura: la chiave non c'era. Estrasse un fazzoletto dalla tasca, che fosse pulito e
profumato non ha importanza, ma va detto: il futuro sposo era molto pulito. Appese il fazzoletto alla
maniglia, prese una sedia, la inclin e la mise contro la porta.
Torn al sof. Si sedette accanto alla futura sposa. La avvicin di nuovo a s e la baci sulle
labbra.
Lei rispose al bacio.
Gli mise la mano sotto la gonna, non trov resistenza.
And avanti fino a raggiungere le giarrettiere, non trov resistenza.
Super la giarrettiera e si spinse fino all'elastico delle mutandine, non trov resistenza.
Per la prima volta dopo cento domeniche, scavalc quell'elastico.
A questo punto la futura sposa lo ferm, si alz in piedi, si tolse velocemente le mutandine e,
adottando una postura che l'autore non si sente di descrivere, gli disse: Prendimi, porco, sono la tua
maiala.
Nello stesso istante si sent un gran fracasso. La sedia che bloccava la porta cedette, e nel vano
comparve Colpo di Tosse con una scopa in mano.
Un lampo accecante illumin il salotto, ma nessuno dei presenti diede importanza al fulmine,
soprattutto la vecchia, rimasta impietrita a guardare le mutandine di sua figlia, che nell'entusiasmo del
momento erano finite sopra l'abat-jour sul tavolino, accanto al sof.
Bruttoporco t'ammazzo.
Tu non ammazzi nessuno disse il futuro sposo e, vedendo che la futura sposa tendeva la
mano verso le mutandine: Ferma l! Quelle mutande rimangono dove sono. Poi, molto calmo, parl:
Vecchia strega, ascolta bene quel che ti dico. Se vuoi che sposi tua figlia, vale a dire che non la molli
con gli inviti gi recapitati, il vestito quasi finito, chiesa e salone prenotati, e in pi dica in giro cosa 
successo oggi, d'ora in poi e fino al giorno del matrimonio, mentre io e tua figlia siamo da soli, non
metterai pi piede in questo cazzo di salotto. Sono stato chiaro?.
Come si vedr in seguito, il matrimonio ebbe luogo, quindi si pu dedurre che Colpo di Tosse
non entr pi nel salotto.
Di quel che accadde nel medesimo durante le poche domeniche che mancavano alle nozze non
ci sono testimonianze, ma, considerando l'eccellente predisposizione della futura sposa, come si
deduce dai fatti fin qui descritti, si potrebbero fare le pi estrose congetture.
Poco prima che si scateni il temporale
Durante la tranquillit innaturale che precedette il temporale  perch quella domenica il
temporale ci fu eccome  Marcantonia aveva continuato a russare. Non sul tavolo, ma nel letto, dove
con non poca fatica l'aveva trascinata sua sorella. Il sonnifero non era affatto scaduto. Bene, pens
Solimana mentre lavava i piatti, avrebbe continuato a usarlo se fosse stato ancora necessario.
And alla finestra. Il cielo era diventato di un grigio-violetto fosforescente. Non si muoveva una
foglia. La tempesta non avrebbe tardato ad arrivare. Decise di andare a letto. Solo per riposarsi un po',
altrimenti avrebbe fatto fatica a prendere sonno la notte. Poteva sfogliare qualche rivista fino alle sei.
Alle sei c'era l'ultima puntata della radionovela. Le piaceva la voce vellutata dell'uomo che raccontava
le scene. E poi, si era innamorata del protagonista. Un uomo cos le sarebbe piaciuto.
Quando il cielo era diventato grigio-violetto fosforescente, il signor Fernndez si trovava in
mezzo al bosco, seduto sul tronco di un albero caduto. In pi, era incazzato. Non aveva cacciato niente,
ma non era quello il motivo. Per lui poteva estinguersi l'intera selvaggina del pianeta. A seguito dei
fatti accaduti, dopo ventotto anni aveva dovuto farsi una sega. Da quella parte, per il momento, era a
posto, ma la rabbia non gli era passata. Se la sorella della troia si era svegliata, non c'era altro da fare.
Solo che questa sorella che si era svegliata lui non l'aveva sentita. Quel che pi lo faceva imbestialire
era che, invece di metterci una pietra sopra e dimenticare la troia, come il naufrago aggrappato a un
pezzo di legno lui si aggrappava a quelle tre parole  Ti far sapere  con cui la troia lo aveva mollato
l col tigrotto imbestialito.
Si alz, prese il fucile che aveva lasciato appoggiato al tronco e si incammin. Usc dal bosco. Il
cielo non lasciava presagire niente di buono. Decise di tornare a casa.
Nello stesso momento, la vedova Manch stava guardando dalla finestra. Brutto tempo. Quelle
nuvole scure le mettevano un'angoscia spaventosa. Se la prese con la Madonna. Ce l'aveva sempre con
la Madonna. Era stata lei la colpa di tutti i suoi guai. Quelli che aveva avuto in passato, perch adesso,
se il tempo era bello, lei non aveva bisogno di chiedere niente a nessuno. In passato, tutte le volte che
aveva chiesto aiuto alla Madonna le era andata male, quindi con la Madonna aveva chiuso.
Guard di nuovo il cielo. Se arrivava il temporale, di sicuro le linee telefoniche sarebbero state
interrotte, e lei cosa faceva? Senza le telefonate la sua vita non aveva scopo. Erano ossigeno per i suoi
polmoni. Tutte le telefonate, persino la pi insignificante, avevano la loro importanza. Se la signora tal
dei tali telefonava alla panetteria perch le mandassero meno pane del solito, voleva dire che aveva
iniziato la dieta. Una dieta la inizi se vuoi dimagrire, quindi ci poteva essere un amante. Se
telefonavano al macellaio perch avevano bisogno di pi carne, significava che c'erano degli ospiti.
Quali ospiti: i soliti o nuovi?
Guard per la terza volta il cielo. Be', se tagliavano le linee poteva mettere a posto i quaderni.
Aveva sostituito il quaderno grosso con tanti piccoli. Uno per ogni abbonato. Il quaderno grosso si era
rivelato inappropriato: mentre per certi utenti avanzavano molti fogli in bianco, per altri non bastavano
le pagine.
Mal che vada rileggo le puntate e butto via quelle ormai finite. Doveva fare attenzione, per:
una volta che le linee erano state interrotte per due settimane, presa dalla disperazione si era messa a
fare pulizie e aveva bruciato un quaderno che credeva ormai inservibile e che poi invece si era rivelato
prezioso, cos non seppe mai il nome dell'amante del barbiere, non del vecchio Tiko, ma di quello
nuovo. Nelle conversazioni si faceva accenno a una donna del paese, addirittura sposata, senza dire il
suo nome che, appunto, doveva essere nel quaderno bruciato.
Oltre al brutto tempo in arrivo che minacciava giorni vuoti, non aveva il pane per le tostadas
dell'indomani. Quella mattina Pepincito era tornato senza il pane. E il pane? gli aveva chiesto con il
migliore dei modi per non spaventarlo.
La panetteria era chiusa.
Chiusa? Come mai?
Pepincito era rimasto un attimo disorientato, poi:  morta la signora Pregadio.
Morta la signora Pregadio? Che cosa spaventosa! E com' morta?
A questo punto Pepincito era scappato senza risponderle n prendere la sua monetina.
Povera signora Pregadio, era una brava persona. Sfrenatamente pettegola ma brava. Del resto,
lei non era la pi indicata per dare del pettegolo a nessuno. Il pettegolezzo era il suo pane quotidiano.
Al pensiero del pane si rannuvol di nuovo. Come faceva senza le sue tostadas? Signore
perdona il mio egoismo, ma pi che la morte della signora Pregadio mi dispiace non avere il pane per
le mie tostadas.
S, era proprio seccata. Poteva mangiare senza pane, ma la colazione senza le tostadas era una
tragedia. Chiss com'era morta la signora Pregadio. Un infarto, forse, tuttavia in quella storia c'era
qualcosa che non quadrava. Se era morta ci sarebbero state delle telefonate. Non si muore tutti i giorni.
Invece niente. Quella mattina, dalla panetteria non c'erano state chiamate, n in arrivo n in partenza.
Guard l'ora. E se telefonava alla macellaia? No, magari stava facendo la siesta. Ormai non era
ora di siesta, ma quando non andava a scuola quella poltriva in vestaglia tutto il giorno passando da una
sedia all'altra.
Sapeva tutto, lei. Scart la macellaia.
Poteva chiamare il benzinaio, era aperto, ma non aveva confidenza. Poi le venne in mente la
merciaia. Forse stava ascoltando la radionovela della domenica... Bella donna, la merciaia. Gente
bene, anche i genitori. Prima di fare la telefonista, lei andava spesso dalla signora Paganini. Povera
signora Paganini, morta pazza. E povera signorina Solimana, con quella sorella! Non capisco perch
Pepincito non voglia andare da lei, la gente ha ragione, quel bambino non ha tutte le rotelle a posto,
vabb io la chiamo, magari sa dirmi qualcosa.
Quando suon il telefono, alla radio c'era l'intervallo pubblicitario, altrimenti non avrebbe
risposto. Era l'ultima puntata e non si sapeva ancora per quale delle due donne si sarebbe deciso il
protagonista. Rispondere era una seccatura lo stesso, doveva alzarsi perch il telefono era nel negozio.
Che strano, la domenica non chiamava nessuno. Chi poteva essere?
Solimana si alz e and a rispondere senza mettersi la vestaglia, non voleva perdere tempo.
Pronto?
Buongiorno, signorina Solimana. Sono la signora Manch.
La vedova Manch? Che cosa vorr? Buongiorno, signora Manch. Mi dica.
Disturbo?
Niente affatto. Mi dica.
Volevo chiederle se sa qualcosa della povera signora Pregadio.
La panettiera? Perch povera? No, che cosa  successo?
Lei non sa niente?
No.
Glielo chiedevo perch oggi Pepincito  tornato senza il pane. Mi ha detto che la panetteria era
chiusa. Qualcosa le diceva che era meglio non aggiungere altro.
A Solimana venne in mente la faccia terrorizzata del figlio della sarta quando lo aveva visto
quella mattina nella panetteria. S, io c'ero. Si  affacciato, poi  scappato lasciando la porta aperta,
ma cosa c'entra con la signora Pregadio?
No, niente. Pensavo che fosse capitata qualche disgrazia, sa com'. Meglio cos. Mi dispiace
di averla disturbata. Arrivederla.
Solimana pens che la telefonista stava peggiorando. Ormai era sicura che quello stupido
bambino non avrebbe parlato. Torn subito a letto. Sua sorella continuava a russare. L'uomo dalla voce
vellutata aveva iniziato a raccontare l'ultima parte della radionovela.
La vedova Manch attacc la cornetta. Era pi seccata di prima. Aveva fatto la figura della
cretina. Quindi quel mascalzoncello si era inventato tutto, ma perch? Che senso aveva? Non capiva
nemmeno perch lo avesse coperto. La gente aveva ragione, quello era proprio scemo. In quel
momento un fulmine terribile squarci il cielo da est a ovest. And via la luce. Oh no!
La vedova Manch, col cuore in gola, part di corsa a controllare le linee.
La tormenta di Santa rosa
Quando Colpo di Tosse era entrata nel salotto con la scopa in mano, un fulmine, il primo, aveva
squarciato il cielo da est a ovest. Concentrata a fissare le mutandine di sua figlia appese all'abat-jour,
nemmeno se n'era accorta. Ignorava, come d'altronde tutti quanti, che di l a poco si sarebbe scatenato
un temporale come mai si era visto nei paraggi. Un disastro simile non lo ricordava nemmeno il pi
anziano degli abitanti del paese, quel vecchio quasi cieco scartato da Solimana, appunto perch era
vecchio e quasi cieco.
Il cielo era diventato ancora pi scuro. Un silenzio innaturale avvolgeva ogni cosa. Quel
silenzio che fa smettere i cani di abbaiare e gli uccelli di cinguettare, e persino le mucche alzano la testa
dall'erba smettendo di ruminare. Poi si era scatenato il vento. Un vento che non poteva sollevare molta
polvere, perch la pampa  coperta d'erba. Infatti, l'unica polvere che alz fu quella della sola strada
del paese, che bast a ricoprirlo. Poi, uno qua, un altro l, incominciarono a sentirsi degli spari. Chi
poteva sparare con quel vento? Se qualcuno fosse rimasto all'aperto, avrebbe dovuto aggrapparsi a
qualcosa per non cadere. Infatti, non erano spari, ma una grandine dai chicchi grossi come mele che
quando battevano sui tetti di lamiera sembrava fosse arrivata la fine del mondo. Dur cinque minuti,
cinque soltanto, poi inizi a piovere mentre il vento continuava a imperversare. Piovere non  il termine
esatto, inizi a diluviare. Una cortina d'acqua che non permetteva di vedere a un metro di distanza.
Questi particolari atmosferici non furono percepiti dal futuro sposo, distratto com'era dai fatti
che lo stavano coinvolgendo. Nemmeno lo preoccup che fosse andata via la luce, anzi, la penombra
agevol le cose, casomai Colpo di Tosse avesse avuto un buco di riserva per continuare a spiarli.
Dopo che la coppia si fu calmata come natura vuole, il futuro sposo lasci la casa molto
soddisfatto, anche questo va detto. Il vento era talmente forte che a met strada gli port via la capotta
della Ford T  vecchia, ma ben tenuta , la cosa alla quale, dopo la futura sposa, teneva di pi al
mondo. Correva contro il vento e l'acqua, and a finire in una cunetta. Fu grazie a un gaucho
ritardatario che passava sul suo baio e lo trov privo di conoscenza che quel matrimonio ebbe luogo.
L'interruzione della corrente elettrica fu accolta in diversi modi a Palo Santo.
Pepincito, che stava leggendo un fumetto dove il personaggio principale era pugnalato da una
donna identica alla signorina Solimana, lanci un urlo agghiacciante e sua madre fece cadere la tazza di
t che aveva in mano.
Il signor Fernndez non se ne rese conto. Era sotto le coperte. Non si sarebbe alzato nemmeno
per la cena. Era gi, era molto gi. Dopo le dita della troia sul suo tigrotto, non se la sentiva di vedere
la faccia del cesso.
Solimana non seppe con quale delle due donne rimase il protagonista della radionovela.
Pagnottina ne approfitt per prendere dalla ghiacciaia le paste avanzate dal t e and a chiudersi
in camera.
Come gi detto, la vedova Manch corse a controllare le linee. Non si sentiva niente. Inizi a
piangere sommessamente.
La tormenta di Santa Rosa dur tre giorni e tre notti. Mercoled mattina, primo settembre nel
calendario, il cielo si present cos azzurro che sembrava di vetro. L'aria era pungente, l'unica strada
del paese, una pozzanghera unica. Si vedevano alberi spaccati fino alle radici, lamiere che
galleggiavano, uccelli morti, e  sui tetti  i gatti avevano tutta l'aria di non voler scendere.
Quel mercoled mattina la scuola rimase chiusa: inagibilit delle strade.
Il signor Andreani apr la macelleria esponendo solo cinque metri di salsicce e due di
sanguinacci, in buone condizioni, per quanto nella ghiacciaia il ghiaccio si fosse quasi tutto sciolto.
Chiss quando sarebbe passato l'uomo del ghiaccio!
La panetteria non aveva aperto. Si era allagato il magazzino della farina.
Il negozio della signorina Solimana era aperto, come lo era stato durante il temporale. Le calze
non patiscono.
Cuffie alle orecchie e sguardo folle, la vedova Manch metteva e toglieva incessantemente i
cavi dagli appositi buchi per verificare lo stato delle linee telefoniche.
Pepincito, da quando domenica si era trovato davanti quella orribile signorina Solimana e aveva
mentito alla vedova Manch  l'unica persona che lo trattava bene , visse tre giorni orribili, con quel
temporale orribile e con il suo orribile padre, che non lo aveva nemmeno degnato di uno sguardo.
Erano ormai passati undici mesi, ventuno giorni, undici ore e trenta minuti da quando era
capitata quella cosa. Avrebbe mai potuto dimenticarla? Ci aveva provato in tutti i modi, si era persino
colpito in testa per perdere la memoria come facevano nei fumetti. Un colpo in testa e tutti perdevano
la memoria. All'inizio non aveva avuto il coraggio. Chiss che male, darsi un colpo in testa! Se te lo d
un altro, ancora ancora, ma da solo devi avere un bel coraggio. A lui il coraggio era venuto un sabato
pomeriggio, quando aveva incrociato la signorina Solimana. In pi, lei si era fermata a guardarlo.
Senza pensarci due volte era andato di corsa dritto nello sgabuzzino, aveva preso il martello e pam, si
era dato una martellata sulla testa. Gli erano apparse tante lucine gialle fosforescenti davanti agli occhi
e il male era stato terribile. Forse aveva urlato, perch sua madre era arrivata di corsa tutta agitata
chiedendogli cosa fosse successo. Lui le aveva detto che era scivolato, cos oltre al mal di testa si era
beccato un cazzotto proprio dove si era dato la martellata. Poi sua madre se n'era andata dicendo la sua
frase preferita: Che vita di merda.
Vita di merda era la sua. La memoria non l'aveva persa, anzi, sembrava che quella scena
orribile si fosse inchiodata nel suo cervello.
Tutto era iniziato quando sua madre lo aveva mandato da quella maledetta signorina Solimana a
comprare quei maledetti bottoni. Pioveva a dirotto. Come adesso, l'unica strada del paese era allagata, i
marciapiedi pure, ma sua madre era cos, se voleva una cosa la voleva e basta.
Quando era entrato nel negozio, la signorina Solimana non c'era. A volte capitava, ma dopo la
scampanellata arrivava subito. Siccome quella non si faceva viva, lui  maledetta l'ora  era andato
avanti. Aveva superato il retro, imboccato il corridoio, poi, di nuovo maledetta l'ora, aveva continuato
ad andare avanti.
Conosceva la casa perch la signorina Solimana, quando ancora lui non sapeva che fosse un
mostro, a volte lo mandava a far la spesa. Niente a che vedere con la vedova Manch: non gli dava la
monetina n gli offriva niente da mangiare; se poi lui si confondeva, gli faceva una testa cos. Ma ci era
abituato, i grandi trattano sempre male i bambini; quindi era andato avanti per il corridoio. Nel salotto
non c'era nessuno. Aveva proseguito fino alla cucina. Se almeno la porta fosse stata chiusa, sarebbe
tornato indietro. Invece quella maledetta porta, di quella maledetta cucina, di quella maledetta casa: era
aperta. Fece ancora due passi, poi vide la scena.
Voleva scappare, ma all'improvviso gli erano spuntate delle radici ai piedi. Voleva chiudere gli
occhi, ma aveva uno stuzzicadenti in ciascuno di loro. Fatto sta che era rimasto a guardare quella scena
rivoltante come incantato: la signorina Solimana si stava mangiando la sorella. La cosa pi spaventosa
era che la stava mangiando viva. S, la scema era viva. L'aveva legata al tavolo perch non scappasse e
l'aveva imbavagliata con un fazzoletto perch non si sentissero le urla. Chiss che male, essere
mangiato vivo. C'era del sangue, ma la cosa che gli fece pi schifo era il pezzo di sorella che la
signorina Solimana teneva in mano. Forse aveva urlato, perch lei si era voltata di colpo e lo aveva
guardato. Quello sguardo, mai mai mai pi in vita sua se lo sarebbe dimenticato. Poi era svenuto.
Quando si era svegliato, il mostro era con la faccia sulla sua. Gli pareva di essere tutto bagnato
e quella gli urlava: Mi senti?.
Certo che la sentiva. Non aveva pi il pezzo della sorella in mano. Forse se l'era mangiato. Lui
aveva tentato di scappare, ma lei lo aveva afferrato per un braccio: Senti bene quel che ti dico. Se parli
con qualcuno di quello che hai visto, ti taglio la gola con queste forbici. Hai capito?.
Quando finalmente era riuscito a scappare, aveva iniziato a correre come un pazzo, senza
fermarsi e pestando pozzanghere, fino a raggiungere la saletta cucito. Solo quando aveva visto sua
madre che lo guardava con una faccia da pazza  ormai tutti sembravano pazzi  aveva capito che era
stato un errore andare direttamente da lei senza darsi prima una calmata.
Ma cosa c'hai? Fa' vedere. Oddio, questo  sangue! aveva detto spaventata la mamma mentre
lo guardava dappertutto. Non contenta, l'aveva portato in bagno e l'aveva spogliato cercando la ferita.
Non c' niente, non capisco. Cosa vuol dire questa macchia di sangue?
Pedro, facevamo un modellino, si  tagliato con un pezzo di lamiera, forse mi sono macchiato
col suo sangue.
Modellino? Pedro? Pezzi di lamiera? Con questa pioggia? Ma cosa stai dicendo? Non sei
andato dalla merciaia a prendere i bottoni?
Al sentire il nome del mostro si era messo a tremare.
Cosa ti succede, Madonna santa? Io non ce la faccio pi, dove sono i bottoni?
Me ne sono scordato, mammina, scusa.
Dopo il cazzotto, sua madre era andata a prendere dei vestiti puliti. La sent farfugliare
qualcosa. Non riusc a capire tutta la frase, ma finiva con merda.
Qualcuno trama nell'ombra
Da quel mercoled iniziarono ad accadere una serie di fatti che sarebbero finiti in tragedia. A
dire il vero, tutto era incominciato molto tempo prima, anche se nessuno lo sapeva.
Be'... qualcuno s.
Pagnottina arraffa tutto
Mezzogiorno dello stesso mercoled. La signora Andreani si apprestava a preparare il pranzo.
Non era andata a scuola. Per forza, era tutto allagato. Non era venuta neppure la povera Gregoria.
Chiss come l'avranno passata lei e la vecchia nel rancho con tutta questa pioggia, le ho detto mille
volte che pu rimanere a dormire da noi, ma piuttosto di dare una mano a cena preferisce andarsene
tutte le sere in quel rancho che cade a pezzi, alla fine le schiaccer tutt'e due. Sa che pu andare a
trovare sua madre quando vuole, ma niente,  un'ingrata, le diamo la carne e i nostri vestiti e si
lamenta pure che le vanno larghi. Non c' il pane, ma mi arrangio con le gallette salate, faccio una
purea per accompagnare le salsicce e sono a posto. Senza la carne  un guaio, frutta e verdura manco
a parlarne, il camion non verr per almeno una settimana. Non c' il fruttivendolo in paese, ma salvo
un po' di frutta per i bambini, la verdura chi la mangia? I pomodori d'estate, un pezzo di zucca e
qualche patata per il bollito, un po' d'insalata la domenica per accompagnare l'asado, poi basta, c'
ancora qualche vecchio gringo che fa l'orto, ma con tanta carne, chi perde tempo a pulire la verdura
che poi non riempie nessuno? Con la purea e la salsiccia sono a posto, in pi c' il budino, un budino
di pane riempie. L'ho fatto ieri apposta, ci vuole un giorno di stagionatura perch venga meglio, ci ho
messo tutto il latte che avevo pi sei uova per ammorbidire il pane duro che mi d la Pregadio. Un
giorno o l'altro le galline si spaccheranno il becco, cosa mette nel pane per farlo diventare cos duro?
Nel magazzino  al sicuro, nella ghiacciaia, a parte il fatto che non c' pi ghiaccio, o nel cortile,
quella stronza ci arriva di sicuro.
Sbucci le patate, le lav, le mise dentro una pentola. La riemp per met d'acqua e la pos sul
fuoco. Oggi devo portare la ragazza a provarsi il cappotto, che seccatura! Adesso vado a prendere il
budino.
Per precauzione lo aveva messo sullo scaffale dietro la scatola degli attrezzi. Spost la scatola.
Prese il vassoio. Troppo leggero. Sent il sangue affluirle alle guance. Tolse il tovagliolo: il vassoio era
pulito come se lo avesse leccato un cane che non mangiava da due settimane. Quella l'ammazzo! Non
le sono bastate le paste che si  sbafata quando  andata via la luce, ha fatto fuori l'intero budino, otto
porzioni! L'ammazzo!
Le vennero in mente le gallette salate, ci contava per accompagnare il pranzo. Part sparata
dentro casa. Si ferm davanti alla credenza della cucina. Non si decideva ad aprirla. Diede un profondo
sospiro. Coraggio, Mara Anglica!
Non si chin sulle gambe, i chili iniziavano a darle fastidio. Si limit a piegar la schiena.
Allung il braccio, tast con la mano finch trov il barattolo che aveva spinto sul fondo perch non si
vedesse. Eccolo qua! Lo trascin fino al bordo: troppo leggero. Per puro masochismo prese il barattolo,
lo appoggi sulla credenza, tolse il coperchio: nemmeno le briciole. L'ammazzooo!
Il signor Andreani era uscito nel cortile per prendere la scopa quando sent le grida. Cosa stava
capitando a sua moglie per urlare in quel modo? Le grida provenivano dalla cucina. Decise di dare
un'occhiata. La trov in piedi davanti a una latta vuota con il coperchio in mano e gli occhi fuori dalle
orbite.
Cosa c'?
Quella stronza ha arraffato tutto. Oggi dovevo portarla a provarsi il cappotto. Falla salire a
calci in culo sulla bilancia e dimmi quanti chili ha preso.
Durante la tormenta di Santa Rosa, approfittando dello scompiglio, Pagnottina aveva messo su
tre chili netti. In quei tre giorni di pioggia il signor Andreani l'aveva vista pi di una volta chiudersi in
camera masticando. Lui era un debole, lo sapeva. Con Pagnottina ancor di pi. Non aveva avuto il
coraggio di dirle niente. Povera Pagnottina, il cibo era pi forte di lei.
Dopo averla fatta salire sulla bilancia, ma senza prenderla a calci, torn da sua moglie, che
stava schiacciando la purea. Non ti preoccupare, cara, vado io dalla sarta, le dico che la bambina 
uscita con la pioggia e ha preso il raffreddore. La tieni sott'occhio per qualche giorno, perde qualche
chilo ed  tutto risolto.
Fa' come ti pare, io da quella non ci vado.
Il signor Andreani si avvicin a sua moglie, le diede un bacio sui capelli. Usc nel cortile.
Aveva dimenticato la scopa. Entr nella macelleria. Si tolse il grembiule. Torno subito disse al
garzone.
Seconda visita del signor Andreani alla sarta
Durante il temporale, la signora Fernndez aveva continuato a cucire  i matrimoni non si
sospendono per pioggia  alla luce di una lanterna a cherosene anche di giorno. Il cielo era sempre cos
scuro che sembrava notte.
Suo figlio era rimasto accanto a lei, accucciato per terra sopra un cuscino, come un cagnolino
terrorizzato dai tuoni. Aveva paura del buio.
Suo marito invece era uscito lo stesso ogni giorno. Non si era neanche preso una
broncopolmonite, in pi non aveva aperto bocca e, cosa ancora pi strana, mangiava appena.
Oggi pomeriggio dovevano venire quelle due balene per la prova del cappotto.
Che vita di merda!
Il signor Andreani stava andando dalla sarta. Ne avrebbe fatto volentieri a meno, se non fosse
stato per la sua Pagnottina. Non sopportava quell'appiccicosa.
Buss alla porta. Concentrata sul lavoro, la signora Fernndez non aveva alzato lo sguardo dal
cucito, altrimenti avrebbe visto il macellaio varcare il cancello. Se  un altro lavoro per il matrimonio,
non lo prendo, non ce la faccio manco volendo, non sono mica un mulo. Se non ce la faccio non ce la
faccio.
Si alz e and ad aprire. Signor Andreani, ma che piaceeere! Si accomodi, la prego. Alla fine
si  deciso! Peccato, giusto oggi che non c' scuola, ma so come togliermi di torno questo moccioso.
Pepincito, vai dalla signorina Solimana a comprarmi una cerniera bianca lunga trenta centimetri.
Come aveva previsto, suo figlio le pass davanti come un fulmine prendendo la direzione opposta.
Almeno per due ore me lo tolgo dai piedi.
Questo bambino mi far diventar matta. Ha visto come si comporta? Proprio come parlare al
muro, non ascolta e scappa come un pazzo. Ma non stia l impalato, si accomodi, la prego e, con un
sorriso a trentadue denti: Adesso siamo tranquilli. Venga che le faccio subito un caff.
Non era ora di caff, ma dopo averle fatto smontare e rimontare il cappotto, con tutto il lavoro
che sicuramente aveva con la storia del matrimonio, il signor Andreani decise di prendere quel
benedetto caff. La segu rassegnato.
La signora Fernndez mise la caffettiera sul fuoco, sempre pronta da quando lui era venuto.
Sapeva che gli piaceva il caff.
Torno subito disse, e scomparve prima che lui potesse reagire. And in camera. Via il
pullover! Prese una camicia trasparente rovesciando tre vestiti dall'armadio. Ci ripens. Via anche il
reggiseno. Un po' di freddo non ammazzava nessuno. S'infil la camicia lasciando slacciati due
bottoni. Non c' molto da far vedere, ma quel poco che c', facciamolo vedere. Si disfece lo chignon.
Mosse la testa lasciando i capelli sciolti. I capelli non erano male, glielo diceva sempre sua madre:
L'unica cosa bella che c'hai.
Gli occhiali? No, gli occhiali li lascio, altrimenti non vedo che faccia fa, se si decide, e se 
venuto per qualcosa sar, agli occhiali dovr abituarsi.
Torn in cucina. Come mai il suo amore aveva quella faccia insofferente? Aveva fatto bene a
tenersi gli occhiali. Adesso poteva controllarlo meglio. Sembrava nervoso, sicuramente a causa di sua
moglie. Quella era una strega. Lo dicevano tutti, in paese. Se fosse stato suo marito  solo a pensare
sentiva un formicolio in tutto il corpo  lo avrebbe trattato gentilmente, dandogli l'affetto che la
macellaia gli negava, lo avrebbe riempito di coccole, lo avrebbe...
Ebbene s, il signor Andreani era nervoso. E quando vide quelle due pustole sotto la camicia
della signora Fernndez, s'infastid di brutto. Le cose che doveva sopportare per la sua Pagnottina!
Forse sua moglie aveva ragione, un po' di pugno di ferro non avrebbe certo fatto male. Lui non ne
aveva il coraggio, doveva lasciar fare a lei. Abituato alle scodelle di sua moglie, quelle due pustole non
le sopportava proprio. Si alz di scatto.
Ma cosa fa? Si sieda disse la signora Fernndez guardandolo negli occhi. S, quell'uomo
aveva bisogno di affetto. Lo prendevi senza zucchero, vero? gli chiese, dandogli all'improvviso del
tu. Non capiva perch in paese tutti si dessero del lei, quando si conoscevano fin da bambini.
S, grazie le rispose il signor Andreani, ripromettendosi di non mettere pi piede in quella
casa.
Tieni, caro.
La signora Fernndez si avvicin in modo da fargli vedere il seno. Lui era timido, lo dicevano
tutti. Poi... forse fu quel lieve odore di carne che esalava a risvegliare il suo sangue siciliano, fatto sta
che, presa da un impeto improvviso, gli si avvicin ancora di pi e lo baci sulla bocca. Ci fu un
movimento scoordinato, si rovesci un po' di caff sulla camicia trasparente, per la precisione sul suo
seno destro. Bruciava, ma ne valeva la pena: il suo capezzolo era rimasto in bella vista a distanza
ravvicinata dall'occhio del signor Andreani. Lui rest a guardarlo. Lei percep benissimo quell'occhio
sul suo capezzolo. Chiuse le palpebre nell'attesa di essere posseduta.
Mia figlia ha messo su tre chili, quindi dovr smontare di nuovo il cappotto. Non avrebbe
dovuto dirlo, ma ormai lo aveva detto. Si scost da quell'orribile donna e se ne and senza salutare.
Il signor Andreani stava tornando a casa pestando pozzanghere e di pessimo umore.
All'improvviso gli venne in mente la signorina Solimana. Ricord come gli si era strusciata contro,
nella panetteria. Che fosse stato un caso? Metti pure... ma perch lo aveva guardato in quel modo?
Certo che se invece dell'appiccicosa lo avesse baciato la signorina Solimana... e se lui non avesse
avuto moglie n figlia...
Entr nella macelleria.
Riguardo a Pagnottina, aveva preso una decisione.
Perch se n'era andato cos all'improvviso, si chiedeva la signora Fernndez fissando la
macchia di caff sul pavimento. Come un automa prese lo strofinaccio dal lavandino e la pul. Si era
lasciata andare, ma non era pentita: adesso lui sapeva come stavano le cose. Gli uomini fanno i furbi,
ma in fondo sono come dei bambini. Ci voleva una spinta. Lei di spinte gliene avrebbe date tante. Un
bel po' di spinte col signor Andreani era quello che ci voleva per sopportare quella vita di merda.
Il suo viso si rannuvol. Perch le aveva detto quel che le aveva detto? Che cosa intendeva con
smontare di nuovo il cappotto perch sua figlia aveva preso tre chili? Lo aveva detto con rabbia, ma
che colpa ne aveva lei?
All'improvviso cap tutto: quell'uomo odiava sua moglie. Era venuto a rassicurarla. Le prove
erano andate male non perch lei fosse una cattiva sarta, ma perch fra una prova e l'altra sua figlia
ingrassava. Tutti sapevano quanto il macellaio adorasse la figlia, quindi non ce l'aveva con la ragazza,
ma con la madre che non la controllava come si deve. Forse, anzi sicuramente, era un odio inconscio
verso la moglie. La ragazza, il grasso lo aveva preso da lei, mica da lui. Nella disperazione era venuto a
confidarsi. Carino da parte sua. Comunque il cappotto io lo lascio cos com', prima o poi quelle due si
faranno vive.
Lui non aveva risposto al bacio, ma come le aveva guardato il capezzolo! E poi, facendole
quella confidenza era come se l'avesse baciata. Lei avrebbe preferito una bella slinguazzata, ma
pazienza... Era sicura che lui non avrebbe dimenticato i suoi capelli sciolti che gli sfioravano la
guancia, n il capezzolo. Diamo tempo al tempo. Era contenta. And in camera a rimettersi il pullover
perch stava gelando.
Il signor Andreani prende una decisione riguardo a Pagnottina
Quando era uscito dalla casa della sarta, il signor Andreani aveva preso una decisione; per
comunicarla a sua moglie aspett la sera, quando erano a letto.
Cara, hai ragione: la bambina deve dimagrire. Mettila a dieta, io non m'impiccio pi, ma
nemmeno vado pi dalla sarta.
Finalmente suo marito tirava fuori i coglioni. La signora Andreani si alz dal letto, accese la
candela che era sul comodino e and in camera di sua figlia.
Apr la porta senza bussare, si avvicin al letto, accost la candela alla sua faccia: bocca piena e
labbra impiastricciate di marrone, Pagnottina stava trangugiando la barretta di cioccolato fondente che
teneva nascosta per fare le torte.
Mara Anglica conta fino a dieci. Arrivata al dieci, disse: Vai a prendere il vaso da notte. Per
una settimana uscirai da questa camera solo per deporre, da mangiare te lo porto io.
Pagnottina rote gli occhi e sbuff guardando il soffitto. Cosa le prendeva alla vacca per
rompere a quell'ora?
Di, muovi il culo, piglia il vaso che poi ti chiudo a chiave.
Uffa! Non rompere... inizi a dire Pagnottina, ma fu interrotta da un forte schiaffo che quasi
la fece cadere dal letto. Lei non era una fifona, da quel lato aveva preso dalla vacca, ma la guancia le
bruciava da morire. Forse era meglio ubbidire.
Da quel mercoled fino al seguente, Pagnottina pass giorno e notte chiusa in camera.
Quella mattina Tiko fa delle scoperte interessanti dietro la toppa
Venerd 3 settembre, Tiko si era svegliato, come sempre ormai da dieci anni, alle sei spaccate. Il
tempo era diventato bello, ma faceva ancora freddo. Dopo la tormenta di Santa Rosa, per due giorni
aveva soffiato il pampero. La gigantesca pozzanghera dell'unica strada si era divisa in tante piccole
pozzanghere.
Per Tiko la cosa peggiore erano le pulizie mattutine; d'inverno, si capisce. Doveva uscire nel
cortile per andare al gabinetto: un buco per terra, il catino per lavarsi le mani e una tinozza per farsi il
bagno. D'estate, si capisce; d'inverno chi si fa il bagno? Comunque era spazioso, e con la luce elettrica.
Soprattutto lo trovavi sempre pulito. Era brava, la povera Gregoria. Faceva pena solo a vederla. Secca
secca, con la faccia verdastra, vestita con gli scarti delle due ciccione, era proprio buffa.
Quando tornava dal gabinetto, si preparava il mate. S, anche lui si era abituato a quel
beveraggio. All'inizio gli era sembrato piscio di cavallo, ma adesso non poteva farne a meno. Mentre
beveva il mate ascoltava, attraverso la parete, i tango del macellaio. Bella musica, il tango. Gardel, poi,
arrivava dritto al cuore, persino al suo che era greco. Caminito, Volver... Ma soprattutto Rencor.
Rencor era il suo tango preferito, forse perch in fondo lui odiava le donne. Con Rencor fantasticava
che la sua vita di merda fosse colpa loro.
Este odio maldito que llevo en las venas
me amarga la vida como una condena.
El mal que me han hecho es herida abierta
que me inunda el pecho de rabia y de hiel.
La odian mis ojos porque la miraron.
Mis labios la odian porque la besaron.
La odio con toda la fuerza de mi alma
y es tan fuerte mi odio como fue mi amor.
...
Dios quiera que un da la encuentre en la vida
llorando vencida su triste pasado,
pa' escupirle encima todo este desprecio
que babea mi vida de amargo rencor.
La odio por el dao de mi amor deshecho
y por una duda que me escarba el pecho.
No repitas nunca lo que vi' a decirte:
rencor, tengo miedo de que seas amor.a
Ascoltare quel lamento lo appagava, in parte. Per colpa di quella donna crudele mai esistita, lui
era finito da solo in quelle due camere in affitto in culo al mondo. Dalla Grecia  dove aveva imparato
il mestiere di barbiere  era andato in Italia, da l a Buenos Aires. Viaggio da schifo, si capisce, ma
Buenos Aires era una gran bella citt. A Buenos Aires aveva frequentato un po' le donne. Cessi o
puttane dei casini, si capisce. Un immigrato greco, povero e che parlava male, fisicamente non un
granch, oltre a cessi o puttane cos'altro avrebbe potuto frequentare? Come mai fosse finito in quel
posto, non riusciva a capirlo, ma non ci mettiamo a rimestare la merda adesso, era finito l e basta.
Sent una voce di donna che proveniva dalla macelleria. Chi poteva essere? Nessuno usciva a
quell'ora, salvo per un'urgenza. Era ancora buio, le strade piene di pozzanghere e faceva freddo. Moll
il mate, and di corsa a nascondere la lanterna in camera, torn, tolse il tovagliolo dalla toppa e si mise
a guardare.
Ecco chi era: la merciaia! Che cosa ci faceva la merciaia a quell'ora  potevano essere le sei e
mezzo  se il garzone le portava la carne tutti i giorni a casa?
Come mai da queste parti cos presto? sent che diceva il macellaio.
Dormo poco io, ogni tanto mi piace fare due passi.
Ti piace fare due passi fra le pozzanghere quando  ancora buio? A chi vuoi darla a bere. Qua
c' dell'altro.
Poi sa, nel mio negozio vengono solo donne, mai un bell'uomo con cui poter fare due parole.
Ecco la troia! Tutte uguali, le donne. Tutte troie. Lui ne aveva frequentate di troie, quando era
giovane, si capisce, adesso ormai nemmeno quelle. Non che non lo interessassero pi, gli piacevano
ancora, eccome; e, se ben motivato, poteva ancora farcela. La merciaia era una gran bella donna, si
capisce, ma troppo secca per i suoi gusti. A lui piacevano belle piene, con dei culi come cuscini. La
macellaia, se non avesse avuto quella perenne faccia incazzata...
Che cosa posso offrirle, signorina Solimana?
Per carit, un gran brav'uomo il suo locatario, si capisce, ma un po' lento. Era chiaro cosa
voleva, quella.
Un po' di salsiccia, magari bella grossa.
Eccola! Lo sapevo io! Tiko si accomod meglio dietro la toppa. Oggi era il suo giorno
fortunato, non sempre gli capitavano scene come questa. Il cretino sembrava imbarazzato. A quella, lui
le avrebbe fatto vedere subito la sua, di salsiccia.
Cos va bene? chiese il macellaio senza guardare la cliente in faccia.
S. Perfetto.
Altro?
No, cos posso venire anche domani, se non le dispiace...
Si figuri, per me  un piacere, quindi non le mando pi il garzone?
No, no, il garzone me lo mandi come sempre. Io faccio ogni tanto un salto da lei, cos, per far
due parole... certo, se le va.
Voleva che le mandasse anche il garzone, magari si faceva pure quello. Tiko continu a
guardare, gli sfugg solo la carezza che la merciaia fece al macellaio mentre prendeva il resto.
Il signor Andreani, invece, quella carezza non l'avrebbe mai scordata.
a. Quest'odio maledetto che ho dentro le vene / mi rende la vita amara come una condanna. Il
male che mi han fatto  ferita aperta / che mi inonda il petto di rabbia e di fiel. / La odian i miei occhi
perch la guardaron. / Le mie labbra la odian perch la baciaron. / La odio con tutta la forza della mia
anima / ed  forte il mio odio quant'era il mio amor. / (...) Dio voglia che un giorno la ritrovi nella vita
/ a pianger sconfitta il suo triste passato, / pe' sputarle addosso tutto il mio disprezzo / che mi riempie
l'anima d'amaro rancor. / La odio pel danno dell'amor mio distrutto / e per un dubbio che mi scava il
petto. / Non ripeter mai quel che io ti dico: / rancor, ho paura che tu sia amor. (Rencor, testo di Luis
Csar Amadori, musica di Charlo, 1932.)
Miguel ngel, il garzone della macelleria
Solimana e Marcantonia erano a tavola. Mentre una si abbuffava, l'altra stava pensando al
garzone. Se il macellaio non glielo avesse nominato, non le sarebbe mai venuto in mente. E dire che
passava tutti i giorni a portare la carne.
Era un bellissimo ragazzo, forse troppo giovane. Faccia birichina. S, proprio un bello stallone.
Degli uomini lei aveva deciso di fare a meno. Fare a meno di sposarsi, se non altro, ma con gli uomini
non ci si sposa soltanto. Ormai erano passati pi di dieci anni da quando aveva stabilito di non sposarsi
pi. Devo telefonare al macellaio, gli dico che domani mi mandi il garzone alle sette e mezzo, alle dieci
 troppo tardi.
Prima, dal macellaio ci andava Marcantonia. Dal panettiere mai, si mangiava tutto il pane per
strada e arrivava con la borsa vuota. Andava matta per il pane, proprio quello che la faceva ingrassare
di pi. Sarebbe meglio alle sette, ma alle sette il garzone deve rimanere nel negozio perch il macellaio
porta la colazione alla moglie. Certo che quando mi ha vista questa mattina  rimasto di sasso,
poveraccio! Con quell'elefante che ha per moglie... eppure sembra innamorato. Sono stata volgare
con quell'allusione alla salsiccia. Be', dopotutto  un macellaio. E se gli telefono adesso? Che ora ?
L'una, troppo tardi, telefono oggi pomeriggio.
Solimana, dov'?
Solimana fece finta di non aver sentito.
Dove lo hai messo?
Sta' zitta e mangia.
Voglio sapere dove lo hai messo, quella notte era buio e non me lo ricordo.
Se non la smetti sai benissimo cosa faccio.
Ti odio.
Un istante dopo, Marcantonia mangiava tranquillissima. Si era totalmente scordata di quello che
aveva appena chiesto.
Alle quattro Solimana fece il numero del macellaio. Per fortuna erano state ripristinate le linee.
Macelleria, buongiorno.
Buongiorno, signor Andreani. Sono Solimana Paganini. Disturbo?
Si figuri, come posso aiutarla?
Prima di tutto mi dica se si  ricordato di me, almeno una volta, da quando sono venuta a
trovarla questa mattina.
Lo sent sorridere, ma non le rispose. Magari aveva gente o c'era la moglie. Difficile, quella non
entrava mai nella macelleria. Per il momento era meglio non insistere. Volevo sapere se domani pu
mandarmi il garzone un po' prima. Devo uscire e alle dieci non ci sono.
Certo.
Avrei bisogno di un chilo di trita. Domani sera ho della gente a cena.
Il sabato mattina la signorina Solimana lavorava. Se usciva, a chi avrebbe lasciato il negozio...
Alla scema? Strano, e poi, gente a cena? Chi ci andava da quelle? A che ora vuole che glielo mandi?
Alle sette e mezzo va bene?
Nessun problema. Vuole altro?
S, ma glielo dir di persona gli rispose, approfittando dell'ingenua domanda.
Arrivederla, signorina Solimana.
A presto, signor Andreani. Ecco fatto, devo ricordarmi di dare venti gocce di sonnifero a
Marcantonia prima che vada a letto, a questo ritmo dovr farmi mandare un altro flacone da General
Gemes.
Quella sera Marcantonia non fece storie. Prima di andare a letto mand gi le venti gocce d'un
fiato. Voleva dimagrire, cos Solimana la lasciava uscire di nuovo, altrimenti non avrebbe pi potuto
mangiare le paste alla panna, ma quello era un segreto.
Solimana guard sua sorella che si era addormentata profondamente. Mise la sveglia alle sette
meno un quarto. Domani doveva alzarsi lei ad accendere la cucina economica. Che seccatura!
Non si addorment subito.
Quando sabato 4 settembre Solimana sent la sveglia, il primo impulso fu di chiamare sua
sorella. Poi si ricord del garzone. Invece che a quest'ora, avrebbe potuto farlo venire dopo cena, solo
che quello non era un orario opportuno per la consegna della carne.
Si mise la vestaglia e and in cucina. Il tempo era cambiato. Da secco era diventato umido.
Incredibile come percepiva i cambiamenti atmosferici. Apr lo sportello della legna nella stufa. Accese
il fiammifero. Niente. L'umidit! Arrotol un foglio di giornale, lo accese e lo mise in mezzo ai
tronchetti. Per certe cose Marcantonia era preziosa. Povera sorella scema, vedrai che sistemer tutto.
Ecco che si sta accendendo, la maledetta.
Il fuoco inizi a crepitare lentamente. Sent arrivare il caldo, cosa che la mise di ottimo umore.
Prepar il caff. Ne bevve due tazzine. Adesso stava meglio. Quella enorme stufa di ferro scaldava
tutta la casa. In cucina, dopo un po', non sopportavi nemmeno una maglia leggera.
And in salotto per verificare la temperatura. Fra un po' si star benone, in questi casi non si sa
mai fino a dove si pu arrivare, ogni uomo  diverso.
And a vestirsi. Si diede una sistemata ai capelli. Oggi doveva andare dalla parrucchiera. Che
noia! Si trucc e si mise le scarpe con i tacchi alti. Poteva arrivare la fine del mondo, ma nel negozio
stava sempre con i tacchi alti.
Guard l'orologio, sette e venticinque. Perfetto. Il salotto era gi abbastanza riscaldato. And
alla porta e tolse il chiavistello. Guard dallo spioncino proprio mentre il garzone stava arrivando con
la cesta in mano. Apr la porta. Accomodati gli disse con un bel sorriso.
Il garzone la guard stupito. Come mai quella lo faceva entrare?
Chiss che freddo fuori. Posso offrirti un caff?
Era il suo giorno fortunato. Un caff a quell'ora offerto da una tipa simile che pure gli
sorrideva. Se non  un disturbo...
Nessun disturbo, per me  un piacere offrire il caff, o qualsiasi cosa, a un bel ragazzo come
te gli disse, regalandogli un sorriso pi che promettente.
Poteva sbagliare, ma secondo lui quella voleva guerra. Gli vennero in mente le cose che si
dicevano sulla merciaia in paese. Peccato che dovesse tornare di corsa alla macelleria. Se  cos, la
ringrazio.
Vieni. Siediti sul sof, non vorrai mica berlo in piedi. Intanto mettiti comodo, togliti il
giaccone, qua non fa freddo.
Solimana spar per preparare il caff.
Lo prendi dolce? gli chiese dalla cucina con voce sensuale.
Io lo prendo dolce. Lei come lo prende?
Questo va veloce, pens Solimana. Quando torn nel salotto, il garzone si era tolto il giaccone.
Certo che qua si sta proprio bene disse lui prendendo la tazzina. Mand gi il caff d'un
fiato.
Fa caldo, togliti anche il maglione.
Se vuole, mi tolgo tutto. Ci sapeva fare lui con le donne. Lo aiutava il suo aspetto, da un po'
lo aveva capito.
Certo. Togliti tutto gli rispose Solimana con un altro sorriso provocante.
Il garzone la guard sorpreso. Sapeva darsi da fare con le donne, ma questa era la prima volta
che gli andava cos liscia. Era una vecchia, per mica da buttar via. Ci togliamo tutto insieme?
Prima tu disse Solimana lanciandogli il terzo sorriso provocante.
E va bene. Il garzone inizi a togliersi i vestiti senza smettere di guardarla. Rimase nudo
davanti a lei, privo della minima inibizione.
Certo che ha una bella faccia tosta, pens Solimana ricordando la goffaggine del cacciatore. Si
avvicin al garzone, gli appoggi una mano sul braccio, inizi a guardarlo dalla testa ai piedi. Era
proprio un bel ragazzo.
Alza le braccia.
Lui fece un sorriso, alz le braccia.
Girati.
Lui si gir.
Adesso vieni. Siediti.
Il ragazzo si sedette e allung la mano cercando d'infilargliela nella scollatura.
Non aver fretta. Stai tranquillo.
Tranquillo! Don Andreani si star chiedendo dove cazzo sono finito, ma cosa fa questa? La
merciaia gli aveva preso un piede e glielo stava accarezzando. Oddio,  fantastica, adesso guarda sotto
la pianta del piede? Questa  proprio suonata.
Il giochetto non gli dispiaceva, ma aveva fretta. Non voleva grane con il padrone, ci teneva a
quel lavoro. Guardava lontano. Era povero, lui, sua madre campava con una pensione miserabile e non
avevano nemmeno la casa di propriet. Casa... Una catapecchia, per essere precisi.
Decise di accorciare i tempi. La prese per le spalle, la attir a s baciandola sulla bocca. Lei lo
lasci fare. Era bello e sapeva baciare. Se avesse avuto vent'anni di meno... Poi: Oddio, si  svegliata
mia sorella! Vestiti subito e scappa prima che ci scopra.
Chi se ne frega di tua sorella, vieni qua.
Vieni domani. Domani mi farai quel che vuoi.
Domani di fretta come oggi? No grazie. Lui la prese per la vita avvicinandola di nuovo a s.
Il garzone aveva ragione. Vieni questa sera.
Questa sera? si stup di nuovo il ragazzo.
S.
E tua sorella?
Di notte dorme come un sasso.
A che ora?
Alle undici.
Cosa faccio? Busso?
No, entra direttamente. Ti lascer aperta la porta sul retro. Adesso vestiti e scappa.
Il garzone si vest in fretta. Solimana prese la carne dalla cesta, gliela restitu e lo accompagn
alla porta. Prima che lui se ne andasse, lo prese per un braccio, lo avvicin a s e gli diede un lungo
bacio sulla bocca. Poi lo spinse fuori e chiuse la porta.
Guard l'ora: le otto e dieci. Aveva ancora venti minuti, ne approfitt per mettere a posto il
negozio prima di aprire.
Tiko aveva fatto tutto per benino, anzi, si era affrettato con le pulizie mattutine, casomai fosse
venuta di nuovo la merciaia. Non voleva perdersi nemmeno una parola. Invece niente. Quella non era
venuta, per c'era stata una novit: anzich portarle la carne alle dieci come tutti i giorni, il garzone era
uscito alle sette e venticinque. Quando la merciaia era venuta, non aveva parlato di cambiamento di
orari. Che avesse telefonato mentre lui era andato al gabinetto, dopo il pisolino? Aveva abituato il
corpo a quell'orario perch la macelleria era vuota. Comunque adesso erano quasi le otto e quello non
era ancora tornato. Cosa ci faceva tutto quel tempo dalla merciaia? Per arrivare, consegnare il pacco e
tornare indietro, al massimo ci volevano otto minuti. Non aveva proseguito con le altre consegne
perch dalla toppa vedeva il macellaio che stava preparando i pacchetti per il resto dei clienti. Qualcosa
non quadra, stiamo a vedere, ecco che arriva!
Ce ne hai messo di tempo per consegnare la carne alla signorina Solimana, non ti pare? disse
il signor Andreani, guardando il garzone di traverso.
A quelle due l si era bloccata la porta che d sul cortile. Sono rimaste chiuse dentro, non
potevano uscire nemmeno per prendere l'acqua. Ho dovuto dargli una mano. Le donne non sanno
proprio far niente disse, considerando chiusa la spiegazione, e spar nel cortile.
Io non ci credo, pens Tiko dietro la toppa.
Alle dieci Solimana alz la cornetta e fece il numero della macelleria, se risponde il garzone
attacco. Rispose il signor Andreani.
Buongiorno, signor Andreani, sono Solimana Paganini.
Buongiorno, signorina Solimana. Qualche problema con la carne?
La carne va benissimo, quello che non va  il garzone.
Tiko, che stava preparando il mate per farsi la terza bevuta, alle parole buongiorno, signorina
Solimana moll tutto e tolse il tovagliolo dalla toppa.
Le  saltato addosso?
Saltato addosso? scapp a Tiko, rischiando di farsi sentire.
Saltato addosso? quasi scapp alla vedova Manch, che dovette alzarsi di corsa per un attacco
di tosse, rischiando di soffocare con un pezzo di tostada andata di traverso.
Tiko smise di guardare; non c'era niente da vedere, ma da ascoltare. Al posto dell'occhio,
avvicin l'orecchio alla toppa. A quello non bastava la cicciona. Aveva voluto farsi la merciaia, magari
anche la scema. Avrebbe dato sei mesi di vita per sapere che cosa stesse dicendo quella dall'altra parte
della linea.
Lei sporga denuncia, io lo caccio subito.
Ecco! Adesso quello finisce nella merda e magari  stata lei a provocarlo. Io le conosco bene le
troie, le conoscevo, si capisce, ma le troie, troie erano e troie rimangono.
E perch non vuole denunciarlo, signorina Solimana?
Come mai la merciaia non vuole denunciarlo? Be', almeno quel disgraziato si salva dalla
galera.
Va bene, non lo caccio solo perch me lo chiede lei.
Non vuole nemmeno che lo cacci!
Ci fu una pausa, poi Tiko sent il macellaio che diceva: Non capisco, perch non dovrei dirgli
niente?.
Quella non vuole nemmeno che il macellaio gli dica niente, perch ha telefonato allora? Forse
le troie di adesso erano pi strambe di quelle di una volta, concluse Tiko, con l'orecchio contro la
toppa. A forza di tenerlo schiacciato, incominciava a fargli male. Al macellaio quello non  mai
piaciuto, figuriamoci adesso. Se sapesse della figlia!
Il signor Andreani pos la cornetta. Poi si ricord che a quell'ora la signorina Solimana non
doveva esserci. Proprio per questo aveva mandato quello stronzo a consegnarle la carne prima del
solito. Dopo l'aggressione sar rimasta troppo male per uscire, bastardo pezzente schifoso!
Dopo il temporale, il paese si rimbocca le maniche
Nel fine settimana fra il 4 e il 5 settembre, il paese inizi a rimettersi in moto. Fu ripristinata la
corrente elettrica, e riaprirono tutti i negozi, panetteria compresa.
Gli abitanti i cui tetti erano stati danneggiati  immigrati o figli di immigrati non ancora
contaminati dalla pigrizia che porta il benessere dovuto alle mucche in abbondanza  sistemarono tutto
per benino. L'unico segno rimasto della tormenta di Santa Rosa fu qualche pozzanghera qua e l.
Le linee telefoniche erano state ristabilite il giorno prima, venerd 3. Una speciale gentilezza di
Dio nei confronti della vedova Manch prima che impazzisse.
Il sabato pomeriggio, come tutti i sabati pomeriggio, Solimana and dalla parrucchiera. La
domenica mattina, come tutte le domeniche mattina, and a prendere il pane. Trov la solita coda di
gente che comprava, oltre al pane, le paste e i cornetti. Non c'erano le torte. Date le circostanze, non
era stato possibile prenotarle con due giorni di anticipo.
Trov di nuovo la moglie del muratore e decise di farlo venire appena fosse stato libero. Non
vide il figlio della sarta, n incroci il macellaio all'uscita.
Solimana non aveva visto Pepincito perch il bambino era andato a comprare il pane prima che
aprisse la panetteria, spaventando la signora Pregadio, che quasi moriva sul serio quando lui aveva
bussato sul retro.
Pepincito si era alzato all'alba. La sera prima aveva pregato sua madre di svegliarlo presto. Non
avrebbe mai pi lasciato la vedova Manch senza le sue tostadas.
La signora Fernndez era sempre pi preoccupata, ma cosa poteva fare? Si era alzata presto per
svegliarlo, rovinandosi cos l'unico giorno della settimana in cui poteva dormire di pi. Suo marito si
comportava come se quel figlio non fosse suo. Appena avesse avuto un po' di tempo, doveva portarlo
da doa Mara. A quel bambino gli avevano fatto il malocchio. Un po' rintronato lo era sempre stato,
ma ultimamente aveva passato ogni limite.
Domenica 5 settembre non ci fu la matine danzante nel salone da ballo. Dopo il temporale
c'erano troppe cose da sistemare e tante spese da fare, e nessuno pensava a divertirsi. Solo al futuro
sposo non era calato l'entusiasmo. Come tutte le domeniche, era andato a far visita alla futura sposa;
non con la Ford T, che era dal meccanico, ma a cavallo, e aveva passato una serata deliziosa.
Pepincito chiarisce certe cose con la vedova Manch
Dopo la tormenta di Santa Rosa, Pepincito e la vedova Manch chiarirono un po' di cose.
Adesso mi devi dire perch ti sei inventato che era morta la signora Pregadio.
Colto alla sprovvista, Pepincito decise di raccontare la verit: Nella panetteria c'era la
signorina Solimana, ho avuto paura e sono scappato.
La vedova Manch si ricord che al telefono la merciaia le aveva detto che Pepincito era
scappato, ma perch doveva aver paura della merciaia? E perch hai avuto paura della signorina
Solimana?
Perch aveva avuto paura della signorina Solimana? Decise di continuare a dire la verit:
Perch una volta sono entrato nel suo negozio, ma lei non c'era. E siccome non veniva, sono andato
sul retro e ho continuato a camminare fino al salotto. Si ferm di botto.
E poi?
Doveva modificare l'ultima parte. Nel salotto c'era la signorina Solimana tutta nuda con un
signore tutto nudo. Si  arrabbiata e mi ha picchiato con un martello.
Oddio! Con un martello?
La vedova Manch lo stava guardando spaventata. Ecco! Quello non doveva dirlo. Adesso
telefonava alla macellaia, che telefonava al cugino commissario e veniva fuori un casino. Era di
gomma.
Che cosa era di gomma?
Il martello.
Un martello di gomma? Mai sentito, comunque non  una bella cosa da fare a un bambino.
Non mi ha fatto male per niente, solo che poi mi ha sgridato e ho avuto paura.
Ho capito.
E poich Pepincito aveva tutta l'aria di aver finito  e lei senza sapere chi fosse l'uomo nudo
che c'era con la merciaia non avrebbe dormito la notte  gli chiese: E chi sarebbe questo signore nudo
che era con la signorina Solimana?.
Ecco! Chi era il signore nudo che c'era con la signorina Solimana? Doveva guadagnare tempo.
Vuole proprio saperlo?
S.
Se glielo dico, mi terr sempre con lei per far la spesa e non cercher nessun altro?
S.
S, mi terr sempre con lei, o s, cercher un altro?
S, ti terr sempre con me, ma adesso dimmi chi era il signore nudo con la signorina
Solimana quasi url la vedova Manch, mascherando a stento un'ansia che le bloccava il respiro.
Intanto Pepincito stava passando mentalmente in rassegna gli uomini del paese: li immaginava
tutti vestiti. Tranne uno. Lui aveva visto un solo uomo nudo in vita sua: Era il mio pap.
Il tuo pap?!
Certo che quella si dava da fare: provocava il macellaio al telefono, si faceva quasi violentare
dal garzone, andava a letto con il marito della sarta.
S, vedova Manch.
Signora Manch.
S, signora Manch.
E tuo padre cosa ha fatto?
Niente, ma mi odia, non mi parla pi e non vuole portarmi a caccia.
Povero piccino, vieni che ti do una fetta di torta.
Durante la ricreazione Pepincito abborda Reinoso
Luned 6 settembre riapr la scuola. Alla seconda ricreazione, Pepincito era concentrato a
guardare Reinoso. Com' possibile che Reinoso abbia quattordici anni, solo tre pi di me, se  pi alto
del babbo?
Pepincito non si sbagliava. Reinoso non aveva quattordici anni ma sedici. Reinoso padre ci
aveva messo due anni per andare all'anagrafe. Mica facile andare all'anagrafe se si  poveri. Per un
povero niente  facile.
Pepincito fece due passi verso Reinoso, che era appoggiato al muro e si stava pulendo le unghie
con il coltello a serramanico. Prese coraggio e disse: Reinoso. Oddio mi sta guardando come se fossi
una merda di cane.
Cosa c', merda di cane?
Il primo istinto fu di scappare, poi pens alla signorina Solimana e si decise: Devo farti una
proposta.
Scusa? Non ho sentito bene. Puoi ripetere, per favore?
Pepincito si concentr sul pezzo vivo della scema che la signorina Solimana stava mangiando
quando lui l'aveva scoperta. Devo farti una proposta.
TU. A ME. Devi farmi una proposta?
S... s.
Sparisci, se vuoi continuare a vivere.
Pepincito cap che quella non era la strada giusta. Vuoi farti un bel po' di soldi senza fatica?
Le orecchie sporche di Reinoso si rizzarono. Che cosa vuoi dire, pezzo di verme marcio, con
un bel po' di soldi?
Anche dei gioielli. Se vuoi, potresti sottrarre una grossa somma di denaro e gioielli di
immenso valore. E tutto, ti do la mia parola, senza grandi sforzi. Doveva esprimersi bene. Lo aveva
imparato dai fumetti. Quando si trattava di affari, i personaggi parlavano in quel modo.
Reinoso stava diventando nervoso. Primo, non gli piaceva che lo vedessero parlare con quel
moccioso. Secondo, lo stronzetto parlava difficile. Ma quello che pi lo faceva arrabbiare era che
voleva continuare ad ascoltarlo.
Te lo dico per la seconda e ultima volta: se ci tieni a vivere, spa-ri-sci.
La faccia di Reinoso continuava a essere minacciosa, ma Pepincito not un lieve cambiamento
nel tono della voce. Si fece coraggio: Parlo sul serio, sarei scemo se mi mettessi a raccontare balle a
uno come te. Mi ammazzeresti come un verme.
Reinoso lo guard, chiuse il coltello e se lo mise in tasca. Prese Pepincito per un orecchio e lo
trascin fino al campo di calcio che c'era dietro la scuola.
Ahi! Mi fai male!
Vuoi che ti faccia peggio?
No.
Adesso spiegami che cosa sono tutte queste stronzate.
Conosco un posto dove hanno un sacco di soldi. Tu vai, entri e te li prendi.
Sei proprio un ritardato. Dimmi chi, in questo cazzo di paese, tiene i soldi a portata di mano,
cos io vado e me li prendo.
Tu conosci la signorina Solimana?
Certo, deficiente, qua si conoscono tutti. Che cosa c'entra quella?
Nel salotto della signorina Solimana c' una credenza piena di soldi e gioielli: oro, smeraldi,
rubini, zaffiri, ametiste. Lo aveva letto in un fumetto. I ladri erano entrati in un castello dove c'era un
forziere pieno di gioielli.
Che cazzo sono le ameniste?
Ametiste. Sono gioielli d'immenso valore, e siccome nemmeno lui sapeva bene come fossero
fatte queste ametiste, aggiunse subito: Tu devi solo controllare che non ci sia nessuna cliente nel
negozio. Poi entri, la colpisci il pi forte possibile, vai nel retro dove le donne si provano i reggiseni,
imbocchi il corridoio, la prima porta a sinistra  il salotto. Dentro c' la credenza: prendi i soldi e i
gioielli, poi scappi.
Ho capito. Quella ti ha detto: Vieni che ti faccio vedere dove nascondo i soldi e i gioielli, cos
tu lo dici al tuo amico e lui viene e me li ruba.
Ma no! Io ci vado sempre perch mi manda mia madre, che fa la sarta.
Lo so che tua madre fa la sarta, o pensi che viviamo a General Gemes? disse Reinoso.
Malgrado General Gemes contasse 5346 anime, lui la immaginava suppergi come Buenos Aires,
visto che non era mai uscito dal paese, nemmeno per andare dal medico.
Va bene, era solo per dirti che mia madre mi manda da lei a comprare bottoni, cerniere, cose
cos. In pi  a volte  le faccio la spesa.
Gi, vero che tu sei l'imbecille che fa la spesa a tutte quelle vecchie di merda. Non ti
vergogni?
Un pochino rispose Pepincito per accontentarlo. Quindi, quando vado a farle la spesa, la
signorina Solimana prende i soldi dalla credenza. C' una scatola piena di soldi e, di fianco, uno
scrigno pieno di gioielli.
Uno scri... che?!
Un coso pieno di gioielli disse Pepincito, pentito a morte di aver iniziato quella storia. Non
era detto che Reinoso ammazzasse la signorina Solimana, in pi adesso lo stava guardando malissimo.
E tu perch dovresti farmi questo favore?
Ecco: perch offriva a Reinoso la possibilit di diventare ricco? Perch voglio essere tuo
amico.
Giusto. Il verme era una mezza sega che aveva paura di tutti e voleva uno che lo proteggesse.
La campanella mise fine alla ricreazione. Pepincito cerc di scappare, ma Reinoso gli afferr un
braccio e glielo pieg dietro la schiena: Dove pensi di andare?.
Ti ho detto tutto, adesso lasciami.
In quel momento comparve la signora Andreani. Ehi, voi due! Che cosa aspettate? La
carrozza? Cosa sta facendo Reinoso con quello stordito? Dopo la ginocchiata sembrava che
finalmente avesse capito che non scherzo... Non mi piace.
In classe, la signora Andreani trov che Reinoso aveva un'aria strana. Mai visto cos. O
dormiva o disturbava. Una faccia come quella, era la prima volta. Non le piacque per niente.
Durante l'ora di lezione, Pepincito guard Reinoso per ben diciassette volte; per diciassette
volte trov il suo sguardo. Inoltre, ci si mise pure la maestra: Fernndez, mi spieghi cosa c'entra
questo disegno con la composizione che ha scritto.
Silenzio.
Fernndez,  sordo?
No.
No, signora maestra.
No, signora maestra.
Le ripeto: perch, se ha scritto un tema intitolato Mio padre va a caccia, e fin qua nessun
problema dato che il tema era libero, ha poi fatto questo disegno?
Pepincito non rispose, nemmeno lui sapeva perch invece di disegnare un uomo con un fucile
avesse disegnato una donna pugnalata. Lo salv la campana che annunciava la fine delle lezioni.
Vabb, me lo spiegher un'altra volta. Cancelli questo disegno senza bucare il foglio, e ne
faccia un altro adatto al tema.
Mentre Pepincito si avviava verso la porta, lo avvicin Reinoso: Ci vediamo fuori.
Io devo andare subito a casa.
Te lo dico io dove andrai tu, se continui a fare l'imbecille: al cimitero.
Pentito a morte, Pepincito aspett che si finisse di cantare l'inno nazionale e che il
portabandiera leccapiedi schifoso sparisse nella Direzione per mettere la bandiera nel baule. Cos aveva
sentito dire, perch lui non era mai stato portabandiera.
Si gir a guardare Reinoso. Reinoso lo stava guardando.
A domani, alunni.
Adomanisignoramaestra.
Tutti iniziarono a muoversi verso l'uscita. Pepincito aveva lo stomaco annodato. Adesso
Reinoso voleva continuare a parlare dei gioielli, la panetteria chiudeva e sua madre poi chi la sentiva.
Non si sognava neanche di scappare, ma inizi a camminare svelto guardando avanti. Non ti voltare,
Pepincito, non ti voltare. Improvvisamente sent un dolore tremendo all'orecchio sinistro.
Dove va il verme cos veloce?
Alla panetteria, prima che chiuda, se no mia madre m'ammazza.
Se non ti fermi, t'ammazzo prima io.
Pepincito si ferm.
Prima sputi il rospo, prima ti lascio andare.
Ti ho detto tutto. Nel salotto c' una credenza, tu devi sol...
S, quello l'ho capito, non sono deficiente. Come faccio a entrare?
All'improvviso Pepincito fu assalito da un dubbio: e se Reinoso fosse stato un po' scemo?
Anche i grandi erano scemi, o pazzi, come il pazzo Echeverry. Devi entrare nel negozio quando non
c' nessuna cliente. La colpisci forte in testa. Ti devi portare un ferro o qualcosa di simile, fino a farla
svenire. Anzi, una volta svenuta ti conviene darle un altro colpo, cos dorme di pi.
Certo, cos l'ammazzo e vado dritto in riformatorio.
Devi farla svenire per forza. Se ti denuncia, tu neghi, quella  sempre piena di lividi.
Perch piena di lividi?
Glieli fa la sorella scema. Lo sanno tutti.
Reinoso lo guard serio, forse il verme non era cos stupido come credevano tutti.
Adesso lasciami andare che faccio tardi.
Vai, vai, cacasotto!
Reinoso, contento come mai prima d'ora, si avvi verso il suo pidocchioso rancho, dal suo
pidocchioso padre, pensando ai soldi e ai gioielli che lo attendevano.
Finalmente avrebbe detto addio a quella sua pidocchiosa vita!
Reinoso studia il piano
Nel paese erano arrivate le sette di sera. In questo periodo dell'anno, alle sette di sera  ormai
buio.
Dietro il banco, Solimana stava guardando la strada attraverso i vetri. Le era sembrato di vedere
quel ragazzaccio, Reinoso, che la stava spiando. Possibile? E perch la spiava? Era grandicello ormai,
quanti anni poteva avere? Quindici, sedici... A quindici o sedici anni il pistolino gi si fa sentire.
Continu a riordinare, tenendo d'occhio la porta e la vetrina. Che mi sia sembrato...? Sono sicura, era
lui. Eccolo di nuovo! S,  proprio lui.
Reinoso, perch in effetti era Reinoso, si ritrasse di scatto. Cazzo! Quella mi ha visto, adesso
cosa faccio?
Rimase nascosto con la schiena contro il muro. Decise di aspettare ancora, forse si era sbagliato.
Pregava che non passasse nessuno. Era gi buio e avevano acceso quel cazzo di lampione che
illuminava proprio il negozio della merciaia.
Cosa ci fai come uno stupidino l fuori?
A Reinoso si rizzarono i capelli sulla nuca. Con chi stava parlando la merciaia?
Di! Vieni dentro che ti do una fetta di torta con la panna.
Reinoso si volt lentamente. Da dietro il vetro, la Paganini gli stava sorridendo. Mai parlato con
quella in vita sua. Perch gli offriva un pezzo di torta? Non gli piacque. Poi cambi idea. E se ne
prendo un pezzo? Anzi me ne faccio dare un altro pezzo, poi la colpisco.  pi facile che entrare e
colpirla a freddo.
Non si era portato un ferro come voleva il verme, ma il mezzo mattone che aveva in tasca
poteva andare...
Di, entra, non stare l al freddo. Come si chiama questo negraccio? Armando? No... un
nome pi strano... Armentario? No, pi corto... Amilcar? S, proprio Amilcar. Amilcar! Di, carino.
Perch non entri?
Amilcar? Carino? E vuole farmi entrare offrendomi un pezzo di torta? Questa  una trappola!
Reinoso scomparve dietro l'angolo. Inizi a correre attraverso i campi.
Una brutta mattina per Pepincito
La mattina seguente, marted 7 settembre, Pepincito stava andando a scuola. La maestra lo
avrebbe sgridato. Era in ritardo e non aveva rifatto il disegno. Perch era in ritardo? Perch aveva
passato una notte orribile: la signorina Solimana gli aveva tagliato il pisello con le forbici, poi se lo era
mangiato a morsi.
Si era svegliato in piena notte piangendo e coperto di sudore. In pi, sua madre voleva sapere
perch piangeva. Gridava come una pazza e lo scuoteva come se fosse il flacone dello sciroppo per la
tosse, ma lui, del pisello tagliato, manco una parola.
Non ce la faccio pi, questa non  vita, tutte le sere la stessa musica. Ma togliti la mano dal
pisello! Cosa ci fai con quella mano sul pisello?
Ma si fa una sega, cosa vuoi che si faccia! Spegnete quella cazzo di luce e lasciatemi
dormire! aveva urlato il signor Fernndez, parlando per la prima volta dopo nove giorni di silenzio.
Alla fine Pepincito si era riaddormentato, ma il mattino era stata dura farlo svegliare.
Questi pensieri  che Pepincito rimuginava mentre percorreva il lotto incolto che c'era prima di
arrivare alla scuola  furono interrotti da un tremendo spintone che lo fece sprofondare nell'ultima
pozzanghera rimasta a testimonianza della tormenta di Santa Rosa.
Bruttovermeschifoso, ti perforo le viscere con questo coltello.
Coltelli, forbici, pezzi vivi di carne umana, piselli mozzati mangiati a morsi erano ormai il suo
destino.
Pepincito aveva la faccia immersa nel fango, ma le orecchie fuori. Riconobbe quella voce. Non
gli importava di morire, ma senza dolore. Dio ti prego fammi svenire prima che il coltello di Reinoso
mi perfori le viscere.
Dio niente. Non c'era mai quando uno lo voleva. Con l'ultima aria rimasta nei polmoni,
Pepincito attendeva la morte. Ma non era ancora arrivata la sua ora. Prima di iniziare a inghiottire
acqua fangosa si sent prendere per i capelli, sollevare da terra, rigirare e scaraventare di nuovo nella
pozzanghera, questa volta a pancia in su. Ingoi una boccata d'aria e si pul gli occhi con la manica del
grembiule.
Adesso poteva respirare, ma vedere la faccia di Reinoso era peggio che mangiare fango.
E cos mi hai fatto lo scherzetto, putrido verme schifoso.
C... cosa d... dici?
Ieri sera sono andato dalla tua signorina Solimana.
Pepincito si sedette di colpo nella pozzanghera. L'hai ammazzata?
Il rovescio fu cos forte che gli tagli il labbro superiore. Inizi a sanguinare.
Chi morir fra pochi secondi sarai tu. Chi ti ha detto di farlo?
Far cosa?
Questa volta Pepincito riusc a schivare il ceffone.
La merciaia mi stava aspettando. Voleva farmi entrare offrendomi un pezzo di torta, sicuro che
dentro c'era quel poliziotto scemo. Se entravo, a quest'ora ero in riformatorio. L'idea  stata della
maestra, vero? Quella cicciona di merda mi ha minacciato un sacco di volte col riformatorio. Che cosa
ti hanno promesso quelle due stronze, leccapiedi schifoso?
T... ti giuro s... su mia madre che nessuno mi ha promesso niente. N... non so perch quella ti
ha offerto la torta.
Pepincito sapeva benissimo perch la signorina Solimana voleva farlo entrare. Che schifo,
mangiarsi un pezzo di Reinoso! Perch non la finiamo qui con questa storia? disse quasi in un
sussurro.
Ah! Vedi che era un complotto?
Non era nessun complotto. Te lo giuro.
Cosa vuoi dire? Che veramente la merciaia ha i soldi e i gioielli nella credenza?
Il primo impulso fu di dirgli che si era inventato tutto, poi guard l'occhio strabico di Reinoso e
cambi idea: Certo che  vero.
Bene, se  vero, andiamo a fare il colpo insieme.
Pepincito non poteva credere alle sue orecchie. Chiuse forte gli occhi. Dio, fammi morire senza
soffrire.
Ma che cazzo fai? Hai capito cosa ti ho detto?
S... s.
Allora muoviti.
Pepincito cap che non si pu morire quando uno vuole. Lo segu. Non aveva via di scampo. Se
si negava, Reinoso avrebbe pensato che era stato un complotto e lo avrebbe ammazzato; se la signorina
Solimana lo vedeva arrivare in negozio con Reinoso  lui che scappava appena la vedeva  avrebbe
pensato che aveva raccontato a Reinoso che lei si mangiava la sorella un po' per volta, come i pirati dei
fumetti si mangiavano le tartarughe: prima una gamba, poi l'altra. Senza ammazzarle, cos avevano
sempre carne fresca. Devo fargli cambiare idea. Perch non andiamo un'altra volta? Se adesso la
maestra non ci vede arrivare, magari s'insospettisce.
Che cazzo me ne frega a me della maestra, ci andiamo adesso e basta.
Se le cose stavano cos, l'unica era ammazzare la signorina Solimana. Hai la statuetta? Nei
fumetti colpivano sempre con una statuetta.
Una statuetta? Per fare cosa?
Per ammaz... per colpire la signorina Solimana.
Mi dispiace, l'ho dimenticata sul pianoforte vicino alla piscina, dove il maggiordomo porta a
mio padre la colazione a base di salsicce, tacchino e torta con la panna.
Ostriche e champagne lo corresse Pepincito, ricordando le colazioni di Isidoro Caones, il
personaggio dei fumetti creato da Dante Quinterno, che rappresentava un famoso playboy di Buenos
Aires.
Basta stronzate. Di, muoviti!
Fece l'ultimo tentativo: Se ci vedono in paese a quest'ora, andranno a raccontarlo ai nostri
genitori.
Al mio non gliene frega un cazzo, chiudi il becco e cammina.
Rassegnato, Pepincito si tolse il grembiule infangato e macchiato di sangue. Lo arrotol, lo
mise nella borsa cercando di non stropicciare il quaderno.
Non prendiamo la strada principale, mia madre mi vede dalla saletta cucito.
Va bene.
Presero la stradina che passava dietro le case.
Tu pensi di ammazzarla con quel coltello che hai in tasca? si azzard a chiedere Pepincito.
Ma chi ammazza, pezzo di deficiente. Questo coltello io ce l'ho sempre.
E allora con cosa pensi di colpirla?
Con cosa pensiamo, vuoi dire.
Pepincito aveva voglia di vomitare, era tutto bagnato e stava gelando, in ogni caso pens che ci
voleva un oggetto contundente. Passiamo da casa mia, tu rimani fuori, io prendo un oggetto
contundente dallo sgabuzzino.
Che cazzo  un contundente?
Un'arma qualsiasi.
Ma sei proprio imbecille! Ti ho detto che io non voglio ammazzare nessuno.
Ma no! Non  un'arma, volevo dire un coso qualsiasi per colpire la signorina Solimana.
Arrivati davanti al trascurato giardino di casa sua, Pepincito lasci Reinoso al cancello.
Rimani qua, torno subito.
Non doveva fare rumore, sua madre aveva l'orecchio fino. Il cagnolino, sdraiato per terra
accanto alla porta di casa, lo vide e inizi a muovere la coda. Pepincito nemmeno lo guard, quel cane
stupido era capace di mettersi a far casino. Apr la porta dello sgabuzzino e appoggi la borsa per terra.
Doveva trovare un oggetto contundente, nei fumetti colpivano sempre con una statuetta o con un
oggetto contundente. Il martello sarebbe stato perfetto. Una bella martellata in testa l'avrebbe
ammazzata di sicuro, ma il manico era troppo lungo per tenerlo in tasca.
Poi vide la coppa del nonno: Salvatore Tomasetto - 1 Premio - Associazione italo-argentina di
bocce - 1922. Meglio di no. Chi gli assicurava che Reinoso non avrebbe dimenticato la coppa apposta
per incolparlo? Nei fumetti tradivano sempre il socio. Poi si ricord che se doveva accompagnare
Reinoso, la signorina Solimana lo avrebbe visto comunque.
Lei doveva morire.
Punto.
Poi vide il pestello della mamma. Non era di ferro, ma un pestello di pietra  pesante lo stesso.
Se lo mise in tasca. Prima di uscire aguzz l'orecchio, non si sentiva niente. Guard fuori. Il cagnolino
apr un occhio ma non si mosse. Recit un Pater Noster per fare sparire Reinoso, poi usc. Reinoso non
era sparito.
Ma quanto ci hai messo, cretino, dammi il contundente e andiamo.
Pepincito gli consegn il pestello. Reinoso se lo mise in tasca, poi gli chiese: Entriamo dal
negozio o dal retro?.
Dal retro. Almeno non avrebbe visto subito la faccia della signorina Solimana, a quell'ora era
di sicuro nel negozio. Se il giorno prima qualcuno gli avesse detto che nel giro di ventiquattro ore
avrebbe dovuto affrontare la signorina Solimana, sarebbe salito sul primo cavallo che gli fosse capitato
a tiro per morire come il fratello di sua madre. Per fortuna la stradina era deserta. Superati gli eucalipti,
arrivarono davanti al cortile della merciaia.
Pepincito si sentiva il cuore in gola.
Hai intenzione di rimanere l per tutta la mattina? disse Reinoso dandogli uno spintone che
quasi lo fece cadere.
Varcarono il cancello, percorsero il cortile e si fermarono davanti alla finestra della cucina. La
tenda era scostata di una spanna. Guardarono dentro: seduta a tavola, Marcantonia stava mangiando,
per fortuna di schiena. Era il momento pi felice della giornata. Poteva mangiare senza che Solimana la
controllasse.
Cosa ce ne facciamo di quella? disse Reinoso.
All'improvviso Pepincito spalanc gli occhi.
Cosa c' adesso?
Mi  venuta un'idea.
Che idea? gli chiese Reinoso diffidente.
Io spavento la scema, si metter a urlare, si mette sempre a urlare quando mi vede. Sentendola
urlare, la signorina Solimana verr di corsa. Tu ne approfitti per fare il giro. Entri dal negozio, vai nel
retro, imbocchi il corridoio, apri la prima porta a sinistra e trovi la credenza. Dentro c' il bottino. La
signorina Solimana non ti vedr nemmeno.
Reinoso lo guard ancora pi diffidente: E tu che cosa dirai alla merciaia quando ti scopre?.
Le chiedo se ha bisogno che le faccia la spesa.
La spesa di mattina, quando dovresti essere a scuola?
Le dico che oggi non sono andato perch dovevo consegnare un vestito a una cliente di mia
madre.
Cos tutto bagnato e col labbro spaccato?
Le dico che sono caduto, che mi sono fatto male, se posso pulirmi da lei, cos mia madre non
mi picchia.
Reinoso lo guard. Dopotutto il verme non era stupido come sembrava. Va bene, quindi:
negozio, retro, corridoio, prima porta a sinistra, salotto, credenza, bottino. Giusto, verme?
Giusto disse Pepincito, e aggiunse: Io conto fino a cinquanta cos tu hai tempo di fare il giro
e metterti vicino alla porta del negozio. Poi batto sul vetro e spavento la scema.
Va bene. Reinoso usc dal cortile, fece il giro, si mise vicino alla porta del negozio con la
spalla contro il muro come la sera prima. Retro, corridoio, prima porta a sinistra, salotto, credenza,
bottino. Al vecchio non gli dico niente, sicuramente dorme o  a ubriacarsi al bar. Perch dovrei
passare da casa, vado direttamente alla stazione, aspetto il treno di mezzog...
Ciao! Perch sei scappato ieri sera?
Reinoso si gir di scatto. La merciaia lo stava guardando.
Di, vieni. Non ti mangio mica. Ho appena finito di sfornare una torta al cioccolato.
Perch la scema non ha gridato? Dov' finito il verme?
Cosa c'? Non ti piacciono le torte?
E adesso cosa faccio? Mettiamo che ieri mi stava aspettando col poliziotto nascosto dentro
casa, ma oggi non poteva sapere che sarei venuto di nuovo. Il poliziotto mica dorme dalla merciaia...
Io entro, mangio la torta, poi vediamo. La torta con la panna  finita?
Ci sono tutte e due. Di, entra.
Reinoso entr. Solimana lo prese per il braccio: Vieni, andiamo in salotto. Se qualcuno fosse
entrato in negozio, avrebbe sentito la scampanellata della porta. Lo fece accomodare sul sof.
Reinoso diede un'occhiata, vide la credenza. Il verme non gli aveva mentito. Dove sar finito?
E se la colpisco adesso col contundente? Prendo il bottino e scappo. Coi soldi e i gioielli posso
comprare tutte le torte che voglio, ma adesso ho fame, quei mate di merda mi galleggiano ancora nella
pancia. Prima mangio, poi la colpisco.
Sistemato Reinoso sul sof, Solimana and in cucina. Marcantonia stava facendo la seconda
colazione. Non il pranzo, come chiamano i ricchi il pranzo, ma stava facendo per la seconda volta la
prima colazione.
Solimana prese il vassoio pi grande dei tre vassoi d'argento che si usavano a Natale, quando
da loro si festeggiava ancora il Natale. Mise quattro fette giganti di torta in un piatto: due al cioccolato,
due alla panna. Aggiunse un'enorme scodella (che teneva nascosta perch non la scoprisse sua sorella)
piena di caffellatte, la zuccheriera e, per quanto li credesse inutili, coltello e forchetta.
Marcantonia, porta il vassoio al signore che c' in salotto. Non spaccare niente.
Chi c' in salotto?
Abbiamo un ospite.
Un ospite?!
Gli occhietti ottusi di Marcantonia s'illuminarono di gioia. Andava matta per gli ospiti. Era una
vita che nessuno veniva a casa loro.
Reinoso ascoltava dal salotto. La merciaia gli dava del signore e tutto il resto... Quasi quasi gli
dispiaceva di doverla colpire. Dove era finito il verme?
Marcantonia non rovesci il vassoio, anzi, lo appoggi con cura sul tavolino davanti al sof.
Guard adorante l'ospite, gli fece un enorme sorriso e torn in cucina.
Mentre rimango con l'ospite, va' a lavarti che poi usciamo le disse Solimana sottovoce, per
non farsi sentire da Reinoso.
Dove andiamo?
Parla piano, non farti sentire dall'ospite.
Perch?
Non sta bene. Potrebbe pensare che ti devi lavare perch sei sporca.
Ho capito. Dove andiamo?
All'emporio.
Mi compri le carte per fare il solitario?
Certo, ma se vuoi uscire, prima di lavarti devi mettere a posto la stanza da letto.
E l'ospite?
Non ti preoccupare, mi occuper io di lui, adesso vai.
Marcantonia usc tutta contenta. Si ferm un momento davanti alla porta del salotto. Guard
dentro. Che bello avere di nuovo un ospite! Mand un bacio con la mano a Reinoso che, impegnato con
la testa dentro la scodella, non fu in grado di ricambiare. Poi part sparata a mettere a posto la stanza da
letto. Dopo tanto tempo Solimana la portava a spasso. Che bello, che bello, che bello.
Solimana aspett cinque minuti, poi and a vedere a che punto fosse arrivato Reinoso con la
colazione. Reinoso aveva svuotato la scodella, finito le quattro porzioni di torta e fatto il primo rutto.
Solimana chiuse a chiave la porta del salotto, fece il giro del sof, gli si mise dietro. Appoggi
una mano sulla spalla di Reinoso. Reinoso s'irrigid.
Stai tranquillo, Amilcar. Siamo soli. Togliti la giacca gli disse, chiedendosi se fosse il caso di
chiamare giacca quel cencio sporco.
Reinoso fece il secondo rutto, ma non si mosse.
Guardami.
Reinoso si gir, la guard con l'occhio strabico.
Oddio com' brutto. Stai tranquillo, nessuno pu entrare, ho chiuso a chiave, capisci?
Reinoso era disorientato. Nessuno si era mai rivolto a lui in quel modo. Comunque io non mi
tolgo niente.
Ascoltami: io sono una donna, tu sei un uomo, capisci cosa voglio dire?
Certo che capiva, capiva che era uno stronzo. Una cos, vecchia ma senza una ruga e che da
vicino era bellissima, se la poteva sognare. Cos o diversa, se per quello, altrimenti non sarebbe sempre
stato a martoriarsi l'affare in quel modo.
Solimana pens che le cose stavano andando per le lunghe. Marcantonia non sarebbe rimasta
per molto in camera, con la fretta che aveva di uscire. Lavarsi da sola era fuori questione, avrebbe
combinato un macello. Decise di accorciare i tempi. Fece di nuovo il giro del sof, si sedette vicino a
Reinoso. Facciamo cos: io spoglio te, tu spogli me. Ti va?
Caffellatte, torta, quella meravigliosa vecchia, pi il bottino che lo stava aspettando nella
credenza, Reinoso pens che stava sognando, ma non si mosse.
Di che ti aiuto io. Solimana inizi a togliergli la giacca. Poi mi lavo le mani. Cosa hai
messo nelle tasche che sono cos pesanti?
Merda! Il contundente. Reinoso le strapp la giacca dalle mani.
Scusami, non volevo impicciarmi nelle tue cose.  nervoso, devo metterlo a suo agio. Non
essere cattivo con me, togliti la camicia, voglio vedere come ti spogli.
Reinoso continuava a restare immobile. Si sarebbe messo nudo da un pezzo, ma la canottiera
era tutta un buco.
Non ti preoccupare per i vestiti se non sono nuovi, m'interessi solo tu, non i tuoi vestiti.
Capisci?
Erano le parole che Reinoso stava aspettando. Si decise. Via la camicia, via la canottiera tutta
un buco. Poi basta.
Anche i pantaloni.
Reinoso rimase un attimo fermo. Non aveva le mutande.
Ma di, fammi vedere.
Posso far finta che mi tolgo tutto assieme. Reinoso si tolse i pantaloni. A questo punto si era
completamente dimenticato del bottino.
Solimana guard quel corpo giovane e ben fatto. Forse era un po' magro. La fame. Anche ben
sviluppato, ma... perch cos moscio? Strano, con lei gli uomini reagivano.
Hai freddo?
Reinoso non rispose.
Che cosa ti succede? Non dirmi che non sei mai stato con una donna...?
Certo! Fanno la coda davanti al rancho. Questa mi sta rompendo i coglioni, se continua cos
prendo il contundente e la facciamo finita con questa storia del cazzo.
In quel momento si sent la scampanellata del negozio.
Torno subito. Solimana usc lasciando la porta aperta.
Reinoso rimase nudo in mezzo al salotto. Fame non ne aveva pi, che cazzo ci faceva nudo
come un coglione con il bottino che lo stava aspettando? Prese il contundente dalla giacca, non si sa
mai, si avvicin alla credenza, lo appoggi per terra. Studi la credenza: due ante sopra, due sotto, una
zona libera in mezzo con una statua di un uomo nudo senza l'affare. Apr le ante superiori. Nessun
bottino. Solo piatti, tazzine e bicchieri. Prese la statua dell'uomo nudo. Aveva l'affare ma piccolissimo.
Lo pos dov'era prima. Si chin, apr le ante inferiori, era pieno di tutto: scatole, scatolette, fascicoli.
Dove cazzo sar il bottino? Inizi ad aprire scatole. All'improvviso sent un terribile dolore alla
testa, potentissime luci arancioni gli ballavano davanti agli occhi.
Poi niente.
Finalmente una chiamata interessante per la vedova Manch
La vedova Manch, cuffie alle orecchie e faccia annoiata, si stava limando le unghie. Ristabilite
le linee, dopo la tormenta di Santa Rosa c'era stato un po' di movimento. Degna di nota, la telefonata
della merciaia al macellaio per dirgli che il garzone aveva cercato di violentarla. Il macellaio, il
garzone, il marito della sarta. Che cosa aveva quella, che tutti le andavano dietro?
Poi basta. Niente di niente. Si teneva in vita grazie alle telefonate della parrucchiera. La
domenica chiamava sua cugina di El Manantial per farle il resoconto della settimana. Lo squillo la
sottrasse ai suoi pensieri, speriamo che sia qualcosa d'interessante.
Era la merciaia. Si ricord dei tempi in cui la merciaia aveva il fidanzato. Bei tempi! Che
conversazioni! Pi di una volta aveva rimpianto di non avere a portata di mano la buon'anima di suo
marito, ormai al cimitero.
Con che numero vuole parlare? chiese facendo finta di non riconoscere la voce.
Che imbecille! Un giorno o l'altro le dico che perfino i bambini sanno che ascolta le
conversazioni. Sono Solimana Paganini, mi chiami la polizia, per favore.  entrato un ladro in casa
mia.
Oh mio Dio!  ferita, signorina Solimana?
No. Si sbrighi, per favore.
Cosa stava succedendo? Perch la merciaia parlava a voce cos bassa? E cos'era tutto quel
baccano? Che le linee fossero disturbate? No, lei conosceva il rumore delle linee disturbate.
Chiamo la polizia di General Gemes?
Veda lei, basta che qualcuno venga a prendere questo fetente. Clic.
La signorina Solimana, la signora Fernndez, Pepincito e il pestello
Pepincito era a letto, coperto fino agli occhi. Quando sua madre lo aveva visto arrivare bagnato
fradicio, con il fiatone e il labbro sanguinante, era quasi svenuta. Madonna santa! Cosa ti  successo?
Reinoso mi ha picchiato.
Perch ti ha picchiato?
Non lo so, mamma, Reinoso picchia tutti.
Ti ho detto mille volte di non avvicinarti a quello!
E chi si avvicina? Stavo andando a scuola e mi ha preso da dietro, non l'ho neanche sentito
arrivare.
Non ci credo.
Perch? Pensi che io mi metta a provocare uno come Reinoso?
Vabb, adesso vieni qua che ti pulisco la ferita.
Sua madre gli aveva disinfettato la ferita con l'alcol. Dal dolore era quasi svenuto.
Adesso ti cambio i vestiti, ti preparo un po' di latte caldo, poi ti metti a letto.
Stava bevendo il latte, quando all'improvviso si era sentito il suono di una sirena. A Palo Santo
il suono di una sirena, di qualsiasi natura, non si era mai sentito.
Vado a vedere che cosa sta succedendo, non ti alzare, capito?
La signora Fernndez usc. Tutti si erano riversati in strada. Guard verso la macelleria. Era la
prima cosa che faceva quando usciva.
Il signor Andreani era fuori con Tiko, il quale, sentendo il rumore della sirena, aveva
abbandonato momentaneamente la toppa.
Antonio. Il signor Andreani si chiamava Antonio, quindi lei lo chiamava Antonio. Cos'
successo?
Non lo so.
Sembra che davanti al negozio delle sorelle Paganini ci sia la macchina della polizia disse
Tiko.
La polizia? Oddio che paura!
Se hai paura tornatene a casa, pens il signor Andreani mentre rientrava nella macelleria.
Ormai quella non la poteva pi vedere.
E se ne approfitto per comprare la carne? Pepincito non pu venire, e poi vedo come mi riceve,
di aspetto sono a posto. Si era persino messa il rossetto. Prima che arrivasse il figlio  e che arrivo 
aveva giusto intenzione di andare dalla merciaia. Meno male che non c'era andata, la polizia e i soldati
le mettevano paura. Aveva ricevuto una lettera dall'Italia. La sorella di sua madre diceva che stavano
capitando delle cose orribili lass. Entr nella macelleria. Visto che ormai sono uscita, ne approfitto
per prendere un chilo di bollito.
Il signor Andreani tagli la carne senza chiederle come volesse quel maledetto bollito, non le
diede neppure il pezzo di coda che regalava a tutti i clienti. Pes la carne, arrotol il tutto nella carta e
le porse il pacco.
Per la fretta sono uscita senza soldi. Puoi passare a prenderli da me... quando vuoi gli disse,
accentuando quel quando vuoi.
Non importa, poi mi manda suo figlio.
Ormai non c'era altro da dire, la signora Fernndez usc dalla macelleria. Tiko aveva sentito
tutto dal marciapiede. Puoi passare da me quando vuoi? Anche questa era interessata al macellaio. Ma
cosa aveva quello, l'uccello d'oro? Chi tanto, chi niente. Vabb, un cesso cos se lo tenga pure.
Arrivederci, Tiko.
Arrivederci, signora Fernndez. Come va il bambino?
Parliamo d'altro.
La signora Fernndez guard verso la merceria, vedeva una macchina parcheggiata, ma non si
distingueva nient'altro. In quel momento stava arrivando il garzone della macelleria. Hanno tentato di
rubare dalla merciaia disse rivolgendosi un po' a tutti.
Sai qualcos'altro? gli chiese la sarta.
Solo quello, non lasciano avvicinare nessuno.
La signora Fernndez entr in casa e chiuse la porta. Della merciaia non gliene fregava niente,
del macellaio s. Era stato troppo freddo. Come mai, se si era confidato con lei riguardo alla figlia? Lo
avr scoperto la moglie, quella  una strega, chiss che testa gli avr fatto.
Cos'era quella sirena, mamma?
Il bambino! Si era dimenticata del bambino! And di corsa in camera. Era la polizia di General
Gemes. Hanno cercato di rubare nel negozio della merciaia.
 morta? chiese Pepincito alzandosi di scatto.
Chi?
La signorina Solimana.
E perch dovrebbe essere morta?
Boh... dicevo cos per dire.
Si coric di nuovo. Doveva fare attenzione prima di parlare.
La polizia non mi piace, ma quasi quasi ne approfitto per denunciare quello stronzo di
Reinoso disse la signora Fernndez.
Se la polizia  venuta a prenderlo, lascia stare.
E chi ti ha detto che  stato Reinoso?
Di nuovo! Perch non imparava a star zitto? L'ho detto cos per dire, magari dopo avermi
picchiato ha deciso di continuare a fare cattiverie.
La signora Fernndez guard preoccupata suo figlio. Quel bambino non stava bene. Appena
aveva un minuto di tempo, doveva portarlo dalla fattucchiera.
All'improvviso Pepincito sent una fortissima botta al cuore: il pestello! Mamma, non
andare!
E perch?
Magari il ladro ha preso la signorina Solimana come ostaggio!
La signora Fernndez sospir preoccupata. Oltre che portarlo da doa Mara, doveva bruciargli
tutti quei fumetti. Appena finisco coi lavori del matrimonio, vado anche dal pazzo Echeverry, deve
smettere di dargli quei maledetti fumetti che lo rintronano ancora di pi.
Stai tranquillo. Vado e torno.
Il risveglio di Reinoso nel salotto della signorina Solimana non fu un bel risveglio. Era nudo,
per terra, e la merciaia gli stava puntando una pistola in mezzo agli occhi. Non ti muovere o ti faccio
saltare le cervella. Alzati!
Reinoso si alz. La merciaia non gli sorrideva pi, anzi, sembrava incazzata nera.
Alza le braccia.
Reinoso alz le braccia.
Girati.
Reinoso si gir.
Adesso siediti.
Reinoso si sedette.
Alza i piedi.
Reinoso ebbe paura. L'altra  scema, questa  matta. Sono stato un cretino, dovevo colpirla
prima, dove sar finito il verme? Nessuno deve sapere che quel moccioso mi ha preso per il culo.
Alza i piedi, ti ho detto, o sei sordo?
Reinoso appoggi la schiena contro il sof e alz i piedi. La pazza gli stava guardando
attentamente la pianta dei piedi.
Adesso vestiti.
Reinoso inizi a vestirsi. Coltello e contundente erano sul tavolino al posto delle delizie che
aveva mangiato. Non c'era pi il vassoio, che fosse stato un sogno?
Rimani seduto e non ti muovere.
Reinoso non aveva l'orologio, ma gli sembr che il tempo si fosse fermato. La merciaia
continuava a puntargli contro quella fottuta pistola. Poi sent le sirene. Cosa voleva dire? Si sentivano
sempre pi forte. Alla fine smisero di suonare. Smisero di suonare perch una macchina si era fermata
davanti alla casa della merciaia. Merda! Non sar la polizia?
Era la polizia.
La merciaia si alz. Sempre tenendolo sotto tiro con la pistola, and alla porta, tolse il
chiavistello, apr. Per di qua disse rivolgendosi a delle persone che Reinoso dal sof non riusciva a
vedere. Poi le vide: erano due poliziotti in divisa e un altro vestito da civile. Quelli guardarono la
credenza spalancata, i fogli sparpagliati per terra, le scatolette scoperchiate. A Reinoso non sembrava di
avere fatto tanto casino.
Buongiorno, signora...
Signorina, signorina Solimana Paganini.
Piacere, signorina Paganini. Sergente Mancuso, al suo servizio. Poi guard interrogativo la
pistola che Solimana teneva in mano.
Ce l'ho per difendermi, sono una donna sola, comunque  denunciata, posso farle vedere il
permesso.
Non si disturbi, adesso per non ne ha pi bisogno le disse con un sorriso. Solimana pos
l'arma sulla credenza, vicino alla statuetta anteriormente descritta.
Il sergente le present gli altri: Agente Prez, assistente Bonetti.
L'agente Prez era un creolo panzone col naso viola pieno di venuzze, segno inconfondibile
dell'affezione al vino rosso. L'assistente Bonetti aveva un aspetto rachitico, la faccia giallastra e
macchie marroni sui denti. Sicuramente non era una persona felice. Invece il sergente Mancuso aveva
un gran bell'aspetto: alto, prestante, n grasso n magro, sguardo intelligente.
Dopo le presentazioni, il sergente si rivolse al subalterno: Agente Prez, vada fuori e non lasci
avvicinare nessuno.
S signore.
Poi guard Reinoso: Bel lavoretto hai combinato.
Questo  niente, vada a dare un'occhiata nel negozio.
Io nel negozio non ci sono andato salt su Reinoso.
Stai zitto se non vuoi che ti spacchi la faccia gli disse il sergente per metterlo un po' a suo
agio. Aveva del denaro in casa o nel negozio? chiese poi alla merciaia. Reinoso rizz le orecchie.
Si figuri! Il marted passa il ragazzo dell'emporio. Gli consegno i soldi  se ci sono, perch
questo  un negozio piccolo  e lui li porta alla banca di General Gemes con gli incassi degli altri
esercizi commerciali.
Senza custodia?
Lo accompagna il poliziotto che ci hanno mandato da El Manantial.
Come mai, se avete un poliziotto, ha chiamato noi?
Non c'era, oggi  marted.
Giusto, mi scusi. Poi aggiunse: Magari ha cose di valore, dei gioielli...?.
Reinoso divent un enorme orecchio.
Manco uno, in famiglia siamo allergici ai metalli, ai non metalli e ai semimetalli.
Bastardo! Appena vedo il verme l'ammazzo. Quella parlava difficile, ma lui aveva capito che l
di gioielli non ce n'erano. Poi pens con amarezza che probabilmente non avrebbe pi visto il verme.
Il sergente Mancuso non era molto esperto in questione di metalli. Cambi argomento. Cosa
sono questi? chiese guardando il coltello e il pestello che erano sul tavolino.
Il signore li aveva in tasca.
Come mai il signore aveva queste cose in tasca?
Il coltello  mio, ma il contundente  di Fernndez.
Perch chiami contundente un pestello?
Merda! Due sbagli assieme. Non doveva nominare il verme. Il poliziotto gli avrebbe chiesto
cosa c'entrava. Manco sotto tortura dico che mi sono lasciato incastrare da un moccioso scemo.
Meglio il riformatorio che far la figura del fesso, e poi questo coso che non ho mai visto in vita mia
non si chiama neanche contundente, chiss cosa vorr dire contundente. Lo sapevo che era una
trappola, qua c'entra la macellaia.
Per il momento decise di rimanere zitto.
Vabb, parlerai poi. E chi sarebbe questo Fernndez?
Pepincito Fernndez,  un mio compagno di scuola.
Non sei un po' grandicello per andare ancora a scuola? disse il sergente con un sorriso
strafottente. Reinoso non rispose.
Va bene, lasciamo stare. Parlami di questo Pepincito Fernndez.
Lui non c'entra. Il contund... questo coso qua l'ho preso io dallo sgabuzzino di casa sua.
Ah! Sei andato a rubare anche l?
No, me l'ha dato una volta che sono andato a trovarlo.
E perch ti ha dato il pestello, a casa tua cucini tu?
Reinoso non capiva cosa stesse dicendo quel poliziotto stronzo, cap invece che era stata tutta
una trappola orchestrata dalla macellaia. Non devo pi parlare.
Sar meglio far venire questo Pepincito Fernndez.
Non  necessario, signor sergente intervenne Solimana.  un ragazzino adorabile. Sua
madre lavora tutto il giorno come una disgraziata, non  il caso di farla preoccupare. Rispondo io per
lui. Quel bambino non c'entra niente con questa faccenda, men che meno con questo malandrino.
Ho capito disse il poliziotto.
Guarda come lo difende, erano tutti d'accordo. All'improvviso si ricord della torta. Ma
questa  pazza.  stata lei che mi ha offerto la torta, pi una scodella di caffellatte.
Si figuri, signor sergente. Far entrare uno cos in casa mia per offrirgli torta e caffellatte!
intervenne la merciaia.
Lo chieda alla scema disse Reinoso.
Il sergente Mancuso guard interrogativo la signorina Solimana.
Mia sorella soffre di disturbi psichici, pu chiedere conferma al dottor Sabatini di General
Gemes. Adesso dorme.  sotto gli effetti dei tranquillanti. Ha passato una brutta notte, si 
addormentata all'alba. Se fosse proprio necessario, potrei provare a svegliarla...
Si immagini la ferm il sergente. Non  proprio il caso.
A questo punto, Reinoso decise di non parlare pi. Se avesse raccontato che quella voleva
farselo, i poliziotti si sarebbero spanciati dalle risate.
Ha qualcuno con cui lasciare sua sorella? Dovrebbe accompagnarci in Commissariato per la
deposizione disse il sergente Mancuso rivolgendosi ancora a Solimana.
Dovrei svegliarla e portarla con me. Non vuole stare con nessuno, chiss che baraonda
potrebbe combinare.
Manco a farlo apposta, s'iniziarono a sentire dei colpi fortissimi, come se stessero sfondando
una porta.
Solimana, la mamma  gi andata via?
 mia sorella. Si  svegliata. Mi sta chiedendo di nostra madre, si figuri che  morta da dieci
anni. Vengo subito.
Vada, vada, frattanto do un'occhiata al negozio. E non si preoccupi, far trascrivere la sua
dichiarazione dall'assistente, cos la firma e si evita il disturbo di accompagnarci.
Signor sergente, non sa quanto le sono grata disse Solimana regalandogli uno dei suoi sorrisi
pi accattivanti, mentre andava verso la stanza da letto. Prese la chiave che aveva in tasca. Apr. Ti
avevo detto di aspettare fin quando non fosse andata via la mamma. Sono venuti i poliziotti.
Perch?
Perch la mamma ha iniziato a spaccare tutto.
Perch?
 diventata gelosa perch parlavo con l'ospite. Se qualcuno ti chiede qualcosa, non dire che ha
fatto colazione da noi. Tu non lo hai mai visto. Intesi?
Perch?
Perch se la mamma sa che ha fatto colazione da noi diventer gelosa e si arrabbier con te.
Vuoi che la mamma ti prenda di nuovo per il collo?
No!
Quindi rimani qua, appena va via la mamma, ti apro. Capito? Solimana chiuse la porta a
chiave e torn in salotto.
Quando l'assistente fin di stendere il rapporto, glielo porse: Per cortesia, lo legga. Se 
d'accordo, la prego di firmare.
Solimana lesse attentamente. Poi firm e gli riconsegn il foglio.
Bene. Noi togliamo il disturbo disse il sergente Mancuso. E a Reinoso: Di! Alzati che
andiamo.
Mi scusi, sergente, non potrebbe lasciarmi il pestello? Chiss quanto lo avr cercato la povera
signora Fernndez. Avendo il pestello come prova, il giudice poteva far chiamare il bambino a
dichiarare. Non voleva rischiare che quel rintronato parlasse pi del dovuto.
Be'... con o senza pestello, questo finisce male. Tenga.
La ringrazio, lei  un tesoro disse Solimana sfoderando un altro dei suoi sorrisi pi
accattivanti. Si mise il pestello in tasca, salut il sergente e l'assistente, fece un segno con la mano
all'agente, ma evit lo sguardo assassino che le rivolse Reinoso mentre le passava davanti.
Finalmente erano andati via tutti. Solimana tir un profondo sospiro. Che mattinata infernale!
Quando aveva lasciato Reinoso nudo, era convinta che sarebbe rimasto ad aspettarla fino
all'eternit. Si era sbagliata. Tornando in salotto, dopo aver servito la figlia del capostazione che voleva
un paio di calze di seta con la riga, dal corridoio aveva visto Reinoso di schiena, sempre nudo, intento a
svuotare la credenza. Apriva le scatole e le buttava per terra come stesse cercando qualcosa. Senza fare
rumore era andata in cucina e aveva preso la padella con la quale la mamma friggeva le empanadas.
Pesava un quintale. Proprio quel che ci voleva. Era tornata subito in salotto. Reinoso continuava 
inginocchiato e molto concentrato  le sue ricerche. Dall'alto il colpo era stato fenomenale. Mentre
Reinoso era privo di sensi disteso a terra, lei era andata nella stanza da letto. Marcantonia stava finendo
di mettere a posto.
Rimani in camera.  venuta la mamma a trovare l'ospite, se non vuoi che la mamma ti scopra,
rimani qua.
Aveva lasciato Marcantonia con gli occhi a palla, chiusa a chiave. Poi era andata nel negozio a
telefonare alla polizia. Mentre parlava con la telefonista, un po' con la mano libera, un po' a calci,
aveva rovesciato tutto quello che poteva. Dopo aver preso la pistola da sotto il banco, era rientrata nel
salotto.
Reinoso stava tornando in s. Il vassoio, maledizione! Era andata di corsa a metterlo sotto il
lavandino, dietro alla tendina che copriva le pentole. Era tornata indietro. Reinoso era seduto per terra.
Si massaggiava la testa.
Poi tutto era andato per il suo verso. Dopo avere congedato la polizia, and da Marcantonia.
Puoi uscire, adesso.
La mamma  andata via?
S. Di, vieni.
E l'ospite?
Anche lui  andato via. Comincia a mettere a posto il salotto senza rompere niente, io vado in
negozio.
Non dovevi portarmi all'emporio? chiese Marcantonia con uno sguardo bovino-deluso.
Ormai  tardi, ti porto un'altra volta.
Non voglio un'altra volta. Voglio adesso, voglio adesso, voglio adesso!
Guarda che se continui a urlare torna la mamma.
Marcantonia smise immediatamente di urlare e si mise a piangere. In quel momento Solimana
sent la scampanellata del negozio. And ad aprire. Era la sarta.
Quando la signora Fernndez era uscita di casa per denunciare Reinoso, la macchina della
polizia stava partendo. Anche se si fosse messa a correre, non l'avrebbe raggiunta. Anche se si fosse
messa a urlare, la polizia non l'avrebbe sentita. Nemmeno se avesse fatto dei segni con le braccia
l'avrebbero vista: ormai la strada si era prosciugata, la nuvola di polvere alzata dalla macchina lo
avrebbe impedito.
Se avesse avuto un altro marito, non sarebbe stata lei a doversi preoccupare di tutto. Non era
mai stato di grande aiuto, ma ultimamente era proprio come se non esistesse. Era diventato strano, si
lavava persino tutti i giorni. Poi far un salto dal vecchio Reinoso, una minaccia e basta, comunque
dalla merciaia devo andare lo stesso a prendere la cerniera.
Entr nel negozio. Era tutto sottosopra, la merciaia non c'era. Aspett mezzo minuto, poi sent i
passi.
Buongiorno, signora Fernndez.
Buongiorno, signorina Solimana.  vero che hanno cercato di derubarla?
S. Non vede il casino che ha combinato il ladro?
E chi  stato?
Il figlio del vecchio Reinoso.
La sarta rimase a guardarla a bocca aperta.
Quel ragazzaccio che vive nel rancho in fondo al paese. Ha presente? E siccome la sarta
continuava a guardarla con la stessa faccia rintronata del figlio, Solimana aggiunse: Va a scuola con
Pepincito, non mi dica che non lo conosce...?.
Appena fu in grado di rispondere, la signora Fernndez le disse di s, che lo conosceva, poi, con
aria di avere fretta, le chiese una cerniera bianca lunga trenta centimetri. Pag, salut e si avvi verso
l'uscita.
Aspetti, signora Fernndez.
E adesso cosa vuole, questa. La sarta si gir e vide che la merciaia si portava una mano alla
tasca.
Tenga. Ce l'aveva Reinoso quando l'ha perquisito la polizia.
La signora Fernndez rimase impietrita guardando il suo pestello.
 suo, vero?
Direi proprio di s. Non capisco...
Magari Pepincito ne sa qualcosa... disse la merciaia, con un sorriso che alla signora
Fernndez non piacque per niente. Prima che quella la fermasse un'altra volta, apr la porta e usc.
Doveva fare una lunga chiacchierata con suo figlio.
Pagnottina dopo una settimana di dieta
Il giorno dopo il tentativo di rapina ai danni della signorina Solimana  mercoled 8 settembre 
era passata una settimana da quando la signora Andreani aveva rinchiuso la figlia, sotto dieta ferrea.
Contrariamente alle previsioni, Pagnottina non si era mai lamentata.
Quando a mezzogiorno e venti la macellaia rientr dal lavoro, senza nemmeno togliersi il
grembiule and dritta nella camera di sua figlia. Era curiosa di vedere i risultati.
Apr la porta. Pagnottina era seduta sulla sponda del letto. Alzati.
Pagnottina si alz. A prima vista non si vedeva nessuna differenza, ma in quella massa amorfa
chi poteva notare qualcosa? Di! Vieni che andiamo a pesarci.
Pagnottina la segu nel magazzino strascicando i piedi. Sua figlia aveva il dono d'irritarla, ma
questa volta la ignor. Non voleva rovinarsi la giornata. Da quando aveva saputo che Reinoso era stato
portato via dalla polizia il suo umore era ottimo: mai pi quel negro rognoso tra le scatole.
Arrivarono al magazzino. Pagnottina sal sulla bilancia. La signora Andreani inizi a trafficare
con il peso. Non era una bilancia precisissima, era una bilancia a bascula per pesare i sacchi. Sacchi di
mais, di patate, di quel che vuoi, ma non per pesare le persone, anche se sua figlia assomigliava pi a
un sacco di patate che a una donna. Prov il peso al numero settanta. Niente. Lo sapeva gi, sua figlia si
avvicinava piuttosto agli ottanta.
Inizi a spostare il peso. Settantasei. Niente. Quando arriv a settantanove cominci a sentirsi le
guance calde. Ottanta. Niente. La bascula rimase ferma al numero ottantadue.
Ottantadue!
Dopo una settimana di dieta, sua figlia non solo non aveva perso un grammo, ma ne aveva
acquisiti duemila. Secondo le sue conoscenze tecniche, duemila grammi equivalevano a due chili. La
settimana prima, la prova del cappotto era saltata perch aveva preso tre chili, se la matematica non era
un'opinione adesso di chili in pi ne aveva cinque.
Che cosa ho fatto io nella vita per meritarmi questo, vuoi dirmelo, stronza che non sei altro?
Pagnottina rimase tranquilla a guardare le travi del tetto. Non aveva intenzione di rispondere, se
la vacca voleva picchiarla, che la picchiasse. Vedrai fra un po' che bella sorpresa ti aspetta.
Chi ti ha dato cibo di nascosto? Vuoi dirmelo, pezzo di rinoceronte?
Silenzio.
Calmati, Mara Anglica, non permettere che questa stronza ti rovini la vita. Sai che
nemmeno oggi potremo andare dalla sarta?
Silenzio.
Bene. Sai cosa faccio? Ti chiudo di nuovo in camera. Non uscirai nemmeno per andare in
bagno. Piscerai e deporrai nello stesso vaso.
Pagnottina si limit a dire: Non rompere, con la solita sbuffata. Come risposta ricevette due
schiaffi: uno con il palmo, l'altro con il rovescio.
Adesso seguimi, questa volta non mi fotti.
Pagnottina la segu verso casa massaggiandosi le guance. Stai tranquilla che ti fotto lo stesso.
La signora Andreani chiuse sua figlia a chiave, per quanto lo avesse gi fatto il mercoled
scorso, poi torn nel magazzino.
Cinque minuti dopo, aveva parte del necessario. Rientr in casa. And in camera, mise una
sedia contro l'armadio. Con non poca fatica ci sal sopra. Doveva esserci un rotolo di carta da pacchi,
eccolo! Scese facendo attenzione a non cadere. And alla scrivania del salotto, prese un vasetto di colla
dal primo cassetto. Era un po' secca, ma poteva andare. Per il resto, doveva aspettare che arrivasse
quello stronzo nel pomeriggio. Era sicura che in quella storia c'entrasse il garzone.
Dalla rabbia mangi malissimo. Sua figlia, l'aveva lasciata a digiuno. Quella in corpo aveva
riserve di cibo per un mese.
Alle quattro spaccate usc nel cortile: Miguel ngel!.
Mi dica, signora Andreani scatt il garzone.
Prendi questo e seguimi.
Il garzone prese al volo la catena e il lucchetto che la padrona gli aveva lanciato, prima che gli
finissero in piena faccia. Che cavolo le prende a questa?
Si fermarono davanti alla finestra della camera di Pagnottina.
Lega le persiane con questa catenella e metti il lucchetto.
Il garzone lavorava senza chiedere niente.
Ecco fatto, signora.
Dammi la chiave.
Il garzone le consegn la chiave.
Mi scusi signora se mi permetto...
Prego.
Secondo me, se viene un ladro taglia questa catenella come niente.
Se viene un ladro e taglia questa catenella come niente, tu perdi il lavoro, ti denuncio e vai in
galera. Poi gli diede la carta da pacchi e la colla: Adesso stendi la colla tutto attorno alle persiane,
appiccica questo foglio di carta in modo che non si possa infilare nemmeno una fetta di mortadella.
Capito? Incolla bene, che non lo porti via il vento.
E se piove, signora Andreani?
Se piove ti fai una sega. Di, muoviti! Sarai furbo, ma te ne manca ancora.
Poi and a bussare nella cucina di Tiko. Sent il vecchio che si avvicinava trascinando la gamba.
Buongiorno, signora Andreani, come va?
Di merda. Ascolti, Tiko, devo chiederle un favore. Se per caso vedesse qualcuno, mio marito
incluso, che porta da mangiare a mia figlia, me lo faccia sapere. Intesi?
Ma certo, signora Andreani. Stia tranquilla. Io non faccio la spia di nessuno. Sei la mia
locataria, mica la mia padrona. Ogni mese ti pago l'affitto di queste due stanze di merda.
Ah! Mi dimenticavo: se per caso fa il furbo, dico a mio marito della toppa. Arrivederci.
Come prende il paese la notizia del tentativo di furto ai danni della
signorina Solimana
La notizia del tentato furto da parte di Reinoso ai danni delle povere sorelle Paganini provoc
reazioni diverse fra gli abitanti del paese.
Tiko era un tantino gi. Lui che viveva dietro la toppa aspettando di veder comparire di nuovo
la merciaia... si capisce che dopo l'accaduto non sarebbe pi uscita all'alba da sola.
Alla futura sposa il fatto non fece n caldo n freddo. Lei viveva aspettando la domenica per
ricevere il futuro sposo in salotto, e al giorno del matrimonio ne mancavano ancora due, di domeniche.
Tanto la signora Andreani era contenta perch finalmente si era tolta Reinoso dai piedi, quanto
il garzone della macelleria era seccato. Non per la sorte di Reinoso, a lui di quel negro lercio non gliene
fregava niente. La sua seccatura riguardava la merciaia. Quella puttana rizzacazzi lo aveva lasciato
imbestialito. Gliela aveva fatta luccicare regalandogli un bacio con tanto di lingua fino alle tonsille, per
poi telefonare al signor Andreani, dicendogli addirittura che lui aveva cercato di violentarla. Glielo
aveva confidato Tiko, in segreto, che lo aveva saputo dallo stesso macellaio. Cos gli aveva detto.
A questo punto si era fatto un piano ben preciso: sbattere davanti e dietro quella troia
puntandole un coltello alla gola, ma ecco che quel negro deficiente aveva avuto l'idea di andare a
rubare proprio dalla merciaia, e adesso il poliziotto del paese stava tutto il giorno attorno al negozio.
Faceva anche il giro della casa e, la sera, quella stronza si sprangava dentro perch aveva paura.
Certo che alla fine il poliziotto se ne sarebbe andato, quella non era il Presidente della
Repubblica per avere una guardia del corpo fissa, ma al minimo rumore sospetto avrebbe telefonato
alla polizia.
Era meglio togliersela dalla testa. Ma un conto  dire, un altro  fare. Non era facile togliersi
dalla testa quelle due tette da sballo. In pi  la cosa peggiore  aveva fatto una figura di merda con il
padrone.
Riguardo al padrone, lui aveva dei piani ben precisi. Non poteva rischiare di mandare tutto a
monte, quindi: quando gli veniva in mente la merciaia e l'uccello si metteva a disturbare, se lo doveva
prendere a schiaffi.
Che lui stesse sui coglioni al macellaio, lo sapeva da sempre, ma dopo la telefonata di quella
puttana lo guardava ancora pi storto. Guardami pure storto che ti fotter lo stesso, so io come.
Il pi sconvolto di tutti per i fatti accaduti fu, senza ombra di dubbio, il povero Pepincito. Aveva
cercato con tutti i mezzi d'impedire che sua madre uscisse per denunciare Reinoso, senza riuscirci, cos
era rimasto a friggere nel letto in attesa che lei tornasse con chiss quale notizia. Si aspettava il peggio
e non aveva scartato l'idea di uccidersi. Ma come? Se gi per farsi andar via la memoria con una
martellata in testa non ce l'aveva fatta, figuriamoci uccidersi! Poi, non sopportava il dolore. Per il
momento decise di continuare a vivere.
Era a letto, assalito da questi brutti pensieri, quando si ricord della borsa con il grembiule
sporco. L'aveva lasciata nello sgabuzzino quando era andato a cercare un oggetto contundente per
colpire, sperando di ammazzare, la signorina Solimana. Se fosse arrivato di corsa perch Reinoso lo
stava inseguendo, come aveva detto a sua madre, certo non sarebbe entrato prima nella dispensa per
lasciare la borsa. Doveva metterla fuori dallo sgabuzzino, come se gli fosse caduta nella fretta.
Si alz di scatto e and a recuperarla. Poi si ricord del cane scemo, magari gliela prendeva e
veniva fuori un casino. Di casini ne aveva gi abbastanza. La mise per terra, vicino alla porta, ma
dentro casa. Torn a letto.
Chiss cosa stava succedendo in quello stesso momento dalla signorina Solimana.
Dio gli aveva mandato l'idea salvatrice proprio mentre stava guardando dietro i vetri la scema
che mangiava. Strano, perch ultimamente Dio sembrava sordo. Fatto sta che Dio gli aveva fatto capire
che ormai il problema non era pi quello di uccidere la signorina Solimana, ma di non farsi vedere da
lei. Cos, quando Reinoso lo aveva lasciato per andarsi a piazzare vicino alla porta del negozio, invece
di contare fino a cinquanta si era messo a correre come un disperato senza guardare indietro fin quando
non aveva raggiunto la saletta cucito.
Come erano andate le cose, lo avrebbe saputo non appena sua madre fosse tornata. Manco a
dirlo, sent aprire la porta dell'ingresso. Il cuore inizi a pulsare forte. I battiti gli rimbombavano nelle
orecchie. S'imbacucc nelle coperte fino agli occhi, fece finta di dormire. Sent sua madre entrare nella
stanza, poi uscire.
Prima o poi doveva affrontarla, meglio poi.
Invece fu prima, per la precisione venti secondi dopo, quando torn in punta di piedi e lo becc
con gli occhi spalancati.
Ah! Ci siamo svegliati!
Pepincito cerc di assumere l'aria pi addormentata che poteva. Sua madre non sembrava
convinta.
Sei un indovino, sai?  stato proprio Reinoso a cercare di derubare la merciaia.
Pepincito si rilass, la mamma si era bevuta la storia del suo intuito. Si agit alla seconda
domanda: Tu non c'entri niente in questa storia?.
A Pepincito non piacque quel tono di voce, nemmeno lo sguardo. No.
Se tu non c'entri, vuoi dirmi cosa significa questo?
Pepincito vide che sua madre si portava la mano alla tasca destra e tirava fuori qualcosa: il
pestello!
Era la fine. Chiese aiuto al suo cervello, lo trov vuoto e silenzioso. Dio lo aveva abbandonato
di nuovo.
Sai chi me l'ha dato?
Pepincito tent di rispondere, la voce era sparita. Fece di no con la testa.
La merciaia.
La signorina Solimana sapeva! Per farglielo capire gli aveva restituito il pestello dandolo a sua
madre. Ma cosa sapeva? Lei lo aveva avvertito: se parli ti taglio la gola. Se in pi sapeva che era stato
lui a mandare Reinoso per ucciderla e derubarla, non voleva pensare a cosa gli avrebbe fatto.
All'improvviso sua madre incominci a ondeggiare. I tratti del viso si deformavano, era
orribile, poi l'immagine di sua madre inizi a sbiadire, stava scomparendo...
La mamma lo stava scrollando per svegliarlo. Avrebbe fatto tardi a scuola, la maestra si sarebbe
arrabbiata, ma perch sua madre aveva quella faccia spaventata? Mi alzo subito, mamma.
Ma stai l.
Sua madre aveva perso il lume della ragione? Lo svegliava a spintoni, poi voleva che
continuasse a dormire...
Cosa ti  successo? Sei svenuto. Madonna santa che spavento!
All'improvviso Pepincito si ricord di sua madre che ondeggiava, poi guard il pestello. La
signora Fernndez vide che suo figlio incominciava ad assumere la solita espressione da pazzo.
Pepincito, non aver paura, se mi racconti tutto non ti picchio.
Che sua madre lo picchiasse era il meno. La cannibale gli aveva mandato il pestello per
ricordargli che era nelle sue mani. Dire la verit era escluso. Nessuno avrebbe creduto che la signorina
Solimana fosse una cannibale. A cominciare da sua madre, che sarebbe andata subito a dire al pazzo
Echeverry di non dargli pi i fumetti. L'unica era chiudersi in casa per sempre, per come faceva, se
doveva andare a scuola e dalla vedova Manch? Altrimenti poteva suicidarsi, ma il dolore non lo
sopportava, quindi non pens...
Pepincito! Mi stai ascoltando? Ti ho detto che se mi racconti tutto non ti picchio.
Pepincito torn alla realt. Non ne poteva pi di tutta quella faccenda, doveva dare una
spiegazione a sua madre: Mamma, vuoi sapere la verit?.
Certo, amore.
Reinoso voleva che lo accompagnassi a rapinare la signorina Solimana. Io non volevo, per
quello mi ha picchiato, poi sono riuscito a scappare.
Not che sua madre lo guardava con tenerezza. Che bello era essere guardato cos dalla
mamma. Da quanto tempo non lo guardava in quel modo? Non lo guardava cos da quando lui aveva
scoperto la cannibale. Poi erano iniziati gli incubi, i pianti notturni e via dicendo.
Lo sguardo tenero dur poco. E come mai il mio pestello  finito dalla merciaia?
Come mai il pestello era finito dalla merciaia? Quando sono scappato, Reinoso mi ha inseguito
fino a casa, si vede che appena sono entrato si  infilato nello sgabuzzino e l'ha preso.
E come mai il cane non ha abbaiato?
Come mai il cane non aveva abbaiato? Il cane non c'era, se lo sar portato pap.
Figurati se tuo padre si porta dietro quel cane deficiente. Sar scappato. Dovr legarlo,
altrimenti finisce che qualcuno gli d un boccone avvelenato.
La signora Fernndez guard suo figlio di nuovo con tenerezza, si avvicin e lo baci sulla
fronte. Pepincito sent un dolce calore scorrergli per le vene. Poi sua madre lo fiss preoccupata.
Adesso cosa c'?
Ti ha visto qualcuno?
Non credo.
Bene. Facciamo cos: se qualcuno ti chiede qualcosa di tutta questa storia, tu non ne sai niente,
capito?
Va bene, mamma.
Sua madre spar nella saletta cucito. L'aveva convinta. Doveva essere contento, invece no: la
cannibale non era morta, in pi c'era Reinoso. Aveva parlato? Che cosa aveva detto? Se avesse
raccontato alla polizia che era stato lui l'ideatore del piano per derubare e ammazzare la signorina
Solimana, lo avrebbero accusato di essere il mandante del tentato furto con scasso e dell'omicidio
volontario, cos anche lui sarebbe finito al riformatorio. Nei fumetti, il cervello della banda era quello
che riceveva la condanna pi dura.
Sua madre aveva ragione: che vita di merda!
Una meravigliosa notizia per la signora Andreani
La premeditazione da parte del minore  per quanto abbia dichiarato che  stata la donna a farlo
entrare offrendogli della torta alla panna e al cioccolato   stata confermata dal fatto che nelle tasche
della sua giacca sono stati trovati un coltello e un pestello di pietra, portati sicuramente con l'intenzione
di aggredire la commerciante nel caso avesse opposto resistenza. Date le circostanze  il ladro  un
minorenne  il caso  stato trasmesso ai magistrati per la tutela dei minorenni di Mercedes.
La signora Andreani fin di leggere, si tolse gli occhiali, poi guard suo marito. Cosa vuoi che
ti dica, per me in questa storia c'entra anche quello scemo di Pepincito.
Perch?
Considerando certi particolari: il giorno prima, Pepincito e Reinoso stavano confabulando nel
campo di calcio. Poi sono andati via assieme. Il giorno dopo, nessuno dei due  venuto a scuola. La
sarta ha detto che il figlio era uscito per andare a scuola, ma  tornato indietro con il labbro
sanguinante: era caduto in una pozzanghera. Io mi chiedo: il labbro chi glielo ha spaccato? La
pozzanghera? Comunque va bene cos, ormai Reinoso  sistemato, te lo dico io, almeno fino a ventun
anni. Io sto zitta. Se parlo, magari viene fuori che quello  innocente e me lo ritrovo di nuovo fra i
piedi.
Le atroci sofferenze di Pagnottina
Sabato 11 settembre, Pagnottina era isolata dal mondo esterno da tre giorni, questa volta sul
serio. La punizione di Dio per aver infranto uno dei sette peccati capitali. Ma a Pagnottina il peccato di
gola non poteva fregar di meno. Per una bella bistecca con purea avrebbe infranto i dieci
comandamenti, i sette peccati capitali e consegnato la sua anima al diavolo.
Sentiva un buco spaventoso nello stomaco, le faceva un male insopportabile. I primi due giorni
era rimasta a pancia in gi per evitare di deporre in camera. Non ce l'aveva fatta. Aveva deposto pi di
un chilo. Pazienza. Anzi meglio, cos la vacca sentiva la puzza quando entrava per portarle da
mangiare. Da mangiare, poi... Prima di andare a scuola le lasciava due fette di pane bruciacchiato con
una tazza di t senza zucchero. Il pranzo si limitava a due carote bollite scondite e una bistecchina
piccola piccola che a malapena le riempiva solo una carie. Per merenda, t amaro con due tostadas, ma
molli perch erano quelle avanzate dal mattino. Per cena, un piatto di minestra, una mela e ciao. Tutto
l.
Con la vacca in agguato, il babbo e Miguel ngel non avevano potuto portarle niente di
nascosto. In pi, la vacca voleva che facesse ginnastica e studiasse per gli esami arretrati. L'unica
ginnastica che aveva fatto finora era scoreggiare. Di dimagrire non gliene fregava niente, Miguel ngel
la voleva cos com'era. E se uno come Miguel ngel  che glielo avrebbero invidiato tutte le sue ex
compagne del liceo, comprese quelle stronze di suore  la voleva cos com'era: vaffanculo la vacca e le
sue diete dal cazzo!
All'inizio aveva avuto paura di rimanere incinta, ma Miguel ngel le diceva: Che bello un
pagnottino tutto nostro, se rimani incinta ti sposo, quindi, a lei, di diventare avvocatessa come voleva
la vacca non gliene fregava niente. Avvocatessa io? Vacca: fottiti!
Ho fame, aprite questa cazzo di porta! aveva urlato Pagnottina, squarciando il silenzio e
svegliando suo padre all'una di notte.
Il signor Andreani percep quel grido come una lama in pieno petto. La sua Pagnottina stava
soffrendo. Non ce la faccio pi. Sua moglie russava. Si sedette sulla sponda del letto e cerc le
pantofole con il piede. Non le trov. Si alz scalzo. Inizi a muoversi piano piano per non inciampare
nei mobili. Prima un piede, poi l'altro. Dopo un secolo arriv alla sedia, dove sua moglie appendeva la
vestaglia: larga, sporca, piena di buchi. Adesso notava dettagli mai notati prima. Ecco una tasca,
niente, vediamo nell'altra.
Inutile che cerci, la chiave ce l'ho sotto il cuscino, vieni a letto. Quella, ancora un giorno e non
sente pi la fame gli disse sua moglie prima di riprendere a russare.
Non le rispose. Torn a letto. Decise di tradirla con la signorina Solimana senza rimorsi. Poi
pens alla sua Pagnottina. Una lacrima calda e lenta gli scivol gi per le guance.
Pagnottina recupera la libert
Era sbagliato supporre che Pagnottina dopo un po' non avrebbe sentito pi la fame. Pagnottina
continu a sentirla fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno in cui rimase in cattivit. Orrende fitte le
trafiggevano le viscere tanto da farla piangere. Aveva pregato intensamente che la vacca morisse. Col
cibo, suo padre e il suo amore, lei non aveva bisogno d'altro.
Nonostante le preghiere della figlia, la signora Andreani non mor. Mercoled 15 settembre,
tornata da scuola, la prima cosa che fece fu dirigersi alla stanza della figlia per liberarla, la seconda
aprire la porta, la terza vomitare. Se non si fosse ingozzata con due enormi porzioni della torta che
aveva portato Rodrguez in classe per festeggiare il suo compleanno, forse avrebbe fatto a meno di
rigettare proprio davanti alla porta.
Pagnottina guard sua madre. Si alz di scatto, le diede uno spintone facendola cadere, poi la
scavalc e part come un razzo verso la cucina. Arriv nel preciso momento in cui la povera Gregoria
stava finendo di friggere la quattordicesima e ultima scaloppina, mentre il signor Andreani, grazie
all'assenza di sua figlia, si stava godendo il sof per la prima volta da quando lo aveva comprato,
cinque anni prima.
Pagnottina lanci uno sguardo panoramico alla cucina: il vassoio con le scaloppine era troppo
lontano.
Pagnottina, che puzza! disse il signor Andreani. Pagnottina non lo vide neppure, gli pass
davanti pestandogli i piedi per poi gettarsi sulla ghiacciaia  una delle quattro che c'erano in paese,
inclusa quella della macelleria  e afferrare il commestibile pi vicino: un grosso sanguinaccio lungo
venti centimetri. Inizi a addentare senza perder tempo a respirare. Addentava e inghiottiva, inghiottiva
e addentava, fino a quando non fu assalita contemporaneamente da un attacco di tosse, rutti e
singhiozzi. Con gli occhi fuori dalle orbite e la faccia viola, prima di strozzarsi acchiapp la caraffa
d'acqua che c'era sul tavolo: tre lunghi sorsi e riprese a respirare. Superata la crisi, gett per terra il
resto del sanguinaccio e fiss lo sguardo sulle scaloppine. Spostati, serva disse alla povera Gregoria,
che non fece in tempo e cadde per terra. Afferrato il vassoio, Pagnottina scavalc il corpo della povera
Gregoria e spar nel cortile. Entr nella cucina di Tiko senza bussare. Il pensionato, che si era tolto la
dentiera perch gli faceva male, scapp zoppicando verso la stanza da letto.
Dovutamente seduta e con il vassoio sistemato sulle ginocchia, Pagnottina inizi a mangiare le
scaloppine a morsi. Tre bocconi per ognuna, con quarantadue deglutizioni, in sei minuti e mezzo si fece
fuori le quattordici scaloppine. Intanto Tiko, che era tornato in cucina con la dentiera in sede,
contemplava esterrefatto una Pagnottina tutta unta e che puzzava come un maiale.
Dopo un portentoso rutto che fece alzare di dieci centimetri il tovagliolo che copriva la toppa,
Pagnottina spar senza dire crepa, lasciando la porta spalancata e il vassoio vuoto sulla sedia.
Appena la signora Andreani smise di vomitare, corse in cucina. Dov'?
 scappata nel cortile con le scaloppine, adesso cosa faccio io, signora? le chiese la povera
Gregoria con faccia angosciata.
Ma prendi un po' di bistecche dalla macelleria! le rispose la padrona guardandosi in giro
come se cercasse qualcosa. Ecco il mattarello!
Mattarello in mano e sguardo inviperito, la signora Andreani usc nel cortile mentre sua figlia
stava tornando verso casa. Vedendo arrivare la madre con il mattarello, Pagnottina si ferm di botto.
Adesso fu lei a guardarsi in giro. Il rastrello appoggiato al muro poteva andare. Fece tre passi tenendo
d'occhio sua madre.
Che cosa pensi di fare con quel rastrello?
La stessa cosa che pensi di fare tu col mattarello.
Va bene, molla il rastrello, io mollo il mattarello.
Pagnottina rimase in attesa finch sua madre non pos il mattarello per terra. Spingilo via col
piede, se no non vengo.
La signora Andreani gli diede un calcio, il mattarello rotol in mezzo al cortile. Di! Adesso
vieni che andiamo a pesarci.
Pesarci? Vorrai dire pesarmi, perch in vita mia non ti ho mai vista salire su una bilancia.
La signora Andreani non le rispose, lei il marito lo aveva gi trovato. Si affacci in casa.
Pulisci quel porcile url alla povera Gregoria, alludendo alla camera della figlia.
Ben detto, signora! Il porcile  dove vivono le scrofe rispose la povera Gregoria,
vendicandosi dell'assalto alle scaloppine.
Stai zitta, negra rognosa ribatt Pagnottina, che l'aveva sentita.
La volete finire! url ancora pi forte la signora Andreani, e rivolgendosi a sua figlia: Di!
Vieni a pesarti. Poi ti farai un bel bagno perch puzzi come un maiale. Dopo pranzo dobbiamo andare
dalla sarta per la prova di quel fottutissimo cappotto.
Con la pancia piena Pagnottina era pi docile e segu sua madre verso il magazzino. Non ce la
fece ad arrivare. Tre metri prima vomit nove scaloppine all'incirca. Meglio, cos pesa di meno, pens
la signora Andreani facendola salire sulla bilancia, mentre teneva la testa il pi lontano possibile da sua
figlia.
Aveva perso quattro chili. Facendo i conti, dall'ultima prova era ingrassata di un chilo. Se la
sarta ha smontato il cappotto per allargare le cuciture, forse ci siamo. Bene. Adesso vai a lavarti.
E quando mangio?
Vuoi che ti rinchiuda per un'altra settimana?
Dopo la solita sbuffata, Pagnottina segu la madre trascinando i piedi.
Sporca negra, scaldami l'acqua disse alla povera Gregoria entrando in cucina.
Le scrofe non hanno bisogno di lavarsi le rispose la povera Gregoria.
Smettetela, per Dio! tagli corto il signor Andreani, alzando la voce per la prima volta in vita
sua. Ormai si era rotto delle donne di casa. Decise di non aspettare che la povera Gregoria preparasse le
bistecche. Lui doveva fare la sua passeggiata, magari oggi era la volta buona e la signorina Solimana lo
invitava a bere un caff.
And alla ghiacciaia, prese anche lui un sanguinaccio, un po' di pane dalla credenza e un
bicchiere di vino. Io mangio.
Da una settimana usciva tutti i giorni dopo pranzo. Ho bisogno di fare due passi perch sto
iniziando a ingrassare aveva detto la prima volta a sua moglie, e ciao arrivederci. S, ormai le cose
stavano cos. La signorina Solimana gli era entrata nel sangue, nel cervello, nel cuore e cinquanta
centimetri pi gi. Non era pi venuta a comprare la carne, gliela portava sempre il garzone. Doveva
lasciargliela sul davanzale della finestra, perch da quando quello schifoso aveva cercato di metterle le
mani addosso, la signorina Solimana non lo poteva pi vedere.
L'opportunit della sua vita, persa come un coglione, l'aveva avuta quella mattina che lei era
venuta in macelleria. Gli aveva accarezzato la mano mentre prendeva il resto, guardandolo in un modo
che solo a pensarci sentiva un tonfo al petto e gli ribolliva l sotto. Se quella mattina non fosse stato
cos imbecille, magari lei lo avrebbe ricevuto in casa sua. Quando passava per andare al mattatoio, ad
esempio. Sarebbe stata l'ora giusta. A sua moglie continuava a voler bene  era sua moglie e la madre
di Pagnottina  ma non poteva dimenticare lo sguardo della signorina Solimana. Non riusciva a
prendere sonno la notte, durante il giorno la pensava continuamente.
La signora Fernndez affronta il signor Andreani
La signora Fernndez era nella saletta cucito a sbrigare il lavoro. La gente faceva sempre i suoi
comodi. La macellaia e sua figlia, per dirne una. Erano passati quindici giorni dall'ultima prova, al
matrimonio ne mancavano solo dieci, e non si erano ancora fatte vive. Nemmeno lui era venuto per
dirle qualcosa, malgrado passasse davanti a casa tutti i giorni dopo pranzo. Da una settimana, per la
precisione. Era una novit. Non lo aveva mai fatto prima. Usciva prendendo la direzione opposta a casa
sua, faceva il giro e tornava dalla stradina che passava dietro le case. Ci aveva messo due giorni a
capirlo. Adesso lo aspettava, quando passava dietro il cortile. Faceva finta di dar da mangiare al cane.
Lui non alzava mai la testa e sembrava pensieroso. Che non si accorgesse della sua presenza? Appena
lo vedeva sparire dietro l'angolo, la signora Fernndez correva a nascondersi dietro le tende di tulle,
cos poteva guardarlo tranquilla mentre passava davanti casa.
Le piaceva vederlo passare, era il momento pi felice della giornata. Da una parte le piaceva, da
un'altra la intristiva. In questo modo non sarebbe mai riuscita a toglierselo dalla testa. E se col pretesto
che manca poco al matrimonio ne approfitto per chiedergli della ragazza? Faccio finta di sistemare le
piante sul davanzale della finestra e gli offro un caff?
La signora Fernndez corse in bagno. Si guard allo specchio. Poteva andare, comunque non
aveva tempo di cambiarsi, magari lui non sarebbe nemmeno entrato. Apr l'armadietto e si mise due
gocce di profumo al lill.
Era l'ora. And nel retro e sbirci dallo spioncino. Un minuto dopo, lui passava guardando per
terra. Corse all'ingresso, apr la porta e usc in strada. Si mise a far finta di sistemare le piante. C'era
gi qualche germoglio. Eccolo che arriva.
Buongiorno, signor Andreani.
Era tornata a dargli del lei. Il signor Andreani alz la testa. Gli mancava solo l'appiccicosa.
Buongiorno.
Sa dirmi qualcosa della ragazza?
Tipo?
Tipo quando verr a provarsi il cappotto, perch il tempo passa.
Credo che venga proprio oggi rispose lui senza fermarsi.
Grazie, signor Andreani.
Non c' di che.
Lo vide proseguire ed entrare in casa. Anche lei, con un nodo alla gola, rientr nella sua.
Che vita di merda!
Mezz'ora dopo, la macellaia bussava alla porta. Le aveva viste varcare il cancello, madre e
figlia con faccia da culo tutt'e due. La signora Fernndez and ad aprire. Buongiorno, signora
Andreani, come va il raffreddore della ragazza? chiese, facendo finta di ignorare che l'avevano tenuta
rinchiusa per una settimana, anzi due, perch la prima non era servita a niente. Da lei venivano le
clienti, si fanno due parole e le cose si sanno.
Bene, grazie rispose la madre. La figlia non si prese neanche il disturbo di salutare.
Accomodatevi, prego.
Questa volta il cappotto di Pagnottina risult giusto, nel senso che le stava proprio giusto giusto.
Poteva reggere ancora un etto, al massimo due, niente di pi.
Speriamo che il giorno del matrimonio non faccia freddo. Questo tessuto non sar troppo
leggero? disse la macellaia come rivolgendosi a se stessa.
Con la copertura di lardo che c'ha tua figlia, non lo sente mica, il freddo. Speriamo in bene.
Poi, con una smorfia come se stesse annusando uova marce, la cliente concluse: Cosa vuole
che le dica, signora Fernndez, qua sul seno non mi convince. Puoi stare un po' dritta, per Dio? disse
a Pagnottina, che sbuff e rimase dritta per quattro secondi e mezzo.
Di nuovo col seno! Non ce la faccio pi. Mi dica lei cosa devo fare... La signora Fernndez
sent una voglia improvvisa di infilare l'ago che aveva in mano nell'iride della macellaia.
Io sono maestra, mica sarta.
E tua figlia  una balena, mica una donna. Posso ancora allargare un pochino di qua, ma poco
poco.
Veda lei.
E va bene. Allarghiamo un pochino ancora, solo che a questo punto non ce la facciamo per
un'altra prova, ho troppo lavoro.
Mi dispiace, ma non  un mio problema.
Quando  troppo,  troppo: Mi scusi se mi permetto, ma se sua figlia cambia taglia a ogni
prova, non  nemmeno un mio problema.
La signora Andreani stava per rispondere, poi ci ripens: Va bene. Allarghi quel pochino e
finiamola con questa storia. Di, cara, togliti il cappotto che andiamo.
Cara, facendo ruotare la mano con l'indice e il pollice a novanta gradi, disse: Oggi... niente
torta?.
Tesoro... non sapevo che oggi venivate. Sar per la prossima volta.
La signora Fernndez accompagn madre e figlia all'ingresso, le salut e chiuse la porta. Non
sospettava che con le Andreani non ci sarebbe mai pi stata una prossima volta.
Quel bacio spedito con la punta delle dita
Era l'ottavo giorno che il signor Andreani usciva dopo pranzo per fare la sua passeggiata.
Sempre la stessa. Era l'unica. Al massimo poteva percorrerla al contrario. Andava fino al negozio della
signorina Solimana, faceva il giro, passava dietro casa sua e ritornava per la stradina secondaria. Non la
vedeva mai. Invece l'appiccicosa lo aspettava tutti i giorni nel cortile con il pretesto di dare da
mangiare al cane. Lui non alzava mai la testa. Di quella non ne voleva pi sapere.
Come tutti i giorni, prima di imboccare la stradina vide il cacciatore con il fucile a tracolla.
Quando pass davanti al cortile della signorina Solimana, guard verso la casa. Oggi per le tende
erano scostate, dietro c'era qualcuno...  lei!
La signorina Solimana lo stava guardando. Rallent. Lei si stava portando la mano alla bocca
e... gli mandava un bacio!
Si ferm di colpo, poi  senza sapere il perch  gir lo sguardo: il cacciatore era fermo in
mezzo ai campi e lo stava fissando. Perch lo guardava? Sar per la storia del cappotto...
Di nuovo, senza sapere il perch, riprese a camminare.
Era sconvolto. Camminava senza vedere niente, solo quella mano che gli aveva mandato un
bacio.
Il matrimonio
A parte la tentata rapina al negozio delle sorelle Paganini e la settimana che Pagnottina pass
rinchiusa in camera, a Palo Santo non accadde niente di sconvolgente fino al giorno del matrimonio.
C'era solo quell'agitazione che precede un simile evento, specie in un paese cos piccolo.
Molti lo aspettavano ansiosi di sfoggiare il vestito nuovo. Altri perch avrebbero mangiato
molto e, finalmente, qualcosa di diverso dal solito. Altri ancora  per non dire tutti  perch ci sarebbe
stato materiale di pettegolezzo. I pi felici: quelli che avrebbero potuto fare le tre cose assieme.
Niente lasciava prevedere che di l a poco si sarebbe scatenata la tragedia.
Finalmente arriv il 25 settembre, giorno del matrimonio.
La signora Fernndez aveva finito il cappotto di Pagnottina. Non c'era stato il tempo per
un'ultima prova. Le cuciture, quel poco che si potevano spostare lei le aveva spostate. A questo punto
la situazione era nelle mani di Dio.
Era venuto il garzone a prendere il cappotto. La signora  troppo indaffarata.
Meno male, anche lei era indaffarata con il vestito della moglie del capostazione, infatti glielo
avrebbe consegnato proprio la mattina del matrimonio.
Non faceva freddo, ma nemmeno quel caldo inatteso che avrebbe costretto a rimpiazzare il
vestito fatto apposta con un altro gi visto, quindi era la temperatura ideale per il cappotto di
Pagnottina... Se Pagnottina avesse potuto indossarlo. Questo, purtroppo, non accadde. Ma non perch,
come si potrebbe presumere, Pagnottina avesse esagerato con il cibo. Sanguinaccio e scaloppine
l'avevano costretta a deporre per tre giorni di fila e aveva perso altri due chili.  vero che poi li aveva
recuperati ma, come risultato di questa somma algebrica, al momento dell'evento pesava come quando
aveva fatto l'ultima prova. Considerando lo spostamento delle cuciture, tutto doveva quadrare. Invece
non quadrava. Non quadrava perch la signora Andreani continuava a trovare che il cappotto
evidenziava troppo il seno di sua figlia.
Gliel'ho detto a quella, ma  dura, invece di fare la sarta doveva far la sguattera aveva urlato
con le finestre spalancate, per quanto non fosse ancora il tempo di spalancare le finestre.
La signora Fernndez  inguaiatissima con il vestito della moglie del capostazione  aveva
sentito soltanto le parole sarta e sguattera. Potevano essere collegate, o forse no. Chiam Pepincito, era
seduto sul gradino della porta di casa, l avrebbe dovuto per forza sentire la frase completa. Invece
Pepincito non aveva sentito niente. Pepincito non sentiva n vedeva niente oltre il suo mondo d'incubi
continui.
Le lamentele della macellaia-maestra sarebbero continuate anche dopo il matrimonio.
Nessuno sospettava come sarebbero finite.
Il matrimonio vero e proprio and benissimo. Vestito, trucco e pettinatura della sposa furono
irreprensibili sotto ogni aspetto, e la sua bellezza tanto prorompente da oscurare  come tradizione
vuole  l'attraente marito. Comunque anche lui fece la sua bella figura. A Palo Santo non c'erano n il
municipio, n la chiesa. Le cerimonie, civile e religiosa, furono celebrate a General Gemes. La chiesa
era ben addobbata, con tanto di organo e Ave Maria da strappare le lacrime a tutti, fatta eccezione per il
signor Fernndez, distratto dalla troia, che non vedeva da quando lo aveva sbattuto fuori di casa con il
tigrotto imbestialito.
La festa si svolse nel salone da ballo del paese, riscaldato al punto giusto.  vero che
incominciava la primavera, ma un improvviso colpo di freddo pu rovinare qualsiasi digestione. Il cibo
era buono, raffinato (tranne la carne, qualunque pietanza in Argentina  raffinata) e abbondante. Saggia
la distribuzione dei posti, equo il servizio dei camerieri  stesso trattamento per invitati importanti e
meno importanti  e i bambini parenti della sposa non litigarono nemmeno con i bambini parenti dello
sposo.
La famiglia Andreani era seduta lontano dalla famiglia Fernndez  una mano di Dio per i
credenti, destino o caso per gli altri , cos la vista consumata della sarta non percep le occhiate cariche
di odio che le lanciava la macellaia.
Pepincito pass una serata meravigliosa. Con tanta gente attorno, si sentiva al riparo dai
possibili morsi della cannibale.
A parte Pepincito, la merciaia era tenuta d'occhio con una predisposizione molto diversa da tre
uomini presenti alla festa. Il signor Andreani, oltre a lei, teneva d'occhio la sua Pagnottina, che stava
ballando con il garzone, il secondo uomo che teneva d'occhio la signorina Solimana. Il garzone era un
lontano parente dello sposo. A Palo Santo ormai tutti stavano diventando parenti di tutti.
Il terzo uomo che fissava senza tregua la merciaia era il signor Fernndez, lavato e vestito per
l'occasione, anche se ormai si era votato all'acqua e al sapone, casomai il silenzio della troia fosse
dovuto alla sua limitata igiene.
Dal canto suo, la signorina Solimana guardava pensierosa lo sposo. Non ci aveva mai pensato,
era un bellissimo uomo...
Tranne i malati e i poveracci, l'unico abitante del paese non presente al matrimonio fu la
vedova Manch. Da troppo tempo non parlava di persona con la gente, si sarebbe trovata sperduta. In
pi, alle feste si mangia e si beve in modo esagerato. Con lo stomaco in subbuglio, il giorno dopo non
sarebbe stata in grado di apprezzare le tostadas del mattino come si deve.
I poveracci non erano presenti. N loro n i loro amici e nemmeno i loro parenti possedevano la
macchina per andare fino a General Gemes. In ogni modo non si posero il problema, perch non
furono invitati.
Seguendo la tradizione, gli sposi lasciarono la festa alle due di notte. Partirono per il loro
viaggio di nozze, destinazione: Mendoza.
Gli invitati rimasero fino alle cinque, salvo la signorina Solimana. Marcantonia si era
addormentata profondamente. Furono portate a casa dal signor Rodrguez, proprietario dell'automobile
a noleggio, servizio a carico dello sposo.
Sul matrimonio, escluso il fatto che Pagnottina dovette portare un cappotto visto e rivisto da
tutti, non c' altro da aggiungere.
I rapporti fra la sarta e la macellaia si inaspriscono
Nei giorni successivi, a parte i soliti commenti sulla festa, un altro tema di conversazione inizi
a insinuarsi fra gli abitanti di Palo Santo: il cappotto malriuscito che la signora Fernndez aveva fatto
alla figlia della macellaia, detta Pagnottina.
Certo che con un corpo del genere non c' cappotto che tenga dicevano i seguaci della
signora Fernndez.
Se sei una brava sarta, a parte il fatto che la Fernndez  una ladra patentata, devi saper cucire
sia per grassi che per magri dicevano i sostenitori della macellaia, simpatie guadagnate, questo va
detto, grazie al bravo marito.
Da quando la signora Fernndez aveva sentito le parole sarta e sguattera, non era pi andata a
prendere la carne. Si arrangiava con la selvaggina che portava a casa suo marito. Lei era figlia di
italiani, gringos tirati su a erbacce, dicevano gli argentini, ma lei se la cavava benissimo con la pasta,
pi la frutta e la verdura che le lasciava il fruttivendolo due volte alla settimana, quando passava con il
camioncino.
Il signor Andreani continuava a fare la sua passeggiata dopo pranzo, adesso quindici minuti pi
tardi. Certo che vederlo tutti i giorni non l'aiutava a dimenticarlo. E pensare che all'inizio aveva
creduto che passasse per lei... Invece, quando passava, non la degnava di uno sguardo. Il suo istinto
femminile le diceva che le cose si stavano raffreddando, in pi sapeva che la macellaia la criticava in
giro. Quando lo aveva detto a suo marito, lui non le aveva neanche risposto, non sembrava far parte
della famiglia, ormai. Per non parlare di tutto il resto: si lavava ogni giorno, usciva mattina e
pomeriggio. Una volta faceva il riposino dopo pranzo. Adesso usciva persino se diluviava. Magari si
beccasse un fulmine che lo spacca in due. Non ora, per, fino a quando non riprendo i rapporti con il
macellaio, quel che porta a casa questo lavativo mi serve.
C'erano ancora tantissimi barattoli di sottaceti nello sgabuzzino, peccato che a Pepincito i
sottaceti non piacessero.
Il signor Andreani non ne poteva pi. N di sua moglie n di quel maledetto cappotto. Ormai i
problemi di casa gli erano indifferenti. Tutto gli era indifferente da quando la signorina Solimana gli
aveva mandato il bacio con la mano.
Se non fosse stato per Pagnottina, avrebbe mollato tutto e se ne sarebbe andato con la signorina
Solimana in un posto lontano, sempre che lei avesse voluto accompagnarlo.
Qualcosa gli diceva che, se non fosse stato per la sorella scema, lo avrebbe accompagnato.
Aveva continuato a passare davanti a casa sua, ma dal giorno del bacio non l'aveva pi vista. Sarebbe
stato bello, un posto lontano con la signorina Solimana. Lui e lei...
Ma mi stai ascoltando? disse la signora Andreani, guardando suo marito. Invece di starle
vicino, quell'imbecille sembrava lontano mille miglia.
Scusa... dicevi?
A cosa stavi pensando, vuoi dirmelo?
A niente, cosa vuoi che pensi.
Dicevo che quella stronza fa finta di niente, malgrado sappia benissimo che la sto sputtanando
con tutti. Perch, secondo te?
E che ne so io.
Quanto sei stronza, pensava Tiko dietro la toppa. Ormai non si annoiava pi. Tutte le mattine,
prima di andare a scuola, la macellaia passava dal negozio a fare una testa cos al marito. E tutte le
mattine, alle otto meno dieci, lui si godeva lo spettacolo.
La cicciona non aveva pi accennato alla toppa, forse quella volta glielo aveva detto cos per
dire, poi si era dimenticata. Comunque lui la toppa non la chiudeva. Non voleva immaginare cosa
sarebbe stata la sua vita altrimenti.
Vabb, io vado.
La signora Andreani si avvi verso la scuola con cinque minuti di ritardo.
La signora Fernndez prende una decisione
Ormai le mani della signora Fernndez erano talmente esperte che cucivano da sole. Intanto lei
andava avanti con i pensieri. Quando si pensa senza essere interrotti si pu arrivare lontano. Lei era
arrivata alla seguente conclusione: il lavoro lo aveva fatto bene. Non era colpa sua. Se aveva la
coscienza a posto, perch doveva lasciare suo figlio senza le proteine della carne per colpa di quella
iena? Suo marito non avrebbe mosso un dito, quindi era lei che doveva far qualcosa.
Si alz e and in bagno. Che faccia da morta! Per forza. Stare sempre al chiuso le aveva
regalato una pelle grigio perla da malata. Si spalm un po' di rossetto sulle guance. Si sciolse i capelli.
Non si tolse gli occhiali, per uscire ci volevano. In paese c'era una che per uscire si toglieva gli
occhiali. Non riconosceva chi incrociava per strada, cos non salutava nessuno e tutti la chiamavano la
superba.
Un'ultima occhiata allo specchio. Adesso vedranno chi sono io!
Tiko era andato in camera a prendere un fazzoletto, quando vide passare la sarta a passo svelto
diretta alla macelleria. Dimentic il fazzoletto e part zoppicando verso la cucina, tolse il tovagliolo e si
piazz dietro la toppa.
Quasi mezzogiorno, dal macellaio non c'era nessuno. Meno male, si rallegr la signora
Fernndez. Entr senza salutare. Il signor Andreani era dietro il bancone con lo sguardo perso nel
vuoto. Decise di dargli del tu, primo perch lo amava, poi perch lo aveva gi fatto quando lui era
venuto per dirle che la figlia ingrassava per colpa della moglie. Non era andata proprio cos, ma il senso
era quello. Poi lei lo aveva baciato e... Basta! Non ci devo pensare.
Prese coraggio. Sono venuta a dirti questo: trovo ingiusto che tua moglie mi stia sputtanando
in giro. Non doveva scegliere quel modello di cappotto per la ragazza, gliel'ho detto sin dall'inizio, ma
lei non ha voluto ascoltarmi.
Il signor Andreani fu assalito da un profondo disgusto. Era stufo di tutta quella storia, era stufo
di quella donna brutta e appiccicosa che lo inseguiva ovunque, era stufo anche di sua moglie.
L'avrebbe mollata volentieri per scappare con la signorina Solimana, e, se fosse stato necessario, si
sarebbe portato pure la scema. Lui e la signorina Solimana in un posto lontano...
Vuoi dirmi qualcosa, invece di continuare a guardare il muro come un imbecille?
La voce della sarta lo riport alla realt. Guard quella donna insignificante con quei capelli
sciolti che le stavano cos male. Perch non te ne vai a comprare la carne da qualcun altro?
Da qualcun altro? Dimmi, brutto stronzo succube: chi vende carne in questo paese di merda a
parte te?
Che cosa orribile stava accadendo? Lui non l'amava n l'aveva mai amata. Nessuno che ti ami,
almeno un pochino, ti caccia come un cane rognoso.
Lo dir a mio marito! url la signora Fernndez. Poi si gir e, accecata dalle lacrime, and a
sbattere contro la moglie del muratore che stava entrando.
Un bel periodo per la vedova Manch
Se per le due famiglie coinvolte nella faccenda del cappotto  non ancora diventata tragedia 
furono giorni bui, per la vedova Manch furono giorni felici come non ne viveva da parecchio tempo.
Prima c'era stato il tentativo di rapina alla merciaia con i rispettivi commenti: Gli sta bene a
quel negro rognoso, cos quella gentaglia impara dicevano alcuni. Colpa di quella sgualdrina, adesso
quel poveraccio finir al riformatorio, dove uscir peggio di prima dicevano altri.
Su questo non si sbagliavano. Reinoso sarebbe scappato dal riformatorio per ben quattordici
volte. Alla quindicesima si sarebbe beccato una pallottola mentre fuggiva dopo aver rapinato una
gioielleria. Fu trovato morto stecchito a terra con un sacchetto di bigiotteria scambiata per gioielli. Al
povero Reinoso i gioielli erano entrati nel sangue, diventando un'ossessione. Questo, per, la vedova
Manch non lo avrebbe mai saputo. Accadde cinque anni dopo, quando ormai lei riposava in pace nel
cimitero di General Gemes, stroncata da un infarto dovuto allo stress del mestiere, secondo le esatte
parole del dottor Sabatini.
Tornando al presente, la cosa in assoluto pi interessante erano state le telefonate tra i futuri
sposi le ultime settimane che precedettero le nozze. Si faceva cenno alle domeniche trascorse insieme
nel salotto della futura sposa. Telefonate che partivano dalla cabina pubblica di General Gemes  il
futuro sposo non era un abbonato  a met mattinata. Dalla scioltezza della ragazza si poteva dedurre
che il padre fosse al lavoro e la madre a far la spesa. Purtroppo queste accattivanti conversazioni erano
cessate con le nozze.
Adesso, con la storia del cappotto, c'erano telefonate in continuazione. Una mattina le si era
persino bruciato il secondo giro di tostadas. Sembrava che la sarta fosse andata a minacciare il
macellaio, forse per quello Pepincito era pi nervoso del solito. Povero bambino, cos sensibile... Si
lasciava coinvolgere troppo dalle storie altrui. Ad esempio, quando la polizia aveva arrestato quel
ragazzaccio, Reinoso, era talmente agitato che non ne aveva azzeccata una con la spesa. Combinazione,
si era fatto anche male, e la madre era piombata all'improvviso per dirle che suo figlio non sarebbe
venuto per qualche giorno. Quella rimbambita ci aveva messo una vita a capire che doveva parlarle
dalla cabina, alzando semplicemente la cornetta.
Cos era stata costretta a farsi portare il pane per le tostadas dal garzone, ma al telefono era stata
chiara con la Pregadio: Lasciare il pacco sul davanzale della finestra.
Se paghi, hai diritto di far quel che ti pare. Perch doveva vestirsi, pettinarsi e truccarsi per
ricevere uno stupido garzone che avrebbe sbandierato in giro come stava invecchiando?
S, quello era un bel periodo per la vedova Manch, non immaginava che sarebbe diventato
ancora pi bello.
L'incontro
Chiss perch quell'uomo la ispirava. Sapeva che passava per lei, ma se lei non avesse fatto la
prima mossa, lui non l'avrebbe notata.
Brava Solimana!
Adesso passava tutti i pomeriggi dopo il cacciatore di selvaggina, che sembrava non aver perso
le speranze. Prima quasi s'incrociavano, adesso il macellaio passava quindici minuti pi tardi. Forse
per evitarlo...
Era un bell'uomo, il macellaio. Pulito nonostante il mestiere, di sguardo dolce, simpatico. Un
debole, diceva qualcuno, una vittima, dicevano molti, un uomo buono, dicevano tutti. Fisicamente le
piaceva, era quasi sicura che uno cos le avrebbe fatto vibrare qualche corda.
Solimana chiuse gli occhi e si abbandon ai suoi pensieri. Poi le venne in mente Marcantonia e
il suo bel viso si rannuvol. Povera sorellina! Non ci devo pensare.
Guard l'ora, mezzogiorno e mezzo. Doveva chiudere il negozio. Oggi poteva andar bene, lo
aveva lasciato cuocere abbastanza.
Usc ad accostare le persiane, poi chiuse la porta a chiave. And in camera. Prese il flacone del
sonnifero che teneva sul comodino accanto al letto. A quel ritmo, lo avrebbe finito presto. Ci ripens e
lo rimise dov'era, la prima volta non sarebbe stato necessario. And in cucina. Cambi di nuovo idea e
torn indietro. Prese il flacone, non si pu mai sapere.
Il tavolo era apparecchiato, una stuzzicante fragranza riempiva l'aria.
Che cosa ha preparato di buono la mia sorellina?
Zucchine ripiene di carne.
Ma che brava!
Poi, cercando di essere il pi naturale possibile: Oggi devi prendere le gocce per dimagrire.
Se dimagrisco potr uscire da sola?
Certo.
Marcantonia bevve il liquido d'un fiato e inizi a mangiare con la bocca aperta e facendo
rumore.
L'altro giorno avevi detto che mi portavi all'emporio e non mi hai pi portata. Sei una
bugiarda, sei una bugiarda, sei una bugiarda.
Ne abbiamo gi parlato, non ti ricordi?
No!
Non ti ricordi che  venuta la mamma, ha spaccato tutto e ho dovuto chiamare la polizia?
Non nominare la mamma, che mi fa paura. L'ospite dov'?
 tornato a casa sua.
Marcantonia sbadigli.
Perch gli hai dato una padellata in testa?
Chi ti ha detto che gli ho dato una padellata in testa?
Lo dicevi alla sorella della signora Pregadio.
Ti ho detto mille volte di non ascoltare dietro le porte.
Marcantonia inizi a chiudere gli occhi. Ho sonno...
Vuoi che ti accompagni a letto?
S... bello, il letto... ho tanto sonno...
Di, andiamo prima che ti addormenti sul tavolo. Solimana la accompagn a letto, le
rimbocc le coperte, poi and a riordinare la cucina e il salotto.
Voleva che tutto fosse perfetto. Mise il bricco con l'acqua sulla stufa, aggiunse due cucchiai
grandi di caff. Guard l'ora. Due meno cinque. Alle due passava il cacciatore di selvaggina, alle due e
un quarto passava lui. And alla finestra. Guard da dietro le tende. Aspett. Ecco il cacciatore!
Guarda, ma non si ferma, ha una brutta cera.
Solimana and in bagno. Non era proprio un bagno, ma c'era tutto l'occorrente: l'armadio per
la biancheria, uno specchio a corpo intero, la tinozza per lavarsi, una sedia, l'armadietto con i
cosmetici, poi basta. Per quelle cose, c'era la latrina nel cortile.
Apr l'armadietto dei cosmetici, prese la boccetta di profumo. Un goccio dietro ogni orecchio.
Buon profumo, caro ma buono. Si contempl a lungo nello specchio. Nessuna ruga, bel viso. Si era
messa la camicia scollata apposta. Guard l'orologio, era l'ora. Torn in cucina. Il caff era pronto.
Prese la caffettiera, la appoggi sul ripiano di marmo. And alla finestra, scost le tende. Doveva
essere oggi, Marcantonia aveva preso il sonnifero. Apr la finestra, faceva ancora freddo ma non poteva
rischiare che lui non si fermasse. Ecco che arriva. Gli fece un segno con la mano, se l'avesse chiamato
l'avrebbero sentita i vicini. Lui, invece, non lo avrebbero visto entrare, gli eucalipti non lasciavano
veder niente. E poi, a quell'ora non c'era nessuno in giro. Per andare dove? Era tutto chiuso.
Lui la stava guardando senza sapere che pesci pigliare. Poveretto! Gli fece un altro segno.
Chiuse la finestra, and ad aprire la porta del retro. Lui restava davanti al cancelletto, senza muoversi.
Gli fece un terzo segno. Lui guard verso una parte della strada, poi verso l'altra, spinse il cancelletto e
si avvicin a passo svelto. Quando la raggiunse, Solimana lo prese per un braccio, lo fece entrare senza
dire una parola. Chiuse la porta, lo attrasse a s e lo baci sulla bocca. Un bacio lungo carico di
tenerezza.
Cara!
Solimana not che tremava, si scost e lo guard negli occhi: Vuoi un caff?.
S.
Sono rimasta male quando ti ho mandato il bacio e tu hai proseguito come se niente fosse.
Ma poi ho continuato a passare tutti i giorni e non ti sei pi fatta vedere.
Ti ripeto, credevo di non interessarti, ma adesso che lo so, vieni con me in salotto.
Solimana lo prese per mano sempre guardandolo negli occhi, lo fece sedere sul sof. Prima di
andare in cucina si chin e gli baci la punta del naso.
Vengo subito. Non scappare.
E chi scappava! Non poteva credere a tanta felicit. Non capiva come avesse potuto vivere fino
ad allora senza di lei. Se fosse stato per lui, sarebbe rimasto l per l'eternit. Non voleva pensare che
prima o poi doveva andare via da quel posto meraviglioso, dove viveva quella donna meravigliosa.
Nessuna lo aveva mai baciato in quel modo. La sent trafficare in cucina. Si guard attorno. Che bel
salotto! Era tutto cos... femminile. Poi pens al salotto di sua moglie. Si rese conto che aveva pensato
salotto di mia moglie. S, a casa sua tutto era di sua moglie. Scacci via il pensiero, adesso doveva
godersi questo momento unico senza pensare ad altro. La sent arrivare. Fu pervaso da un tremito.
Lo prendi con lo zucchero?
Gli venne in mente la sarta, gli aveva fatto la stessa domanda. Non doveva pensare a
quell'orribile donna adesso. S. No, scusa, lo prendo senza zucchero, quando ti guardo non capisco pi
niente.
D'ora in poi sar io lo zucchero della tua vita.
Sembrava un sogno. Certo, cara. Vieni.
Questa volta Solimana lasci che fosse l'uomo a prendere l'iniziativa. Lui la guard con
tenerezza, le sfior una mano, la fece sedere accanto. Poi la attir a s e la baci sulla bocca, sulle
orecchie, sul collo, sui capelli...
Aspetta! Si raffredda il caff lo ferm lei con un sorriso. Lui prese la tazzina, inizi a bere a
piccoli sorsi. Era il caff pi buono che avesse mai bevuto. Quella casa era il paradiso in terra. Quando
fin, appoggi la tazzina sul tavolino. Anche lei aveva finito il caff. Lo abbiamo finito insieme. Era un
buon segno. La avvicin a s, inizi a baciarla.
Solimana lo lasciava fare, si sentiva cos bene... Lui la stava baciando e le piaceva, perch non
godersi questo momento? Poi lui inizi a spogliarla. Com'era bella! Le secche non gli piacevano, ma
questa era una secca con due tette come scodelle, senza per il resto di lardo che ricopriva il corpo di
sua moglie.
Adesso lei era completamente nuda, lui completamente vestito.
Cos non vale disse Solimana civettuola, e inizi a togliergli il pullover.
Lui era felice, gli piaceva essere spogliato. Adesso gli stava sbottonando la camicia. Pens allo
stato della sua biancheria intima. Se avesse saputo, avrebbe scelto altre mutande. Per il resto era a
posto, si era anche profumato. Adesso si profumava sempre.
Come mai ti profumi per venire a tavola? gli aveva chiesto il primo giorno sua moglie.
 l'odore della carne, ultimamente non lo sopporto le aveva risposto lui.
Te l'ho sempre detto, a me l'odore della carne fa ingrassare.
Non doveva pensare a sua moglie, adesso. Solimana gli aveva tolto la camicia, poi la canottiera.
Era rimasta a guardargli il petto come incantata. Che cosa aveva il suo petto di cos straordinario perch
lei lo guardasse in quel modo? Glielo guardava e glielo accarezzava. Era bello essere guardato e
accarezzato da quella donna fantastica. Poi lei chiuse gli occhi. Lo stava aspettando. Come mai non
l'aveva scoperta prima? Fin di denudarsi in fretta, poi si abbandon a un mondo magico mai vissuto
fino ad allora.
Solimana era sdraiata sul sof completamente nuda, sicura della sua bellezza. Anche lui era
bello, per quanto lo ignorasse. Un pregio, nell'uomo. Era l'amante perfetto, incredibile per un
macellaio. Poveretto, con quel bidone di moglie...
E tua sorella? le chiese lui all'improvviso.
Sta facendo la siesta.
Purtroppo devo andare disse. Inizi a vestirsi. Poi si avvicin e la baci sulle labbra. Come
sei bella! Vorrei rimanere con te per sempre.
Lei sorrise, gli accarezz i capelli. Quando verrai di nuovo?
Sarebbe meglio di notte, quest'ora  pericolosa, mia moglie si star chiedendo quanto ci metto
a fare la passeggiata.
Giusto.
Magari prima di andare al mattatoio?
E a che ora sarebbe?
Verso le quattro del mattino, forse prima.
Ho problemi di sonno, prendo dei sonniferi, ma una volta alla settimana potrei farne a meno.
Solo una volta?
 meglio di niente, non credi?
Questo  vero, ormai morirei senza di te. La baci di nuovo. Adesso devo andare.
Lei era cos appagata... non se la sentiva di muoversi. Conosci la strada?
La trover.
Fa' attenzione che non ti veda nessuno.
Ciao, amore mio.
Ciao, caro gli rispose lei dal sof.
Sent chiudersi la porta. Sorrise soddisfatta. S, quello era il suo uomo, non doveva cercarlo pi.
Ormai il cappotto  sulla bocca di tutti
Il primo a saperlo fu Tiko, appostato dietro la toppa. Il secondo fu il garzone, quando entr nella
macelleria alle sette meno dieci. Il primo cliente fu la parrucchiera. Era venuta a scegliere il taglio di
carne personalmente, per telefono  lei era uno dei sette abbonati  non si fidava.
S, proprio all'ingresso.  la prima cosa che si vede entrando nella macelleria.
Per me  un'idea della moglie, lui non ha quella cattiveria.
Metti pure, ma lui non sa imporsi?
Quando mai quello ha saputo imporsi?  bravo, ma senza carattere.
Vero. E con quella iena ci vuole del carattere!
In linea di massima, questi furono i commenti detti e sentiti quella stessa mattina nel salone
della parrucchiera. Da l si diffusero come un fulmine nel resto del paese e nei dintorni.
La signorina Solimana lo seppe quel pomeriggio da una cliente. Interessante. Prese due
decisioni, entrambe c'entravano con i coniugi Fernndez.
La vedova Manch lo seppe attraverso il filo del telefono la mattina seguente, interrompendo
per un attimo la masticazione della tostada.
La signora Fernndez fu l'ultima a saperlo. In realt l'ultimo fu suo marito. Glielo disse lei, lo
aveva saputo dalla merciaia.
Una scoperta sconvolgente
Solimana e Marcantonia erano a tavola.
Dopo pranzo devo portare uno scampolo di tessuto alla sarta. Ti lascio da sola, non combinare
nessun pasticcio.
Vuoi che glielo porti io?
No.
Perch sono ancora grassa?
Certo.
Quando  venuto l'ospite, mi avevi detto che mi portavi all'emporio ed ero grassa come
adesso.
Possibile che non si fosse ancora dimenticata di Reinoso? Sicuramente lo collega alla mamma.
All'improvviso sent una profonda noia. Era stufa. A volte le veniva voglia di mollar tutto.
Avrebbe dovuto farlo prima. Adesso non poteva, soprattutto adesso.
Guard la povera Marcantonia e le venne in mente quella sera. Ci aveva messo parecchio tempo
per scoprirlo. In realt lei non aveva scoperto un bel niente, era stata Marcantonia a dirglielo. Chiss
perch sua sorella ci aveva impiegato tanto, forse perch era ritardata. Di solito raccontava tutto  come
i bambini, o cos credono gli adulti. Ci sono bambini che tengono un segreto per tutta la vita, coprendo
un assassino o mandando in prigione un innocente. Pens al figlio della sarta, fino a quel momento non
aveva parlato, troppo spaventato.
Era stato dopo cena, mentre prendevano il caff. Solimana.
Dimmi.
Perch non mi vengono pi le mie cose?
Cosa vuoi dire?
Le mie cose, non mi vengono pi.
Un brutto presentimento la colp: Come non ti vengono pi le tue cose? E perch non me lo
hai detto prima? Da quando non ti vengono?.
Boh.
Vieni qua.
Senza rendersene conto aveva alzato la voce e Marcantonia si era messa a piangere. Cerc di
calmarla: Di! Non piangere, Solimana ti vuole bene. Vieni qua, fammi vedere la pancia.
Le aveva sollevato il maglione. Chi poteva capirci qualcosa, in quella massa informe di grasso.
Del bucato e di stirare si occupava Marcantonia, ma ognuna si lavava le proprie pezze. Certe
cose gliele risparmiava. C' un limite a tutto.
Ascolta, Marcantonia. Sforzati di ricordare, non c' fretta e non mi arrabbio: da quando non
lavi le tue pezze?
Da un po'.
Due mesi?
Silenzio.
Tre?
Non so i mesi, io!
Ricordati, maledizione!
Non mi ricordo, non mi ricordo, non mi ricordo.
Si era messa a piangere di nuovo. Per quella strada non le avrebbe cavato nulla.
Qualcuno ti ha alzato la gonna? le chiese, accarezzandole la testa. Marcantonia si mise a
guardare il pavimento.
Qualcuno ti ha alzato la gonna?
Silenzio.
Un uomo, voglio dire.
Silenzio.
Nessuno ti ha abbassato le mutande?
Marcantonia continuava a guardare per terra.
Chi  stato? le chiese, sforzandosi di mantenere la calma. Marcantonia la guard, un bagliore
di entusiasmo era apparso nei suoi occhietti da ritardata. Se dimagrisco, mi lascerai uscire di nuovo?
Stiamo parlando d'altro.
Se dimagrisco, mi lascerai uscire di nuovo?
Si rendeva conto che stava perdendo la pazienza. Fece un ultimo sforzo, la cosa era troppo
seria, doveva controllarsi. S, ma adesso dimmi: chi ti ha messo le mani addosso?
E se non dimagrisco, potr uscire lo stesso?
S! Adesso, per favore, dimmi: chi  stato?
Grassa o magra, potr uscire lo stesso?
S! aveva urlato, trattenendo la voglia di prenderla a schiaffi.
Se mi lascia uscire di nuovo anche se sono grassa, non dico niente,  un segreto, non devo dir
niente se no niente paste con la panna, le paste con la panna Solimana non me le compra perch 
cattiva. Non  stato nessuno.
Solimana era stanca, la cosa migliore era portarla dal medico. Solo che Marcantonia era
imprevedibile, magari trovavano un conoscente nella sala d'attesa e si metteva a parlare. Se faceva
venire il medico a casa, le clienti avrebbero iniziato a fare domande.
Decise di limitarsi a osservare come procedevano le cose. Poteva essere un caso di menopausa
precoce. La zia Zoila aveva avuto la menopausa a trentadue anni.
Purtroppo non era menopausa precoce. Nonostante il corpo informe, il ventre aveva iniziato a
crescere. Fu allora che incominci a spaventarla con la madre morta, ma nemmeno cos riusc a cavarle
niente. Sporgere denuncia sarebbe stato inutile, se non lo aveva detto a lei, non lo avrebbe detto a
nessuno. L'unica era non farla vedere in giro, da loro ormai non veniva un'anima. Decise di tener
chiusa a chiave la porta del retro, quella dell'ingresso e quella che comunicava con il negozio. Per
fortuna, tutte le porte di casa avevano la chiave. Era stata una decisione presa quando la mamma si era
ammalata, perch non scappasse in strada. Non avrebbe mai pensato che quella misura potesse tornarle
cos utile.
Uno dietro l'altro, i giorni incominciarono a passare lenti. Furono i mesi pi lunghi della sua
vita.
Finalmente arriv la fatidica data. Il giorno prima, Marcantonia si era lamentata di piccoli
fastidi alla pancia. Aveva dormito male. Alle cinque si era svegliata piangendo.
Cosa c'?
Mi fa male la pancia, peggio di ieri.
Era iniziato il travaglio... e l'incubo.
Solimana si era alzata alle sei. Dopo aver affrontato la stufa a legna, si era preparata il mate, 
pi di compagnia che il caff. Un caff finisce subito, invece il mate, se sei capace, puoi farlo durare
fino a otto bevute prima che perda sapore. Quella giornata sarebbe stata lunga, ci voleva il mate.
Sapeva quello che doveva fare. Se la sarebbe cavata. Se l'era sempre cavata.
Le venne in mente il giorno che era nata Marcantonia. L'ostetrica era arrivata di pomeriggio,
reggendo una grossa borsa di pelle. Nella borsa porta il fratellino le aveva detto il babbo, poi l'aveva
accompagnata da zia Zoila. Invece di un fratellino, l'ostetrica aveva portato nella borsa una sorellina.
Cicciottella e carina, ancora non si notava niente. Da quell'esperienza lei non aveva appreso il minimo
particolare che adesso potesse tornarle utile. Pi che per sentito dire  che comunque serve , quello
che doveva fare lo aveva letto in un libretto di pronto soccorso che era in casa da sempre. Sarebbe
bastato. Lei non aveva paura. Il sangue freddo  una gran bella cosa.
Apr la finestra che dava sul cortile. Guard fuori. Era ancora buio e continuava a piovere.
Bene. Pioveva ininterrottamente da due giorni. Una pioggia fine ma continua. L'unica strada del paese
era inagibile, i marciapiedi coperti di pozzanghere. Questa volta la tormenta di Santa Rosa era arrivata
con un ritardo di otto giorni e sembrava non volersene andare. Da quando aveva iniziato a piovere, non
era venuta nessuna cliente. Proprio quello che ci voleva: nessuno a ficcare il naso.
And in salotto, apr la finestra che dava sulla strada. Non si vedeva nessuno in giro. Era presto,
e comunque con quel tempo, salvo che per necessit, non sarebbe uscito nessuno. Forse pi tardi dalla
parte della macelleria ci sarebbe stato un po' di movimento. In quell'isolato l'unico negozio era il suo.
Nessuno esce con un tempo cos per un paio di calze.
Dalle sei e mezzo le contrazioni si erano fatte pi regolari, duravano di pi ed erano pi
dolorose.
Alle sette e mezzo telefon alla panetteria: Non mi mandi il ragazzo, ne ho ancora, se ne
prendo dell'altro finisce che mi diventa duro. Dopo telefon al macellaio: Ne ho ancora. Grazie.
Ecco i garzoni fuori dalle scatole.
Doveva aprire il negozio, era meglio. Con quel tempaccio non sarebbe venuto nessuno, ma non
si pu mai dire. Doveva far finta che fosse un giorno qualunque.
Verso le undici Marcantonia aveva iniziato a urlare. Per fortuna la pioggia era aumentata,
tuonava persino, Dio  con me.
A mezzogiorno le urla di Marcantonia erano diventate insopportabili e aveva dovuto
imbavagliarla. Alla mezza aveva chiuso il negozio. Non pranz, chi ci pensava a mangiare, ne
approfitt invece per preparare tutto il necessario.
Alle due aveva trovato Marcantonia che dava testate contro la parete. Con l'aiuto della mamma
l'aveva legata a una sedia. Imbavagliata e legata, Marcantonia non era un bello spettacolo. Sua sorella
era forte, senza l'aiuto della mamma non ce l'avrebbe fatta.
Fra poco sar tutto finito. Dopo ti compro le paste con la panna. Per un istante le si erano
illuminati gli occhi, poi era arrivata un'altra contrazione. Decise di aprire il negozio. Era ancora presto,
ma non sapeva se poi avrebbe potuto lasciare Marcantonia. Se qualcuno fosse entrato, avrebbe sentito il
campanello.
Quando le si erano rotte le acque, sempre con l'aiuto della mamma l'aveva fatta salire sul
tavolo. Era un tavolo rettangolare. Aveva spinto il lato pi corto contro la parete in modo da farla
rimanere semiseduta con dei cuscini dietro la schiena, come consigliava il libretto. Poi l'aveva legata al
tavolo  questo non lo diceva il libretto  passandole delle strisce di stoffa ricavate da vecchi lenzuoli
sotto le ascelle. La cosa pi difficile fu farle tenere le gambe divaricate. Minacciarla con la mamma non
era stato sufficiente, era dovuta andare ad aprire la finestra: Ciao, mamma, vuoi strangolarla se non
tiene le gambe divaricate?! Sei proprio cattiva, che brutta con quei capelli da pazza.
Quando era tornata, Marcantonia aveva le gambe che pi divaricate non si poteva. Ne approfitt
per lavarla come diceva il libretto.
Il tempo passava, ma non succedeva niente. Finalmente inizi l'ultima parte del travaglio.
Sperava solo che sua sorella collaborasse. Spingi, Marcantonia, spingi!
Marcantonia spingeva, ma la testa era sempre l. Che le spinte non fossero sufficientemente
forti? Di, forza! Spingi! Poi sar tutto finito.
Il tempo continuava a passare... Non era un buon segno. Avrebbe chiamato il medico solo se si
metteva male per la madre. Controllava il tempo con l'orologio. Quello reale non coincideva con i
tempi del libretto. All'ennesima spinta inizi a uscire la testa. Aspetta! Non spingere, adesso.
Solimana prese la testa, non delicatamente come consigliava il manuale, quella parte non le
interessava.
Di! Spingi di nuovo.
Ecco una spalla, ecco l'altra, poi usc il resto. Pos il neonato all'estremit del tavolo, di lui si
sarebbe occupata poi. La parte che diceva pulire delicatamente bocca e naso del neonato per agevolare
la respirazione non le interessava, comunque non lo aveva visto respirare. Non era colpa sua, era stato
il destino. Adesso doveva preoccuparsi solo di sua sorella. Mancava ancora la placenta e tutto il resto.
Aspett, come diceva il manuale, eccola! Prese la placenta. Era stato in quel momento che aveva
sentito un urlo agghiacciante alle sue spalle. Istintivamente aveva afferrato le forbici che c'erano sul
tavolo. Si era girata: di fronte a lei c'era il figlio della sarta. Come mai non aveva sentito la
scampanellata della porta del negozio? Sicuramente la madre lo aveva mandato con quel tempaccio
perch doveva finire qualcosa di urgente.
Dopo l'urlo, il ficcanaso era svenuto. Aveva dovuto buttargli un bicchiere d'acqua sulla faccia
per farlo tornare in s. Non aveva mai visto in vita sua uno sguardo cos terrorizzato.
Senti bene quello che ti dico: se racconti a qualcuno quello che hai visto, ti taglio la gola con
queste forbici, hai capito?
Non aveva finito di parlare che quello era sparito, rovesciando tutto al suo passaggio. Di certo
non avrebbe aperto bocca, era troppo spaventato.
Torn da Marcantonia, le tolse il bavaglio.  tutto finito, cara, riposati adesso.
Sicuramente era troppo stanca, perch non le chiese le paste con la panna. La sleg e la port a
letto. La copr fino agli occhi, poi torn in cucina. Se quello stupido avesse parlato... doveva mettere in
ordine subito, per non lasciare prove. Avrebbe bruciato tutto dopo la pioggia.
And a prendere una scatola da scarpe vuota e ci mise il morticino. Qualcosa richiam la sua
attenzione. Avvicin la scatola alla luce. Guard meglio, non si era sbagliata. Mise il coperchio.
Doveva nascondere la scatola da qualche parte. Apr la porta del retro, si era alzato il vento e pioveva a
dirotto. Lasci la scatola nello sgabuzzino, avrebbe provveduto pi tardi. Torn in cucina, inizi a
riordinare il grosso.
Guard l'ora: le sette. And in bagno a lavarsi e a darsi una sistemata. Prima di tornare nel
negozio decise di andare a vedere Marcantonia. Dormiva. Bene.
Raggiunse il negozio. Mancava un'ora alla chiusura. Si affacci sulla soglia. Ormai era buio.
Non si vedeva nessuno in giro. Continuava a piovere.
Solimana rimase nel negozio fino alle otto, non chiudeva mai prima, nemmeno se diluviava.
Men che meno quel giorno. Se il bambino avesse parlato, il negozio chiuso sarebbe stato la conferma
che diceva la verit.
Pass quell'ora a riordinare le idee. Quando alle otto chiuse la merceria, sapeva perfettamente
quel che doveva fare.
Torn in cucina. Non aveva mangiato niente per tutto il giorno. Doveva mangiare qualcosa. Ci
manca solo che svenga adesso, con tutto quello che ho da fare.
Si tagli un pezzo di formaggio, una fetta di dulce de membrillo. And alla finestra, la apr,
prese il latte dal davanzale. Mangi e bevve un bicchiere di latte bollente.
Adesso stava meglio.
And in camera. Marcantonia russava. Bene. Continuava a piovere.
S'infil un vecchio impermeabile, usc nel cortile. Il vento era forte e pioveva che Dio la
mandava. Entr nello sgabuzzino. Non c'era la luce, nello sgabuzzino. Nello sgabuzzino ci si va solo
di giorno diceva il babbo, comunque c'era sempre una candela con una scatola di fiammiferi sul
ripiano vicino all'entrata. Chiuse la porta, altrimenti il vento avrebbe spento la candela. La accese.
Prese la scatola da scarpe, la apr, guard di nuovo il corpo del morticino. Non si era sbagliata. Rimise
il coperchio. Prese la vanga e spense la candela. Usc. Ebbe la precauzione di chiudere bene la porta. Se
iniziava a sbattere, magari veniva qualche vicino.
I vicini si facevano sempre in quattro per offrirle aiuto. Erano gentili, ma lei preferiva
arrangiarsi da sola.
Il vento soffiava sempre pi forte. Aspett che gli occhi si abituassero all'oscurit. Ogni tanto
un lampo illuminava il giardino. Strano, dopo due giorni di pioggia tranquilla. Aveva deciso il posto:
un pezzetto di terreno fra lo sgabuzzino e la pianta di fico, al riparo dagli sguardi indiscreti. Gli
eucalipti coprivano solo le parti laterali del cortile. Doveva decidersi a far costruire un muretto. Su
quella strada coperta di erbacce al massimo passava ogni tanto un gaucho a cavallo, o qualche negretto
dei ranchos con la borsa della spesa, comunque le scocciava uscire nel cortile esposta agli sguardi
altrui.
Appoggi la scatola per terra, inizi a scavare. Dopo tanta pioggia, il terreno era cedevole.
Fortuna nella disgrazia. Pens di nuovo al figlio della sarta. Erano passate gi quasi due ore, forse non
aveva parlato.
Lavorare con il vento e la pioggia non era facile, ogni tanto la aiutava un lampo che illuminava
la piccola fossa. Mancava poco. Non si vedeva nessuno in giro n lo si sarebbe visto. Chi usciva in una
notte come quella? Prese la scatola, il vento aveva portato via il coperchio. La fossa era pi che
sufficiente, adesso poteva sotterrarla. All'improvviso un lampo squarci il cielo. Con la coda
dell'occhio vide una sagoma bianca accanto a lei. Alz la testa: sua sorella la fissava con uno sguardo
folle. Non ebbe il tempo di reagire: Marcantonia si era chinata, aveva preso la scatola e stava
scappando verso casa. Appena si riebbe dalla sorpresa, le and dietro e riusc ad agguantarla per la
camicia da notte. Caddero entrambe in mezzo al fango. Il morticino rotol fuori dalla scatola,
Marcantonia strisci per terra e riusc a prenderlo. Lo strinse a s:  mio,  mio,  mio! urlava pi
forte dei tuoni.
Molla l e vai dentro.
Le braccia di Marcantonia erano due tenaglie attorno al morticino.
Mamma, vieni! Marcantonia fa la cattiva.
Marcantonia moll la presa per un attimo. Fu sufficiente. Solimana le strapp il morticino dalle
braccia e lo mise per terra. Fece alzare sua sorella, la accompagn dentro casa. Aspettami qua, non
uscire che ti vede la mamma, io vengo subito.
Torn a raccogliere il morticino. Era una cosa dura, gelata, scivolosa, piena di fango. And
barcollando fino alla fossa, lo pos. Maledizione! Dov'era la vanga? Inizi a tastare per terra. Un
fulmine le venne in aiuto, eccola! Cominci a spalare, adesso copro tutto velocemente, domani
controllo meglio.
Si alz. Era sfinita. Prese la vanga, la rimise nello sgabuzzino. Non doveva trascurare nessun
particolare. Entr in casa. Per fortuna non era andata via la luce. Marcantonia non si era mossa. Aveva
il viso di un pallore mortale e, sotto i piedi nudi, c'era una pozzanghera di sangue.
Maledizione! Vieni che ti porto a letto. Le tolse la camicia da notte bagnata fradicia, la
asciug, la sfreg con l'alcol e la rivest. Tampon l'uscita del sangue con un asciugamano piegato, poi
la fece coricare.
And di corsa a rileggere il libretto. I motivi dell'emorragia  se era un'emorragia  potevano
essere vari. Chiuse il libretto. Si ricord di un'antica usanza di campagna: due chiavi incrociate sotto il
cuscino della malata. Se non le passava, chiamava il dottore. Non aveva idea di come avrebbe fatto a
venire con un tempo simile. Marcantonia era sempre stata molto forte, nemmeno un raffreddore.
Speriamo in bene, e poi, chi si occupa della casa se Marcantonia muore...
Le prepar un brodo caldo. Sua sorella lo bevve facendo un rumore spaventoso. La guardava
con odio.
Non l'ho ammazzato io.  nato morto, lo vuoi capire?
Fosse il destino o la magia delle chiavi, l'emorragia si arrest.
Da quella sera non parlarono mai dell'accaduto. Solo due, forse tre volte, Solimana aveva
scoperto sua sorella con la vanga in mano. Solo in un'occasione le aveva chiesto dove fosse sotterrato il
morticino.
Solimana torn alla realt. Sorb l'ultimo goccio di caff gelato. And a vestirsi. Prese lo
scampolo per quella camicetta che voleva farsi fare da una vita.
Marcantonia, metti a posto, torno subito.
Posso venire con te?
Ma sei scema? Ti ho detto di no.
Poi pens che, infatti, sua sorella era nata scema, anche se il dottor Sabatini ci aveva messo pi
di tre anni a capirlo.
Usc dal retro. Chiuse la porta a chiave, nella borsa aveva l'intero mazzo. Se Marcantonia
voleva scappare, avrebbe dovuto farlo dalle finestre, ma era troppo pesante, e nemmeno le veniva in
mente.
Si avvi verso la casa della sarta. Era l'ora in cui passava il cacciatore di selvaggina.
Eccolo che stava arrivando.
Incontri a quattr'occhi fra Solimana, la sarta e suo marito
Luned 4 ottobre, come tutti i giorni ormai da pi di un mese e mezzo, il signor Fernndez stava
andando a caccia facendo il solito tragitto. Non aveva percorso ancora cento metri, quando la vide
arrivare. Cosa faceva la troia per strada? Inizi a battergli forte il cuore.
Era una troia, pure stronza, ma per colpa sua lui doveva lavarsi tutti i giorni.
Faccio l'offeso o l'indifferente? Se non si ferma, non mi fermo. Se si ferma, mi fermo o
continuo?
Quando mancavano cinque metri, la troia, pure stronza, si ferm. Quando mancavano due metri,
parl: Ciao gli disse con voce accattivante.
Salve rispose lui con voce fredda.
Lei si avvicin. Voleva prendergli una mano, ma lui le aveva tutt'e due in tasca. Lei alz la sua,
gli accarezz l'ispida guancia: Domani dopo pranzo passa da me. Ti aspetto.
Lui la guard diffidente. E tua sorella?
Adesso fa la siesta, non ti preoccupare. Siccome lui continuava a guardarla diffidente,
aggiunse: Muoio dalla voglia di vederti. Dimmi se verrai... ti prego.
Il tigrotto del signor Fernndez si svegli di colpo. Lo stimolo fu cos forte da fargli male. La
guard ancora un momento, poi: Va bene, ma se mi prendi di nuovo per il culo ti sparo, e se ne and
tagliando verso i campi. La troia ormai l'aveva vista, non c'era bisogno di continuare per la stradina.
Solimana lo guard mentre si allontanava a passo svelto.
Una  fatta, adesso mi manca la moglie.
Suo marito era appena uscito. La signora Fernndez si alz da tavola senza sparecchiare. Era
stanca, voleva farsi un riposino. Chiss perch era sempre stanca, forse tutto quel lavoro per il
matrimonio. Adesso aveva rallentato il ritmo. Stava finendo le cose arretrate, ma la stanchezza non le
era passata. In pi, la storia del cappotto l'aveva distrutta. Soprattutto il comportamento del signor
Andreani. Che delusione. Dolore, pi che altro. Meglio non pensarci. Mezz'oretta di sonno le avrebbe
fatto bene.
Pepincito, dove sei?
Sono a letto, mamma.
Ecco! Di nuovo a rincoglionirsi con i fumetti che gli dava quel pazzo. Lo aveva gi portato da
doa Mara. Era malocchio, come pensava. Le gocce d'olio si erano divise. Di sicuro glielo aveva fatto
la macellaia con quello sguardo da strega. Lo vedeva tutti i giorni, magari gli aveva fatto il malocchio
apposta per via del cappotto. Dal pazzo Echeverry non era ancora andata. Adesso voleva riposarsi un
po'.
Scost la trapunta, si sdrai vestita, si addorment subito. Cinque minuti dopo fu svegliata da
qualcuno che stava bussando alla porta. Il cane si era messo ad abbaiare come un forsennato.
Pepincito, vai a vedere chi .
Pepincito si alz senza smettere di leggere il fumetto. And alla porta, la apr. Non c'
nessuno, mamma.
Ma dove sei?
Alla porta.
Che porta?
La porta dell'ingresso.
Ma no!  alla porta del retro che hanno bussato. Cosa c'hai in quelle orecchie!
Pepincito si avvi verso il retro senza alzare lo sguardo dal fumetto. Era bellissimo. Sua madre
lo disturbava sempre sulla parte pi interessante. Apr la porta senza alzare la testa.
Buongiorno, signorino.
Quando Pepincito sent quella voce, ogni pelo del suo corpo si rizz come la coda di un gatto
davanti a un mastino. Il fumetto cadde per terra e lui scapp fuori lasciando la porta spalancata.
Avrebbe passato un pomeriggio orribile e sarebbe tornato in tarda serata.
Cos' tutto questo baccano?! Pepincito, cosa stai combinando? url la signora Fernndez dal
letto.
Sono io, signora Fernndez.
Quella era la voce della merciaia. Che ci faceva quella smorfiosa a casa sua? Non era mai
venuta da lei. Quando le cuciva qualcosa, le prove le facevano nel retro del negozio. In realt quella
non andava mai da nessuno, soprattutto negli ultimi tempi. Che noia, una volta che volevo riposare un
po'.
Si alz rassettandosi i vestiti. La merciaia era sulla porta con un bel sorriso sulle labbra. Strano.
Mi scusi... si accomodi, signorina Solimana. Dove  finito quel disgraziato?
Suo figlio?
S.
 scappato via. Tenga. Solimana le diede i fogli che aveva raccolto dal pavimento.
Grazie.  tutta colpa di questi dannati fumetti. Vive con la testa fra le nuvole, ha incubi
notturni, si sveglia piangendo, poi scappa cos all'improvviso. Non ce la faccio pi.
Non si preoccupi, dopo passa. I bambini sono cos.
E che ne sai tu dei bambini, anzi, che ci fai a casa mia?
Sono venuta a portarle questo scampolo, vorrei farmi una camicetta disse la merciaia, come
se le avesse letto nel pensiero.
Si accomodi, la prego, ero cos stanca che sono andata a farmi un sonnellino. La signora
Fernndez cap che non era quello il modo, ma ormai lo aveva detto.
Mi dispiace di averla svegliata.
Ma no! Quando ha bussato, ero gi sveglia. Aspetti che chiudo la porta d'ingresso. Una volta
non ci facevo caso, ma da quando hanno cercato di derubarla, mi  venuta la fifa.
A proposito, cosa ha detto suo figlio del pestello?
E che te ne frega a te. Niente, si figuri... Quello non sa mai niente. Mi diceva di quella
camicetta... fece la sarta cambiando argomento.
S,  da una vita che ho questo scampolo fra i piedi, il tempo era bello e mi sono detta:
Solimana, perch non vai a trovare la signora Fernndez?
Ma certo! Ha fatto benissimo.
Che bella casetta, la sua disse Solimana guardandosi attorno.
Eh s, l'ha fatta mio padre, ormai non lavorano pi come una volta.
Proprio vero. Ci sono molte camere?
Venga, venga! Le faccio vedere. Mi segua.
Ma che carino tutto... e che bella illuminazione!
S, abbiamo speso un occhio della testa per le finestre, non mi piacciono le case buie.
Ha ragione. Per pulire tutto quando, e in pi il cucito, dovr alzarsi presto...
D'inverno tutti i giorni alle sei meno un quarto, salvo la domenica. Ci metto un secolo ad
accendere quel maledetto braciere.
Le scope e le cose cos, dove le mette?  tutto talmente in ordine...
Ah ah ah... ho uno sgabuzzino multiuso che  una meraviglia, venga che glielo faccio
vedere.
Solimana la segu. Uscirono nel cortile. Il cagnolino inizi ad abbaiare.
Stai zitto!
 un buon guardiano.
Per quello, non c' di meglio, abbaia se sente volare una mosca.
Immagino che suo marito avr un altro cane per la caccia, questo  proprio troppo piccino...
No, da quando gliel'hanno avvelenato col boccone, non ha pi voluto avere un altro cane.
Eh s, la gente  cattiva.
Ha detto bene. Venga,  questo lo sgabuzzino magico, qua c' un po' di tutto.
Lo sgabuzzino era addossato alla casa, come quello di Solimana, ma molto pi grande.
Entrarono.
Che meraviglia! C' veramente spazio per tutto. E che bell'armadio. Di uno cos, ne avrei
bisogno anch'io.
Lo abbiamo comprato a General Gemes.  comodissimo, ci sta tutto. Guardi. La signora
Fernndez spalanc orgogliosamente le ante.
Vero. Oddio! Che ci fanno tutte quelle munizioni?
Sono di mio marito.
A me, tutto quello che c'entra con le armi da fuoco mi fa paura. Poi aggiunse: Signora
Fernndez, devo dirle una cosa.
E adesso cosa vuole questa? Mi dica.
 una cosa molto antipatica, per magari la sa gi.
Venga che andiamo a prendere un t e mi racconta tutto.
Non si disturbi, qui va benissimo. Lei sa del cappotto?
Certo che sapeva del cappotto, ne aveva fin sopra le orecchie. S, purtroppo ho saputo che la
signora Andreani mi sta sputtanando dappertutto. Le giuro, non  colpa mia.
Lo so, signora Fernndez, stia tranquilla. Solo quello sa?
Perch? C' dell'altro?
Purtroppo s. Proprio perch lei  la mia migliore cliente, mi sono detta: magari la signora
Fernndez non lo sa ancora. A parte il fatto che lei mi  molto simpatica, ma questo lo avr gi notato.
La signora Fernndez non aveva notato di esserle cos simpatica, anzi, quella trattava tutti
dall'alto in basso, ma le rispose di s, che lo aveva notato.
Quella stronza, mi perdoni, io non sono una che dice parolacce, ma quando ci vuole ci vuole.
Quella stronza, le dicevo, sa cosa ha fatto?
La signora Fernndez non lo sapeva. Sent che le si chiudeva la bocca dello stomaco. Se
c'entrava con il cappotto, e quella era venuta apposta per dirglielo, non doveva essere niente di bello.
Cos'ha fatto?
Ha appeso il cappotto nella macelleria perch tutti possano vederlo, e infatti  la prima cosa
che si vede entrando.
Oddio...
Mi scusi, sa, ma ne parlano tutti. Per l'amicizia che ci unisce, mi sentivo in dovere...
Maledetta strega schifosa... l'ammazzo.
Il marito non doveva permetterglielo, non le pare?
La merciaia aveva ragione. Come aveva potuto, lui, l'uomo che lei aveva amato in segreto e che
amava ancora, come aveva potuto farle quello!
Signora Fernndez, si sente bene?
S... s, mi scusi, solo che non avrei mai creduto di dover vivere un'esperienza del genere.
La capisco benissimo.  una bruttissima cosa, lei non se lo merita.
Solimana diede un'ultima occhiata allo sgabuzzino magico, poi: Purtroppo devo andare.
Parlando, il tempo  volato. Devo aprire il negozio. Le lascio lo scampolo, ne parliamo la prossima
volta che viene da me.
Solimana si conged da una signora Fernndez cos abbattuta che non riusc neppure a sfogarsi
con la solita frase che collegava la sua vita agli escrementi.
La prima cosa che la signora Fernndez disse a suo marito quando rientr quella sera fu il fatto
del cappotto appeso nella macelleria.
Come l'hai saputo?
 venuta apposta la merciaia a dirmelo.
La merciaia  venuta qua?
S.
E come mai?
Non lo so, anch'io mi sono stupita.
Solo quello ti ha detto?
Ti sembra poco?
Il signor Fernndez non rispose. Del cappotto non gliene fregava niente, ma perch la troia era
venuta dal cesso e non glielo aveva detto quando si erano incrociati per strada? Glielo chieder
domani. Gli bast pensare alla troia perch il tigrotto gli facesse un accenno di saluto.
Che cosa pensi di fare?
E che vuoi che faccia? rispose andando a pisciare in bagno perch nel cortile faceva freddo.
La signora Fernndez difende l'onore della famiglia
Quella notte la signora Fernndez non chiuse occhio, ma quando si alz, aveva preso una
decisione.
Suo marito era uscito senza dire una parola, se ne fregava dell'affronto che le avevano fatto gli
Andreani. Bene, se le cose stavano cos, doveva essere lei a salvare l'onore della famiglia. Poteva
essere un caso, ma da quando la macellaia aveva iniziato a sputtanarla in giro, non era venuto nessuno a
portarle del lavoro. Di solito con il cambio di stagione era sempre indaffaratissima. Se quella teneva il
cappotto in bella vista, magari la gente aveva sterzato verso la moglie del muratore. Come sarta era un
cane, ma la gente  cos: oggi t'innalza alle stelle, domani ti volta le spalle.
Date le circostanze, non si sarebbe sciolta lo chignon, non si sarebbe truccata, men che meno si
sarebbe tolta gli occhiali. Usciva cos com'era: a testa alta e con la faccia pulita.
L'onore della famiglia  tutto diceva sempre il babbo siciliano. Di quella sua famiglia di
merda non gliene fregava niente: un marito inutile e un figlio rintronato. Lo faceva per se stessa, perch
si sentiva umiliata. Era l'ora di punta, la macelleria sarebbe stata piena di gente. Meglio, lei non aveva
paura.
Usc di casa sbattendo la porta. Con passo sicuro fece i pochi metri che la separavano dalla
macelleria. Entr senza salutare. C'erano sei persone. Tutti si voltarono a guardarla, questo le fece
perdere un trentacinque per cento di sicurezza. Poi vide il cappotto in bella vista e perse un altro
quarantacinque per cento. Quando guard l'uomo amato che l'aveva ferita in quel modo, si mise a
piangere.
Quella era stata una mattina piuttosto noiosa. Nessun commento, proprio come se il cappotto
appeso al chiodo fosse diventato invisibile. Che lo avessero tolto? No, avrebbe visto o sentito qualcosa,
invece niente. A quel punto Tiko aveva deciso di scaldare l'acqua per farsi un bel pediluvio.
Era seduto tranquillo con i calli a mollo, quando sent quel pianto provenire dalla macelleria.
Lasci immediatamente la bacinella. Si avvicin, scalzo, alla porta che ormai era tutta la sua vita. Tolse
il tovagliolo dalla toppa. Maledizione! Chi poteva essere? Dal buco vedeva solo la gente voltata che
guardava verso l'ingresso, dove doveva esserci la donna che piangeva.
Cap chi era solo quando sent la voce della sarta. Con il venti per cento di sicurezza che le
restava, aveva urlato: Ti far ammazzare da mio marito!.
Dopo aver minacciato quell'ingrato, la signora Fernndez era tornata a casa e aveva pianto fino
alla mezza, quando era rientrato suo marito dalla caccia. Lui non not quelli occhi gonfi e rossi perch
mangi guardando il vuoto.
Visto che ho un marito che non sa difendere l'onore della famiglia, sono andata io dal
macellaio.
Silenzio.
Ho visto il cappotto appeso, sai?
Il signor Fernndez continuava a masticare guardando il vuoto.
Mi senti?
S.
E di' qualcosa!
Uffa! Ancora con questa storia?
Certo! Se perdo la clientela, cosa mangiamo?
Selvaggina le rispose alzandosi da tavola.
Te ne vai senza prendere il caff?
Suo marito non replic, and in bagno e si chiuse a chiave.
Ecco che si lava di nuovo, che gli abbiano fatto una fattura? Devo prendere un paio di mutande
usate e portarle a doa Mara. Non si  nemmeno accorto che ho pianto.
Come se non bastasse, da quando era venuta la merciaia suo figlio non la mollava un secondo.
Aveva dovuto mettergli un materasso per terra perch non voleva dormire da solo in camera sua, e ogni
volta che andava in bagno, doveva accompagnarlo.
Che vita di merda!
La seconda visita del cacciatore di selvaggina alla signorina Solimana
Solimana aveva deciso: niente sonnifero, non era il caso. Marcantonia, oggi deve venire il
marito della sarta.
Marcantonia la fiss con il suo sguardo bovino e non rispose.
Sai chi ?
S, quello che passa tutti i giorni e guarda dentro. Il primo, perch sono due che passano tutti i
giorni e guardano dentro.
Doveva far attenzione, sua sorella era una girandola di sorprese. Non so se guarda dentro. La
moglie  indaffarata e verr lui a portare un vestito che mi devo provare. Tu rimani in camera e non
uscire.
Uffa! Io mi annoio in camera.
Ti do un po' di quei biscotti che abbiamo di riserva per gli ospiti.
L'ospite non  pi venuto.
Ancora con l'ospite! L'ospite non verr pi, vuoi i biscotti?
Li voglio. Perch non verr pi, l'ospite?
 morto.
Perch?
Lo ha ucciso la mamma.
Marcantonia si alz di scatto trascinando con s la tovaglia. Dammi i biscotti che vado in
camera.
Una volta finito tutto, non l'avrebbe pi spaventata con la mamma. Inizi a mettere a posto. Poi
and a controllare Marcantonia. Aveva la bocca piena e masticava.
Aspetta qui, hai capito?
Chiuse la camera a chiave e torn in cucina. Guard dalla finestra, il cacciatore di selvaggina
era gi al cancello, in anticipo di cinque minuti. And ad aprire la porta che dava sul cortile, gli fece un
segno con la mano. Questa volta arriv subito.
Ciao lo salut Solimana con un sorriso.
Salve rispose il signor Fernndez senza ricambiare il sorriso.
Lo fece entrare, gli prese gentilmente il fucile. Dammi che lo appoggio da qualche parte.
Lui le diede il fucile.
Anche mio padre andava a caccia, mi portava con lui ogni tanto, e qualche volta mi ha anche
fatto sparare. Pensi che ne sarei ancora capace?
Vuoi provare?
 carico? gli chiese lei con faccia spaventata.
S. Vuoi che tolga la cartuccia cos prendi la mira?
S, per favore, le armi da fuoco mi fanno paura.
Il signor Fernndez apr il fucile, estrasse il proiettile e lo mise nella borsa che teneva a tracolla.
Richiusa l'arma e gliela porse. Tieni, adesso devi solo puntare.
Solimana afferr il fucile, lo posizion, prese la mira. Il signor Fernndez la guardava divertito.
Con questo si pu uccidere un uomo? chiese con voce impaurita.
Altroch!
Oddio, che paura! Solimana abbass l'arma. Vado a metterlo in cucina. Vuoi un caff? Io
non l'ho ancora preso.
No, grazie. Nemmeno lui aveva preso il caff, ma adesso voleva tutt'altro. E in fretta anche,
prima che la troia iniziasse con il suo giochetto di togliti questo, togliti quello, girati di qua, girati di l.
Quella non lo avrebbe preso pi per il culo. Detto e fatto, si tolse la borsa, la appoggi per terra e inizi
a svestirsi.
Quando Solimana torn con la tazzina di caff in mano, trov il signor Fernndez seduto sul
sof. Fatta eccezione per i calzini, era nudo come un verme. Vergine santa, questo  matto.
Vieni qua disse lui con voce ferma.
Solimana si sedette il pi lontano possibile da lui.
Ho detto qua!
Il manovrabile cacciatore di selvaggina che Solimana conosceva era sparito. Doveva fare
attenzione, alla fin fine non sapeva come avrebbe potuto reagire. Inizi a tastare il terreno facendogli
un sorriso dolcissimo, arma fino a quel momento infallibile. Il sorriso non produsse l'effetto desiderato.
Sorseggi un po' il caff, poi: Caro, devo dirti una cosa.
Che cosa doveva dirgli la troia adesso? Se di nuovo tira fuori la storia della scema le faccio
volare la tazzina con uno schiaffo, la butto gi e le affondo il tigrotto dentro. Sentiamo un po' cosa
deve dirmi la signora, adesso.
Caro... non so proprio come dirtelo.
Solimana rimase in silenzio, lo sguardo del cacciatore di selvaggina era orribile.
Allora non dirlo e vieni qua!
Solimana prese coraggio: Purtroppo questa mattina mi sono venute le mie cose.
Lui la guard diffidente.
Fa' vedere.
Cosa vuoi dire?
Voglio dire di farmi vedere se  vero.
Oggi  decisamente pi risoluto. Mi vergogno...
Il signor Fernndez oggi non era pi, ma assolutamente risoluto. Risoluto al punto di uccidere
quella troia se continuava a prenderlo per il culo.
Se non mi fai vedere, prendo il fucile e ti faccio saltare le cervella, troia rizzacazzi che non sei
altro.
Conoscitrice degli uomini, Solimana cap che questa volta non c'era via di scampo. Se la cav
prendendo con cura il tigrotto del signor Fernndez e facendogli un servizio manuale che non faceva da
tanto tempo, ma certe cose, una volta imparate, non si dimenticano pi. Le riusc assai bene. Il signor
Fernndez, un po' disorientato all'inizio, fin per lasciarsi andare. Se mi fa una sega sar vero che le
sono venute le sue cose.
Adesso dovresti andare, ho un sacco di faccende da sbrigare prima di aprire il negozio.
Il signor Fernndez inizi a vestirsi. Si stava allacciando una scarpa.
Che piedi grossi!
Ah ah ah... ho tutto grosso, io.
Avrai un quarantacinque?
Quarantaquattro.
Fammi vedere.
Lui le diede l'altra scarpa, lei la gir, guard sotto, sono lisce. Gliela restitu con un sorriso. Lui
la prese, se la infil sul piede. Curiosa, la troia. Niente male la sega, per. Se era cos esperta con la
mano, figuriamoci col resto. Lui avrebbe preferito il resto, comunque si era rotto il ghiaccio. Per il resto
c'era tempo, il resto della sua vita. Era felice, non avrebbe pi toccato il cesso.
Solimana and a prendere il fucile, accompagn il cacciatore di selvaggina alla porta.
Quando ti vanno via le tue cose?
Ti far un segnale dalla finestra rispose Solimana chiudendogli la porta in faccia. Poi torn in
camera. Marcantonia stava leccando le briciole che aveva fatto scivolare nel coperchio del barattolo,
ormai vuoto.
Puoi uscire, adesso.
Hai finito col marito della sarta?
S. Per sempre.
Pepincito si confida con la vedova Manch
Con la storia del cappotto la vedova Manch sembrava ringiovanita di dieci anni. Ne parlavano
gli abitanti del paese, quelli delle campagne vicine che venivano a comprare la carne, pi amici e
parenti di entrambi i gruppi.
Un'altra notizia stuzzicante gliela aveva portata Pepincito. Riguardava la merciaia. Quella
sfacciata era andata a casa sua. Lui, poveretto, era convinto che fosse stato per spaventarlo, invece lei
era sicura che la merciaia fosse andata a trovare la moglie dell'amante apposta. Fatto sta che il bambino
era terrorizzato. Forse aveva ragione il piccolo, magari quella voleva spaventarlo per assicurarsi che
non raccontasse a sua madre che l'aveva vista giacere con suo padre.
S, vedova Manch.
Signora Manch.
S, signora Manch,  venuta per tagliarmi con le forbici.
Tagliarti con le forbici?
Questo non doveva dirlo. Volevo dire spaventarmi con qualsiasi cosa, magari le forbici, quella
mi odia.
E il tuo pap, cos'ha fatto?
Mio pap non c'era.
Certo! Era andata a parlare con la cornuta quando l'amante non c'era. Povero piccino, e che
cosa  successo quando la signorina Solimana  venuta a casa tua?
Non lo so, signorina Manch.
Signora Manch.
Non lo so, signora Manch.
E perch non lo sai, Pepincito? Parlavano troppo piano?
No, signora Manch, non lo so perch quando ho sentito la sua voce sono scappato.
Povero piccolo, vieni che ti do una fetta di torta.
S. Era un bel periodo per la vedova Manch. Speriamo che non si guasti il tempo, ma non
credo, ormai  arrivata la primavera.
Si avvicina la tragedia
Dopo l'umiliante visita che l'afflitta signora Fernndez aveva fatto al macellaio con il suo
carico di vergogna, dolore e minacce di morte per l'affronto subto, sia nel paese sia fra le due famiglie
subentr una certa calma.
Purtroppo era la calma innaturale che precede la tempesta. Una tempesta che, con metodo e
precisione, qualcuno stava ordendo da mesi all'insaputa di tutti: Alea iacta est.
La fatidica notte
Prima di andare a letto, Solimana aveva dato una doppia dose di sonnifero a Marcantonia.
Doveva essere sicura che sua sorella dormisse fino a tardi. Speriamo che sia l'ultima volta. Punt la
sveglia alle cinque e mezzo del mattino. And a letto. Quella notte dorm male.
Si alz alle sei meno venti. Ballava, dentro i pantaloni del babbo, ma di lunghezza andavano
bene. Era alta, lei! Si era intabarrata in un vecchio cappotto, anche quello del babbo, aveva bisogno di
tasche grosse. In una doveva mettere il sacco di iuta piegato, nell'altra il pacchettino con la carne.
Anche il Borsalino era un po' grande, ma con lo chignon lo riempiva perfettamente. Aveva fatto
attenzione a non rovinarsi la pettinatura, fino a sabato non sarebbe potuta andare dalla parrucchiera.
Sopra il cappotto si era messa la borsa di Marcantonia, a tracolla. Gliela aveva fatta cucire apposta,
perch quando andava a far la spesa perdeva tutto. Ormai non le serviva, sua sorella non sarebbe pi
uscita da sola. Ci infil dentro le scarpe del babbo, numero quarantaquattro, lei non buttava mai via
niente. Aveva riempito le punte con del cotone e si era messa tre paia di calze. Con i lacci ben legati
non le si sarebbero sfilate dai piedi. Per uscire aveva indossato un paio di vecchie scarpe della mamma,
due numeri pi grandi delle sue. Le sue orme non dovevano trovarsi da nessuna parte. Poi, la cosa pi
importante, aveva preso un paio di guanti nuovi dal negozio. Fini per non perdere la sensibilit, neri
perch non si vedessero al buio.
Prima di uscire era andata a controllare Marcantonia. Russava beatamente.
Perfetto.
Usc dalla porta del negozio, l c'erano pi impronte, quelle che avrebbe lasciato lei si sarebbero
confuse con le altre. Fece il giro dell'isolato e imbocc la stradina che correva dietro le case.
Camminava decisa. Era tranquilla. Aveva studiato tutto a puntino, ma doveva sbrigarsi.
Pass dietro la macelleria. Non si vedeva la luce accesa, ma sicuramente il macellaio era gi
tornato dal mattatoio.
Si ricord del pomeriggio trascorso insieme. Nel suo bel volto comparve un dolce sorriso.
Quando super la casa della vecchia che rammendava le calze, prese il pacchettino con la carne che
aveva in una delle tasche. La casa successiva era quella della sarta. Si ferm davanti al cancello. Se si
era alzata alle sei meno un quarto, come le aveva detto, doveva gi essere al lavoro con il braciere
acceso.
Il cagnolino abbai solo due volte, poi cominci a mangiare la carne avvelenata. Ci mise poco a
morire, quel veleno per i topi a base di stricnina era una meraviglia. Prese la borsa che aveva nell'altra
tasca. Ci mise il cadavere del cagnolino. Torn indietro fino al pollaio degli Andreani. Per fortuna il
cane della macellaia non si vedeva da nessuna parte. Mangiava come un porco, sicuramente stava
russando nel cortile.
Ormai si era abituata al buio. Cerc un posto discreto per lasciare la borsa con il cane morto,
eccolo. Lo steccato non era alto. Dalla parte interna avevano appoggiato un mucchio di pali che erano
scivolati un po' gi lasciando uno spazio sotto. Perfetto. Pos la borsa per terra dall'altra parte dello
steccato e la spinse in modo che restasse seminascosta nello spazio sotto i pali. Nessuno ammazza il
cane del vicino e lo lascia in bella vista.
Torn dalla sarta. Tutto quel via vai di orme per terra non la preoccupava, anzi, si era messa le
scarpe di sua madre apposta. Lei sapeva la misura del piede di ogni donna che abitava a Palo Santo. Se
la polizia avesse fatto una piccola indagine, non sarebbe risalita a sua madre, morta da dieci anni, ma a
qualcuno di vivo, ad esempio la macellaia, che aveva lo stesso numero di scarpe.
Per raggiungere lo sgabuzzino cammin sopra i mattoni che, uno qua uno l, portavano alla
casa. Adesso non doveva lasciare impronte.
Apr lo sgabuzzino. Sapeva che non era chiuso a chiave. Era buio pesto, comunque aveva
memorizzato il posto di ogni cosa. Di ogni cosa che le interessava.
Si tolse le scarpe di sua madre e le mise nella borsa. Si infil quelle del padre. Leg forte i lacci,
non le avrebbe perse. Aveva fatto la prova prima di andare a letto, dopo che Marcantonia si era
addormentata. Le mancava solo che davanti a una cliente Marcantonia le chiedesse come mai si era
messa le scarpe del babbo.
Apr l'armadio. Allung le mani alla cieca, facendo attenzione. Ecco la scatola con le
munizioni. Ne prese due, non si sa mai. Tast la parete dove aveva visto il chiodo con il segno del
fucile. Non si era sbagliata, era il chiodo giusto. Prese il fucile, lo caric. Poi andalla porta. Guard
fuori. Silenzio e buio. Cammin sulla terra facendo pressione con ogni piede. Adesso doveva lasciare le
impronte. Varc il cancello, arriv all'angolo, gir a sinistra e continu finch non raggiunse la strada
principale.
La notte era nera come la pece. C'era luna crescente, ma per fortuna il cielo era coperto.
Fortuna, o Giustizia Divina.
Si vedevano solo tre luci accese: quella che filtrava attraverso le persiane della sarta, quella
della panetteria e quella del macellaio. A quell'ora il vecchio Tiko doveva gi essersi alzato, ma dalla
strada non si vedeva la luce.
Doveva affrettarsi, era ancora buio, ma presto si sarebbe svegliato il muratore. Stava ultimando
i lavori della nuova casa per gli sposini, prima che rientrassero dalla luna di miele.
Camminava rasente i muri. Super la casa della sarta, si ferm un attimo alla finestra della
macelleria. Guard dentro. Lui era dietro il bancone, stava bevendo il mate. Si sentivano le note di un
tango.
Come tutte le mattine, Tiko si era alzato alle sei in punto. Alle sei e un quarto aveva gi finito
con le pulizie mattutine. Da quando la macellaia aveva appeso il cappotto al chiodo  che dalla toppa
lui non riusciva a vedere  si sbrigava, con le pulizie. Un commento interessante poteva venir fuori in
qualsiasi momento. Non voleva perdersi niente.
Inizi a prepararsi il mate. La preparazione del mate  quasi un rito. L'acqua non deve essere
troppo calda altrimenti brucia l'erba, ma se non  sufficientemente calda non sa di niente. Una volta
ottenuto il punto giusto di calore, si deve versare l'acqua piano piano, cos l'erba s'inumidisce un po'
per volta. Un mate come Dio comanda deve presentare una superficie schiumosa che, se sono stati
rispettati tutti i parametri sopra elencati, pu durare inalterata per almeno sei bevute. Poi, man mano, la
schiuma sparir lasciando affiorare quegli odiosi legnetti che galleggiano in un liquido sempre pi
trasparente e insipido. All'ottava, al massimo alla decima bevuta, bisogna cambiare l'erba e iniziare
daccapo. Eh s, per bere il mate ci vuole del tempo a disposizione, si capisce. Poi ci sono le varianti:
con lo zucchero, con il caff, con la scorza di arancia, di limone... Tutte cose da gringos, si capisce,
che farebbero inorridire un gaucho vero.
All'improvviso Tiko sent delle voci provenire dalla macelleria. La musica della radio era
troppo alta. Non riusciva a capire le parole. Tolse il tovagliolo che copriva la toppa e si piazz dietro la
porta.
Dalla finestra, fucile in mano, Solimana continuava a guardare il signor Andreani. Persino con
il grembiule da macellaio era un bellissimo uomo. Non era certo una cima, ma la sua dolcezza riempiva
qualunque vuoto emotivo, anche se lei ne aveva pochi, di vuoti emotivi. D'altronde, un uomo alla sua
altezza non lo avrebbe trovato di certo a Palo Santo, e da quello sperduto paese lei non se ne poteva
andare. Aveva un lavoro che le permetteva di vivere agiatamente, e poi doveva badare a Marcantonia.
Per dirla giusta, a lei mancava un uomo da letto e basta, ma non poteva accontentarsi di uno stallone
rozzo come il cacciatore di selvaggina.
Il macellaio, per le sue precise esigenze, era l'uomo ideale.
Mentre il signor Andreani tagliava i pezzi di carne per sistemarli nei ganci, il suo pensiero,
mescolato alle note di Gardel, era a mille miglia dalla macelleria, da sua moglie e, incredibile a dirlo,
dalla sua adorata Pagnottina. Era in un posto assai impreciso, ma simile a come si immaginava il
paradiso. Accanto a lui, il bellissimo viso della signorina Solimana, che lo guardava pazza di amore e
desiderio. Vedeva le sue labbra sagge da donna completa, intensa, volitiva, che lo trascinavano in una
voragine senza fine. Solo adesso comprendeva cos'era il vero amore. E anche la monotonia della sua
vita fino a quel momento, accanto a una donna dura e superba come sua moglie. La gioia di sapere che
di l alla fine dei suoi giorni, ne era sicuro ormai, avrebbe condiviso un amore cos grande quasi gli
toglieva il respiro.
All'improvviso sent un rumore. Alz lo sguardo. Era lei o stava sognando?
Ciao caro, devo fare una cosa, ma prima volevo salutarti.
Oddio, era lei! Come se il sogno di poco prima si fosse avverato al solo pensiero. La guard
intensamente. Com'era bella, anche conciata in modo cos buffo. Ciao amore, come mai cos presto?
le chiese con gli occhi radiosi e la voce che pi che una voce sembrava un brano musicale, tanto era
felice.
Devo fare una cosa, ma prima volevo farne un'altra.
Lui appoggi il coltello sul banco. Si pul le mani nel grembiule bianco splendente che la
povera Gregoria gli lavava e stirava tutti i santi giorni, e rimase a fissarla imbambolato. Cosa?
Lei gir attorno al bancone e gli si avvicin piano. Quando gli fu accanto, sent che tremava.
Questo.
Amore... disse lui appena in un sussurro. Lei aveva accostato le labbra lievemente aperte alle
sue. Sent la sua lingua. Lo baci come solo lei sapeva fare. Un bacio pieno di amore e trasporto nello
stesso tempo. Lui rispose al bacio con una passione ormai incontenibile.
Dopo un tempo imprecisato  ormai il senso del tempo non esisteva pi  lei si stacc e gli
sorrise. Gli accarezz la guancia e gir di nuovo attorno al bancone.
Prima di uscire si volt e lo guard negli occhi. Un lampo strano si dipinse nel suo sguardo.
Da dietro la toppa, Tiko aveva visto tutto. Incredibile! Quando una donna  in calore non la
ferma nessuno. In fondo sono pi furbe di noi, l'ho sempre detto. Quello  ormai rincretinito nelle
mani della merciaia. Se la grassona lo scopre lo fa a fettine. Anzi, le due ciccione. E non  detto che
non ammazzino pure la secca. Quella sta giocando col fuoco.
Adesso la merciaia era sparita dal suo campo visivo. Riusciva solo a vedere il macellaio che
guardava verso l'ingresso con aria ebete. Di colpo cambi espressione. Pallido come un morto,
continuava a guardare verso l'ingresso. Cosa stava succedendo?
Cara! Cosa ci fai con quel fucile?
Sono venuta ad ammazzarti, brutto figlio di puttana. O credevi di farla franca?
Ma...  uno scherzo?
Nessuno scherzo, il bambino aveva la tua stessa macchia.
Il signor Andreani non capiva di quale bambino stesse parlando. Perch gli puntava addosso un
fucile se un attimo prima lo aveva baciato? Che fosse impazzita di colpo come la madre...? La pazzia 
ereditaria, lo diceva sempre sua madre. La nonna era morta pazza, e lei viveva nel terrore che lui o i
suoi fratelli diventassero pazzi all'improvviso. Quando giocavano a fare gli scemi, sua madre li
schiaffeggiava, cos imparavano a non fare i cretini. La pazzia era una cosa terribile. Non ci si doveva
scherzare sopra.
Violentare e mettere incinta una ritardata mentale! Ho visto la macchia nera che hai sul petto.
Dietro la toppa, a Tiko si era bloccato il respiro e fermato il cuore. Poi sent lo sparo.
Gardel cantava:
Mi Buenos Aires querido
cuando yo te vuelva a ver...a
Mentre cadeva ferito mortalmente dalla donna che aveva amato come nessun'altra in vita sua, il
signor Andreani si ricord della macchia di grasso che non voleva andar via. Se l'era fatta aggiustando
la porta della ghiacciaia, sicuramente l'avr vista, ma perch...
All'improvviso Tiko si ricord della voglia. A generazioni alterne, i maschi della sua famiglia
erano colpiti da quella voglia nera in mezzo al petto. Nel suo paese  l nella lontana Grecia, si capisce
 i membri della sua famiglia erano detti i vogliosi. A lui non era toccata. A quanto pareva era toccata a
suo figlio, un figlio che non sapeva di avere. Per quello la scema non si era pi vista in giro!
Se la situazione era quella, c'era solo una cosa da fare. Tiko prese un pezzo di giornale vecchio,
lo appallottol, ottur la toppa alla bell'e meglio, e decise di andare a dormire.
Tre ore dopo, quando la polizia buss alla sua porta, era ancora coricato.
Avanti... url dal letto.
 stata proprio una nottataccia, signor commissario. La gamba, si capisce. Quando si blocca,
non c' verso di metterla in moto.
Mi sar addormentato verso le tre, ho dormito fino alle nove di questa mattina, signor
commissario. Di solito mi alzo presto, ma questa notte con la gamba...
No, non ho sentito nessuno sparo, signor commissario.
Arrivederci, signor commissario.
Lo aveva attirato a casa sua come tutti gli altri, nessuno era da escludere, ma che fosse stato
proprio lui non lo avrebbe mai detto.
Era rimasta male, quando gli aveva visto la voglia sul petto. Peccato! Quell'uomo le piaceva sul
serio. Lo avrebbe scelto come amante fisso, ormai non aveva pi intenzione di sposarsi. Con
Marcantonia non poteva.
Il babbo le aveva insegnato a sparare quando era una bambina.
Sei coraggiosa come Solimano il Magnifico le diceva sempre. Era proprio fissato con la
storia antica, il babbo. Tu dovevi nascere maschio, sei audace come un uomo. Suo padre non aveva
mai capito niente. Coraggiosi, gli uomini! Lei ne aveva conosciuti parecchi, di uomini. Coglioni tanti,
ma pochi coraggiosi. Una cosa era vera: audace era audace, lei. E di sangue freddo. Infatti, aveva
pensato a tutto. Il sacco di iuta per mettere il cane morto, ad esempio, era uno di quelli per il mais che
vendevano all'emporio. A Palo Santo tutti sapevano che il macellaio, oltre al pane vecchio della
Pregadio, dava del mais alle galline. Alla fine l'avrebbero scoperto. Una prova in pi dell'odio che
opponeva le due famiglie. Se poi la polizia non avesse trovato il cane morto, la macellaia, vedendolo,
avrebbe pensato che era stato suo marito. Magari si sarebbe rallegrata: lo aveva fatto per lei. Torto per
torto: la sarta le aveva rovinato il cappotto, suo marito le aveva ammazzato il cane.
Ricord la faccia del macellaio quando era entrata nella macelleria con il fucile in mano e il
Borsalino in testa. L'aveva guardata divertito. Anche un po' stupito, come se non credesse ai suoi
occhi. Lei gli aveva dato il bacio dell'addio. Se lo meritava, dopotutto era stato un amante coi fiocchi.
Gli aveva detto perch lo ammazzava. Era stato semplicissimo: un solo colpo in mezzo agli
occhi. Suo padre sarebbe stato orgoglioso di lei.
Una mano gliela aveva data anche la radio. Per mascherare in parte il rumore dello sparo, aveva
persino aspettato la nota pi alta di Gardel. Poi si era guardata intorno. Concentrata su quello che
doveva fare, non lo aveva visto subito: il cappotto appeso al chiodo.
Prima di uscire aveva scrutato la strada. Era deserta. Fucile in una mano, cappotto nell'altra, era
tornata da dov'era venuta. Aveva ripreso la stradina secondaria, si era fermata davanti al cortile
trascurato della sarta.
Doveva completare la seconda parte del lavoro: il tocco finale.
Super il cancelletto, and di nuovo allo sgabuzzino pestando forte, anche adesso doveva
lasciare le impronte. Entr. Bisognava fare attenzione. Le mancava soltanto di fare rumore ora che
aveva quasi finito. Tast la parete cercando il chiodo, appese il fucile, pieg il cappotto, lo mise
nell'armadio. Ripose il proiettile avanzato nella scatola. Si cambi le scarpe, usc dallo sgabuzzino.
Sorrise pensando al figlio della sarta. Se l'avesse vista, sarebbe morto dallo spavento.
Si avvi verso il cancello camminando di nuovo sui mattoni, adesso le impronte non ci
volevano. Prese a destra. Passando davanti al cortile della macelleria, not che le luci erano ancora
spente, sicuramente lo avrebbe trovato il garzone.
Non si preoccup pi delle orme, ce n'erano troppe, nessuna sua. Tuttavia ebbe la precauzione
di svoltare e riprendere la strada principale per entrare dal negozio. Affrett il passo. Si sent il canto di
un gallo in lontananza.
Iniziava ad albeggiare.
a. Mia Buenos Aires amata / quando ti rivedr...(Mi Buenos Aires querido, testo di Alfredo
Le Pera, musica di Carlos Gardel, 1934.)
Amare riflessioni
La sera di gioved 7 ottobre 1943 il signor Fermn Fernndez fu arrestato e condotto al
Commissariato di General Gemes. Accett tutti i capi di accusa: omicidio volontario aggravato dalla
premeditazione. Emesso il verdetto, fu trasferito al nuovo penitenziario di Olmos per scontare la pena
dell'ergastolo. Che cosa avrebbe potuto fare? Quello che doveva fare, avrebbe dovuto farlo prima,
quando sua moglie si lamentava per quel maledetto cappotto.
Lei glielo aveva detto: Se tu non fai niente, dovr farlo io e lo aveva fatto. Eccome se lo
aveva fatto! Mai e poi mai avrebbe immaginato che quella donnetta lagnosa potesse arrivare a tanto. E
che sangue freddo! Lo aveva ammazzato prima che lui si alzasse. Quando era andato a deporre, lei era
gi tornata, cuciva con il braciere acceso come se niente fosse. Una che non aveva mai toccato un'arma
in vita sua! Com'era possibile? Un solo colpo in mezzo agli occhi. Forse era l'abitudine di far passare il
filo nella cruna dell'ago...
Sul fucile non c'erano le sue impronte, ma questo lo capiva: sua moglie era sempre stata una
freddolosa, sicuramente si era messa i guanti. Quando aveva cercato di parlare per chiederle
spiegazioni, lei lo aveva zittito: Ti prego, non dire niente. Promettimi che non parleremo mai pi di
questo. E lui glielo aveva promesso. Era l'unica cosa da fare. Se lui avesse parlato, con lei in galera
come avrebbe potuto portare avanti una casa e allevare il bambino?
Tutto sommato non era stata una cattiva moglie. Anche adesso, veniva a trovarlo una volta al
mese con i cannelloni. E finch ce n'era stata, gli aveva portato tutta la selvaggina sottaceto. Poteva
stare tranquilla, lui non avrebbe parlato, dopotutto non si stava male in galera. Si era perfino fatto degli
amici, in paese non gli era mai capitato. Se non sei uno stupratore di bambini, ma un assassino a sangue
freddo, ti rispettano addirittura. E poi certe notti, quando il sonno tardava ad arrivare, pensava alla
troia, si sparava una bella sega e si addormentava subito.
Alla fine era stato un bravo marito. E pensare che lo aveva sempre considerato un incapace.
Invece si era comportato da vero uomo. A volte le rimordeva la coscienza. Se lei non gli avesse rotto
tanto le scatole con quel maledetto cappotto, non sarebbe successo niente. Quando lui aveva voluto
spiegarle, lei lo aveva zittito. Lo perdonava, lei, ci mancherebbe. Per farglielo capire si era fatta
promettere che non avrebbero mai parlato dell'omicidio. Quello s: invece di ammazzare il signor
Andreani, avrebbe potuto ammazzare la moglie. Con suo marito in galera e la macellaia sotto terra, lei
da sola col signor Andreani... ma forse era meglio cos. Lui non la amava, altrimenti lei non avrebbe
mai potuto toglierselo dalla testa. Inoltre  era stato il colpo di grazia  le aveva ammazzato il cane. Lui
o lei, fa lo stesso. Se lo aveva avvelenato lei, lui era sicuramente d'accordo perch non aveva fatto
niente per impedirlo. Anche se era difficile che quella avesse lasciato il letto caldo in piena notte...
Che ingenua era stata a credere che lui l'amasse!
I primi tempi erano stati duri, la gente voleva bene al signor Andreani. Nessuno le portava pi
lavoro. Se non fosse stato per la merciaia, che le aveva ordinato un intero guardaroba per la sorella, non
voleva pensare a come se la sarebbe cavata.
Per un po' si era dovuta arrangiare solo con lo stipendio di Pepincito. Brava, la vedova Manch,
glielo aveva anche aumentato. Poi, un po' per volta, le cose avevano iniziato a migliorare. Man mano
che l'immagine del buon signor Andreani sbiadiva, tornava in primo piano quella della moglie,
simpatica a pochi, per essere generosi. La gente riprese a portarle del lavoro. Dopotutto, lei era una
donna sola con il marito in galera e un figlio stordito da tirar su, quindi su quel fronte le cose si erano
aggiustate, ma... le mancava un uomo. Anche questo fu risolto. Capit per caso. Da tanto tempo aveva
l'intenzione di far fare un bel camino nella saletta cucito. Ci voleva proprio. Hai voglia a trafficare con
il braciere in piena notte, sopportando il freddo. In pi, aveva sempre avuto l'idea di aprire una scuola
di cucito. Una cosa da poco, intendiamoci. Quattro o cinque allieve al massimo, ma comunque non
puoi scaldarle con un braciere. Fatto sta che aveva chiamato il muratore del paese e, fra un mattone e
l'altro, era scattata la scintilla. Non era amore vero, come il signor Andreani non ci sarebbe stato pi
nessuno, ma per il suo caldo sangue siciliano il muratore andava benone.
Una lacrima di addio
Il giorno dopo l'arresto del signor Fermn Fernndez, furono celebrati i funerali del signor
Antonio Andreani.
A Palo Santo non si era mai visto un funerale con tanta gente e tanti fiori. Mancavano solo tre
persone: Tiko  la sua gamba continuava a fare i capricci, si capisce , ovviamente la signora
Fernndez, e la vedova Manch, che non poteva lasciare il lavoro.
A fianco di Solimana c'era Marcantonia. Un occasionale testimone afferm di aver visto la
merciaia piangere.
Epilogo
Al momento della morte del padre, Pagnottina era incinta di due mesi.
Il garzone del macellaio  come aveva fatto il macellaio quando era garzone  spos la figlia
del padrone e divent, come il suo defunto suocero, ma pi a lungo, l'amante fisso della merciaia. Si
sarebbero visti una volta alla settimana, quando lui passava per andare al mattatoio, esattamente come
Solimana aveva stabilito con il precedente macellaio, particolare che quello attuale avrebbe sempre
ignorato. A quell'ora Marcantonia e Pagnottina, dovutamente rimpinzate la sera prima  come
d'altronde tutte le restanti sere della settimana , dormivano placidamente stravaccate nei rispettivi
letti.
La signora Andreani non si spos pi, chi avrebbe potuto trovare, poi? Finiti i pianti per la
morte del marito, continu la solita vita. Adesso era da sola, in casa. Sua figlia e il garzone ora
macellaio avevano preso due camere dalla signora Pregadio, che si era decisa ad affittarle perch vuote
si stavano rovinando. La signora Andreani non era molto contenta di questo genero, ma chi altro
avrebbe potuto trovare sua figlia? Avvocatessa lei? Figuriamoci! Stava per avere un bambino, e con il
pancione era diventata una balena di centodue chili. Meglio cos, non doveva preoccuparsi pi se
ingrassava, il marito lo aveva trovato. Fatto sta che ogni tanto si sentiva sola, cominci a invitare Tiko
a mangiare e, si sa, una cosa tira l'altra. Cos, in certe notti di caldo insopportabile  grassa com'era, lo
pativa di pi  lasciava aperta la porta che dava sul cortile. Restava in attesa fino a quando non sentiva
quel passo irregolare di una gamba buona che ne trascina una guasta, allora si spostava per fare un po'
di spazio nel letto.
Fino alla menopausa, cio fino alla veneranda et di cinquantotto anni, Marcantonia non usc
mai da sola. In compenso, ogni Natale Solimana le portava le paste con la panna. A poco a poco
dimentic il morticino e non and pi nello sgabuzzino a prendere la vanga.
Con il tempo, Pepincito smise di sognare la signorina Solimana che gli tagliava il pisello,
ciononostante non mise mai pi piede nel suo negozio. Nemmeno da adulto. Accompagnava sempre la
mamma a fare visita al pap, una domenica al mese. Due anni dopo la tragedia, sua madre gli compr
una bici nuova, ormai con la scuola di cucito guadagnava bene, ma era diventata una fifona. Cos
avevano preso un cane grosso per spaventare i ladri, per quanto, dopo il mancato furto di Reinoso, di
ladri in paese non se n'erano pi visti. Quando Pepincito comp sedici anni, gli fu offerto di lavorare
nell'emporio: doveva recapitare le cose pi delicate ai clienti. Accett alla sola condizione che non lo
mandassero mai dalla merciaia. Spinto dal sempre pazzo Echeverry  che continuava a dargli i fumetti
 a diciotto anni s'iscrisse a un corso per corrispondenza di grafica e disegno.
Fino al giorno della sua morte, avvenuta cinque anni dopo l'assassinio del macellaio, la vedova
Manch visse gli anni pi felici della sua vita, grazie alle telefonate fra la merciaia e il garzone della
macelleria, adesso padrone. Oltre ai vividi commenti riguardo ai loro incontri amorosi, quando non
c'era nessuno da servire nei rispettivi negozi gli amanti si scambiavano pettegolezzi sui clienti. Forse
questo sfrenato piacere quotidiano fu la causa dell'infarto che la port alla tomba, proprio il giorno in
cui compiva i suoi primi sessant'anni.
La coppia di sposini visse felice e contenta fino al quinto anno di matrimonio, quando per
Natale venne in visita un cugino dello sposo. Pi bello e pi sapiente in certe arti del cugino
campagnolo, la sposina scapp con lui a Buenos Aires, lasciando al marito i quattro figli.
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Oggi il paese non esiste pi. Tuttavia, cercando il suo nome in Internet (non Palo Santo, ma il
suo vero nome), compare una foto scattata da chiss chi, dove si vede una casa semidiroccata accanto
a un mulino a vento fuori uso.
Domselaar, Argentina, dicembre 2010.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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A mia madre, che prima di scivolare definitivamente nella demenza senile  riuscita a
raccontarmi fatti senza i quali questo libro non sarebbe mai stato scritto.
Al mio compagno di vita e marito Giorgio Pollacino, che mi ha incoraggiata sin dall'inizio in
questo gioco di scrivere, ma non c' pi per vedere il mio piccolo successo.
A Ivo Fogliasso, per l'infinita pazienza dimostrata nel rimettere in ordine quel disastro ritenuto
da me la stesura definitiva.
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FINE.